Illegio, in friulano Dieç, è una frazione di Tolmezzo con circa 340 abitanti, in una conca verde chiusa dai monti, fra lo Strabut e l'Amariana. Ci si arriva per una strada ripida tagliata nella roccia, e dalla valle del But il paese non si vede nemmeno.
Le mostre nella vecchia canonica
Il nome di Illegio è arrivato lontano grazie alle mostre d'arte. Nei primi anni Duemila don Alessio Geretti ebbe l'idea, e il coraggio, di organizzarle proprio qui: la vecchia casa dei sacerdoti del paese diventò la Casa delle Esposizioni, e da allora il Comitato di San Floriano allestisce ogni anno, dalla primavera all'autunno, una mostra su un tema spirituale o religioso.
Ogni edizione porta in paese una cinquantina di opere prestate da musei e collezioni private; sono passati da qui Raffaello, Botticelli, Tiziano, Veronese, Rembrandt, Rubens e Caravaggio, in tutto circa 1.500 opere. Ogni stagione arrivano fino a 50.000 visitatori, e all'organizzazione lavora un centinaio di persone del paese. Questa storia è raccontata nel documentario di Thomas Turolo «Dieç, il miracolo di Illegio».
La pieve di San Floriano
Su un alto sperone di roccia sopra il borgo sta la pieve di San Floriano, la chiesa madre del paese, da cui dipendevano un tempo anche Imponzo e le chiese della valle d'Incaroio, fino a Paularo. Risale al IX secolo e all'inizio era dedicata a San Vito; si sale con un breve sentiero panoramico, e da lassù si domina da una parte la valle del But, dall'altra la conca di Illegio.
La forma attuale è del Quattrocento, con aggiunte successive. Dentro ci sono la cappella affrescata da Giulio Urbanis nel 1604 con le storie di San Floriano, un altare di pietra di Carlo da Carona dell'inizio del Cinquecento e il polittico di legno dorato di Domenico da Tolmezzo, che aveva quattordici statue: se ne conservano cinque, perché le altre furono rubate. Due di queste sculture, ricomparse sul mercato antiquario nel 2018, sono tornate a casa. La festa del patrono si celebra il 4 maggio.
Il rio Touf e la via dei mulini
In mezzo al paese sgorga all'improvviso, dalle rocce di tufo, la sorgente del Touf, che per secoli ha mosso mulini e officine. I mulini sono documentati dal XIII secolo; nel Settecento aumentarono con la diffusione del mais, e nell'Ottocento i registri ne contavano sei, oltre a una pista per decorticare l'orzo e a una segheria.
Lungo il rio si cammina fra quelli rimasti, e il più famoso, il seicentesco Mulin dal Flec, gira ancora e macina il granoturco. Accanto si vedono i ruderi della pista da orzo. Nel borgo meritano uno sguardo anche il forno del Seicento, la latteria, l'unica di questo tipo rimasta attiva in Carnia, e le tante case con porte e portali ad arco, che hanno valso a Illegio il nome di Paese degli Archi.
San Paolo e i castelli di Ibligo
Illegio ha una storia molto più antica delle sue mostre. In località San Pauli, fuori dall'abitato, gli scavi hanno trovato una piccola aula di culto della fine del IV secolo, considerata finora la più antica chiesa rurale d'Italia. Nel centro, la chiesa della Conversione di San Paolo è invece del primo Settecento, opera del tolmezzino Domenico Schiavi, con pitture di Loreto Bertoli, pittore del paese.
Le ricerche archeologiche hanno individuato nel piccolo territorio sei punti fortificati, fra cui una fortificazione longobarda e le mura del castello dei signori del posto, i Domini de Legio, attestati dal 1176. Diversi studiosi pensano che qui fosse Ibligo, la fortezza imprendibile dove, secondo Paolo Diacono, i Longobardi si rifugiarono per sfuggire agli Avari. Al Broili, ai margini del pianoro, è emerso un edificio fortificato dell'XI-inizi XII secolo con un forno per tostare fave e piselli e perfino un pezzo degli scacchi.
Sentieri e tradizioni
Illegio è la meta della prima tappa del Cammino delle Pievi della Carnia, da Imponzo, e da qui partono i sentieri verso l'Amariana e verso Pra di Lunge, Palasecca e il rifugio Monte Sernio. Anche la leggenda passa di qui: si racconta che san Floriano si fermò a dormire nel romitorio di Illegio e che, durante un incendio, fece sgorgare l'acqua per spegnerlo.
Il paese custodisce il canto patriarchino, un repertorio liturgico aquileiese tramandato a voce: si ascolta nei Vespri solenni della domenica del Corpus Domini e, la prima domenica di ottobre, nella pieve di San Floriano.
Domande frequenti
Che cos'è la Casa delle Esposizioni di Illegio?
È l'antica casa dei sacerdoti del paese, trasformata in spazio espositivo: ogni anno il Comitato di San Floriano vi allestisce una mostra con una cinquantina di opere d'arte da musei e collezioni private.
Che cosa si vede nella pieve di San Floriano?
La cappella affrescata da Giulio Urbanis nel 1604, l'altare di pietra di Carlo da Carona e ciò che resta del polittico di Domenico da Tolmezzo.
Il Mulin dal Flec funziona ancora?
Sì: è un mulino del Seicento mosso dall'acqua del rio Touf e macina ancora il granoturco.
Che cos'era Ibligo?
La fortezza longobarda imprendibile ricordata da Paolo Diacono; gli scavi delle fortificazioni di Illegio fanno pensare a diversi studiosi che si trovasse qui.
