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Fagagna, due castelli sui colli morenici: il consorzio d'Abitanza, la casaforte della Brunelde, Cjase Cocèl, le cicogne dei Quadris e la Corsa degli Asini dal 1891

Fagagna, sui colli morenici: il castello del 983 e quello di Villalta, la Brunelde, Cjase Cocèl, le cicogne dei Quadris e la Corsa degli Asini dal 1891.

Fagagna, Feagne in friulano, è un comune della provincia di Udine sulle colline lasciate dal ghiacciaio del Tagliamento, fra i Borghi più belli d'Italia. Ha due castelli, quello di Fagagna e quello di Villalta, il museo Cjase Cocèl e l'Oasi dei Quadris con le sue cicogne.

Il castello, il consorzio d'Abitanza e il Palazzo della Comunità

Il primo documento che parla di Fagagna è dell'11 giugno 983: un diploma con cui Ottone II regala il castello al patriarca di Aquileia Rodoaldo. Ma già i Romani avevano qui una tappa sulla strada fra Concordia Sagittaria e Gemona. Il nome viene dal latino fagus, il faggio, da cui «Faganeu» e poi «Fagagna». I patriarchi affidarono il castello a un gruppo di famiglie nobili e misero un gastaldo a rendere giustizia su Fagagna e su altri diciassette villaggi. Questi piccoli feudatari erano obbligati ad abitare nel castello per sorvegliarlo e difenderlo, e per questo si parlava di feudi d'Abitanza: quello di Fagagna è il consorzio d'Abitanza più grande e meglio documentato di tutto il Friuli Venezia Giulia.

Nel 1250 Ezzelino da Romano riuscì a entrare nel castello grazie al tradimento di due difensori, e fra il 1411 e il 1419 le truppe ungheresi del re Sigismondo devastarono la zona. Nel 1420 Fagagna passò a Venezia senza sparare un colpo: una delegazione del consiglio dei dodici, quattro nobili e otto popolani, andò di sua iniziativa dal comandante veneziano che assediava Udine e gli giurò fedeltà. Nel 1511, nella rivolta del Giovedì Grasso, il paese fu bruciato, e la rocca non fu più ricostruita. Del castello, su un pianoro a 233 metri, restano la vecchia torre diventata campanile, pezzi del bastione rotondo con tre feritoie, il torrione centrale e la chiesa trecentesca di San Michele; delle tre porte delle mura è sopravvissuta solo quella detta «di Sinagoga». Con le pietre del castello ormai crollato, fra il 1490 e il 1505 fu costruito il Palazzo della Comunità: sotto la loggia aperta per le cerimonie pubbliche, sopra la sala del Consiglio, con quattro finestre a una luce e una trifora sormontata dal leone di San Marco.

Lungo via Salizzada si arriva alla pieve di Santa Maria Assunta, con il fonte battesimale del Pilacorte, un altare del Torretti e l'organo costruito da Francesco Comelli nel 1788. Dalla strada panoramica Daûr Glesie si sale al fortino militare del 1908-1913, parte delle difese del Medio Tagliamento. A Fagagna, il 24 maggio 1915, fu firmata la dichiarazione di guerra all'Impero austro-ungarico: il Comando supremo stava in Villa Volpe, dove due lapidi ricordano quel giorno.

La Brunelde, San Leonardo e il castello di Villalta

A nord del castello c'era la Brunelde, la casa fortificata dei potenti nobili di Arcano: nominata per la prima volta nel 1208, fu rifatta in gran parte nei primi vent'anni del Cinquecento. Nel borgo Riolo la chiesetta di San Leonardo è probabilmente di fine Trecento o inizio Quattrocento; con le soppressioni napoleoniche fu sconsacrata e diventò un fienile. Sulla parete destra gli affreschi raccontano la nascita del santo principe, l'incontro con il re Clodoveo, la fondazione del monastero e San Leonardo che libera i prigionieri, quest'ultimo attribuito a Domenico Lu Domine e Antonio Baietto, che lavoravano a Fagagna verso il 1413. Fra i campi di Madrisio c'è poi la chiesa medievale della Madonna della Tavella.

Il castello di Villalta, costruito sopra un fortino romano, compare nei documenti nel 1158; nel 1216 Enrico il Vecchio di Villalta vi resistette alle truppe di Ezzelino III da Romano. Il conte di Gorizia lo distrusse nel 1310, il patriarca Nicolò di Lussemburgo lo abbatté di nuovo nel 1353, e ancora fu rovinato nel 1385; nel 1511, durante la rivolta dei contadini del Giovedì Grasso, fu bruciato, e un mese dopo arrivò il terremoto. Ricostruito com'è adesso, è privato e si può visitare durante Castelli Aperti.

Cjase Cocèl, il merletto e le bambole di panno

Il museo della vita contadina Cjase Cocèl sta in una vecchia casa di campagna, in parte del Seicento; il nome viene dai Chiarvesio, detti Cocèl, che ci abitarono a lungo, e il museo c'è dal 1994. Racconta la vita di tutti i giorni e il lavoro dei contadini friulani dalla fine dell'Ottocento agli anni Cinquanta: la cucina con il fogolâr, le camere, la cantina, il granaio, l'aia, la stalla con gli animali, il mulino, la fucina e la latteria, con figure che lavorano con gli attrezzi di una volta, il cestaio, il fabbro, il mugnaio, l'arrotino, la filatrice e le merlettaie.

Accanto alla casa c'è un piccolo podere, con un viale di gelsi, che servivano per i bachi da seta, sei filari di vite e un orto.

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Le scuole di merletto a fuselli le volle Cora Slocomb di Brazzà, un'americana di New Orleans sposata con il conte Detalmo Savorgnan di Brazzà, per dare un lavoro alle figlie di contadini e operai: la prima aprì a Brazzà nel 1891, e l'anno dopo, a Fagagna, il senatore Gabriele Luigi Pecile aiutò a farne nascere un'altra. Qui le allieve, più di cento all'inizio del Novecento, le seguiva Angelica Marcuzzi, «la mestre di merlo»; negli anni Trenta la scuola lavorò per i corredini della famiglia reale, e lo scrittore Chino Ermacora chiamò le bambine «le merlettaie della regina». Rimase aperta fino agli anni Sessanta.

Nel 1904 Cora aprì a Fagagna anche l'Industria Giocattoli in Friuli: si facevano bambole di panno vestite con i costumi tradizionali friulani e animali di stoffa, orsi, asini, cavalli, cammelli e pecore, che nel 1916 furono esposti a Udine alla Prima mostra del giocattolo italiano. Con la prima guerra mondiale finì tutto, perché non si trovavano più le stoffe. Disegni, registri e lavori della scuola sono passati a Cjase Cocèl, dove l'aula è stata ricostruita com'era.

L'Oasi dei Quadris e le cicogne

A nord-ovest del paese, dove il ghiacciaio ritirandosi aveva lasciato paludi, dal Settecento si scavò la torba finché non finì, e poi l'argilla, che si cuoceva in mattoni in una fornace. Le buche erano quadrate, e da lì viene il nome Quadris, che in friulano vuol dire proprio «quadrati». Abbandonate, le cave si riempirono d'acqua e la gente ci andava a nuotare e a pescare. All'inizio degli anni Ottanta il Comune le comprò e il dottor Fabio Perco propose di farne un'oasi, gestita dal 1989, quando cominciò il progetto per riportare la cicogna bianca.

Nell'Oasi e nei campi attorno vivono circa ottanta cicogne bianche, che fanno il nido su tralicci, camini e alberi alti: dopo tre anni in voliera le giovani cicogne perdono la voglia di migrare e restano qui. Nel 1992 nacquero in cattività i primi ibis eremita, uccelli spariti dall'Europa che già nel 1504 l'arcivescovo di Salisburgo aveva messo sotto protezione; nel 2014 sono arrivati anche i primi cavalli Konik, discendenti del tarpan. L'Oasi fa parte del sito IT3320022 della Rete Natura 2000, insieme al biotopo Prati Umidi di Fagagna.

La Corsa degli Asini e la tavola

La Corsa degli Asini, «Corse dai mus», nacque il 6 settembre 1891 durante una sagra con mostre agricole: a fine Ottocento a Fagagna i cavalli quasi non c'erano, mentre gli asini erano dappertutto, a lavorare nei campi e a far girare le macine. Da allora si corre la prima domenica di settembre in piazza Unità d'Italia, e la domenica dopo il Palio dei Borghi mette in gara i quattro borghi, Centro, Paludo, Pic e Riolo, con uno spettacolo preparato dagli abitanti e una corsa a quattro asini per lo stendardo. A gennaio, per Sant'Antonio Abate, Cjase Cocèl ospita la Fieste dal Purcitâr, e il Venerdì Santo a Ciconicco si recita la Sacra Rappresentazione in costume.

Fagagna è la patria del pestât, Presidio Slow Food: il lardo tritato si mescola con carote, sedano e cipolla tagliati minutissimi, con salvia, rosmarino, aglio e prezzemolo, sale e pepe, poi si insacca in un budello naturale e si lascia stagionare in cantina. Non si mangia a fette come un salame: si fa sciogliere in padella, ed è la base di minestrone, brovada, carni in umido e patate al tegame. Il commercio dei maiali, i purcìts, va avanti qui dai tempi di Napoleone, e nelle cucine del paese c'è anche l'oca, con i petti affumicati e il ragù.

Le latterie turnarie e il formaggio a latte crudo

Il formaggio di Fagagna è figlio delle latterie turnarie, un modo di fare il formaggio tutti insieme nato a fine Ottocento, con la prima latteria aperta a Collina di Forni Avoltri nel 1880: i piccoli allevatori mettevano insieme il latte e, a turno, ognuno usava il latte di tutti di quel giorno per fare le sue forme. A Fagagna quest'abitudine è ancora viva nelle latterie cooperative di Borgo Riolo e Borgo Paludo, a cui si aggiunge quella di Borgo Centro; i soci portano il latte ogni giorno, mattina e sera.

La latteria di Borgo Paludo nacque nel 1923, fu guidata a lungo da Enore Tosi e lavora il latte di 11 allevatori; quella di Borgo Riolo, del 1928, è in centro e usa il latte di mucche Pezzata Rossa Italiana nutrite con fieno e mangimi secchi, senza insilati. Il suo segreto è il lattoinnesto: il latte appena munto si lascia a temperatura costante perché diventi un po' acido, e il giorno dopo si aggiunge al latte nuovo per far maturare il formaggio.

Il formaggio di Fagagna, riconosciuto come prodotto tradizionale, si fa solo con latte crudo, non pastorizzato, con l'aggiunta soltanto di sale e caglio. Ha la pasta compatta color paglia, pochi piccoli buchi regolari e una crosta liscia che invecchiando diventa bruna; le forme sono rotonde, larghe 30-40 centimetri, e pesano in media 6-8 chili. Il fresco stagiona almeno 2 mesi, il mezzano da 2 a 5, mentre lo stagionato, oltre i 10 mesi, diventa saporito e un po' piccante, con i cristalli di tirosina nella pasta.

Anche la campagna ha la sua storia: il conte Fabio Asquini, di spirito illuminista, a metà Settecento mise in piedi una fiorente produzione di vino e fece conoscere il suo Picolit in mezza Europa; verso il 1760 scavò la torba dalle sue terre, nel 1779 aprì la fornace della Nuova Olanda e fu il primo a coltivare le patate in Friuli.

Domande frequenti

Quando si corre la Corsa degli Asini a Fagagna?

Dal 1891, la prima domenica di settembre, in piazza Unità d'Italia; la domenica dopo c'è il Palio dei Borghi fra Centro, Paludo, Pic e Riolo.

Che cos'è l'Oasi dei Quadris?

Un'oasi nata nelle vecchie cave quadrate di torba e argilla, gestita dal 1989 per riportare la cicogna bianca: ci vivono circa ottanta cicogne e una colonia di ibis eremita.

Che cos'è Cjase Cocèl?

Il museo della vita contadina di Fagagna, in una casa rurale in parte del Seicento: cucina, stalla, mulino, fucina e latteria raccontano il lavoro dei campi fra Ottocento e anni Cinquanta.

Che cosa resta del castello di Fagagna?

Del castello, citato nel 983, restano la torre diventata campanile, pezzi del bastione, il torrione centrale, la chiesa di San Michele e la porta di Sinagoga.