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Clauzetto, il balcone del Friuli: i 98 gradini di San Giacomo e la reliquia del Perdon, le sedici fontane, le grotte dei Neanderthal di Pradis e le balote

Clauzetto, il balcone del Friuli: San Giacomo con la reliquia del Perdon, le fontane delle borgate, le Grotte di Pradis e le balote col formaggio asìno.

Clauzetto, sulle Prealpi Carniche in provincia di Pordenone, è detto il balcone del Friuli: dal sagrato di San Giacomo si vedono la pianura e l'Adriatico. Del comune fanno parte Celante, Pradis di Sotto e Pradis di Sopra, con le Grotte di Pradis e un cimitero di guerra.

Il nome, le borgate e il Novecento

Clauzetto, Clausêt in friulano, compare per la prima volta nel 1298 come «Clauçedo»: il nome viene dal latino clausus, «chiuso», e significa un campo o un luogo recintato. Il comune è fatto di tante frazioni, le più grandi Celante, Pradis di Sotto e Pradis di Sopra, a loro volta divise in piccole borgate; Gerchia, Tascans e Zuanes, rimesse a posto dopo il terremoto del 1976, conservano le case di una volta. Le clapadorie, stradine lastricate di sassi, corrono fra muretti a secco, e diversi palazzi, come il palazzo Còncina, raccontano un passato di benessere e di buon gusto.

Clauzetto e Vito d'Asio facevano parte della Pieve di San Martino d'Asio, per secoli il cuore religioso della zona, e ancora adesso la gente dei due comuni viene chiamata Asins. Nel Novecento l'emigrazione ha svuotato il paese, che è sceso da 3000 a 443 abitanti; nel 1914 la frana del Monte Corona, fra Clauzetto e Vito d'Asio, lasciò il segno, e nel 1976 il terremoto del Friuli colpì anche qui.

San Giacomo, i 98 gradini e la reliquia del Perdon

La chiesa di San Giacomo dipendeva dalla vecchia pieve di San Martino d'Asio, ma essendo più vicina al paese diventò presto la casa del pievano. È nominata la prima volta nel 1417; nel novembre 1521 il Pilacorte si impegnò a scolpirle un'ancona di pietra dipinta e dorata, che consegnò nell'aprile 1523. Il pievano Giovanni Mazzarolli la ricostruì fra il 1610 e il 1618, nel 1625 vi fu trasferita la sede della pieve da San Martino, nel 1639 fu ingrandita e si cominciò il campanile, finito nel 1732. Ingrandita con una terza navata, ricevette la consacrazione il 9 novembre 1727 dal vescovo di Concordia, Jacopo Maria Erizzo. Per arrivarci si salgono 98 gradini: la grande scalinata, chiusa da due piramidi ai lati, fu fatta nel 1913 in pietra artificiale da un comitato di paese, al posto di quella di pietra terminata nel 1696. Dal sagrato, quando l'aria è limpida, si vedono a destra perfino i Colli Euganei, davanti l'Adriatico e a sinistra l'Istria.

L'interno ha tre navate e sette altari; tre sono opera degli scultori udinesi Giuseppe e Giovanni Mattiussi, e su quello di Sant'Antonio da Padova c'è la statua del santo con il Bambino scolpita da Francesco Sabbadini nel 1773. Il fonte battesimale di legno del 1672-73, che stava nella pieve di San Martino, ha il coperchio di noce intagliato da «Zuanne di Gemona» ed è considerato il pezzo più prezioso di questo tipo in tutto il Friuli. Nel coro c'è un'Annunciazione dipinta da Virgilio Tramontin nel 1949; nel 1957 fu rifatto il tetto, e la chiesa fu riaperta il 2 giugno di quell'anno, con la Festa del Perdon Grande. La pala di San Giovanni Battista, regalata nel 1824 dal pittore Odorico Politi e portata al sicuro dopo il terremoto, è tornata al suo posto nell'aprile 2016.

Nel tabernacolo dell'altare della Madonna del Carmelo si conserva la reliquia del Preziosissimo Sangue, un pezzetto di stoffa bagnato, si dice, del sangue della Passione. L'avrebbe regalata un nobile veneziano, ambasciatore a Costantinopoli, a un clauzettano di nome Cescutti; il patriarca di Venezia Foscari la riconobbe autentica il 28 maggio 1755, e la famiglia, consigliata dal pievano Giovanni Antonio Cavallutti, la diede alla chiesa. Si credeva che guarisse i mali del corpo e dell'anima, e che liberasse gli spiritaz, gli indemoniati; già dal 1848 il governo austriaco vietava i pellegrinaggi che scivolavano nella superstizione. Nel maggio 1944, durante la messa del Perdon, nazisti e fascisti circondarono la chiesa e deportarono gli uomini che c'erano: qualcuno finì in Germania, la maggior parte in Polonia, e non tutti tornarono. Il Perdon Grant, la Festa del Perdono Grande, si tiene il giorno dell'Ascensione con una lunga processione per le strade del paese.

Le sedici fontane delle borgate

Alle fontane si portavano a bere le bestie, si riempivano i cjalders, i pentoloni, per l'acqua di casa, e ci si fermava a chiacchierare. Con il progetto «Gli itinerari ritrovati nelle Prealpi Carniche», finanziato anche dall'Unione Europea, ne sono state recuperate sedici, unite da sentieri con cartelli a tema da Celante fino a Pradis di Sopra. La Merangola ha una vasca di pietra divisa in tre scomparti, uno per l'acqua da bere, uno per lavare e uno per sciacquare i panni; il Nujaruç, del 1915, con la vasca a sei lati, era con la piazza il posto dove la gente di Clauzetto si ritrovava.

La fontana del Pucìt, del 1907, di cemento e pietra, serviva da lavatoio, e il Triviât è del 1910. La fontana dei Pezetes prende l'acqua dall'omonimo rio e la fecero costruire nel 1894 i «Compagni Pezetes», cioè gli abitanti della borgata, come dice la scritta sulla pietra; a Mineres c'è inciso «E proibitto lavare MDCCCCII». La fontana di Mions si è salvata dalle demolizioni seguite al terremoto del 1976: sta contro un muro di pietra con due nicchie dove si appendevano i secchi.

Le Grotte di Pradis e i Neanderthal

A Gerchia, nella zona di Pradis, si aprono le Grotte Verdi: la gola che il Cosa e il rio Molat hanno scavato nei secoli si scende fino in fondo con una scala di 207 gradini attaccata alle pareti di roccia. Chi per primo si accorse di quanto valessero fu don Giacomo Bianchini, che negli anni Venti era il parroco di Pradis. La grotta della Madonna, con la statua della Madonna delle Grotte, contiene fino a mille persone: dal 1968 è il Tempio Nazionale dello Speleologo, e la notte di Natale ci si celebra la messa.

Negli scavi dell'Università di Ferrara, nella Grotta del Rio Secco, sono venuti fuori resti di orso delle caverne e di marmotta e strumenti di selce lavorati come si faceva fra 50 e 40mila anni fa: è uno dei posti migliori per capire come vivevano gli ultimi Neanderthal del Friuli occidentale, e verso 30mila anni fa arrivarono anche uomini moderni. La Grotta del Clusantin, scavata nel 2005, era un riparo di cacciatori di marmotte e di ungulati, che vi accendevano il fuoco e scheggiavano la selce. Il Museo della Grotta, nato come raccolta nel 1969 per iniziativa del Comitato Culturale e del Gruppo Speleologico di Pradis, è aperto dal 2001 vicino alle Grotte Verdi; si comincia con un orso delle caverne ricostruito, pelliccia compresa. Ossa di marmotta con i segni delle frecce, di circa 13mila anni fa, mostrano come le cacciavano i sapiens tornati sull'altopiano alla fine dell'ultima glaciazione.

La battaglia di Pradis e il cimitero di Val da Ros

Dalla borgata di Orton, sopra Pradis, andando verso Pielungo si scende in Val da Ros, dove si trova l'unico cimitero di guerra della provincia di Pordenone. Dopo Caporetto l'esercito italiano doveva riunire la 36ª e la 63ª divisione passando nella valle fra il Monte Pala e il Monte Dagn. Il 5 novembre 1917 gli italiani fermarono un assalto vicino al Forno, ma il 6, dopo quindici ore di combattimenti accaniti contro i tedeschi, la colonna dovette arrendersi senza riuscire a scavalcare il Cuel d'Orton e il Monte Dagn. I caduti italiani furono più di 200.

Nel cimitero le croci tedesche sono a sud e i cippi italiani a nord, come erano schierati i due eserciti durante la battaglia; il Sacrario fu benedetto il 6 novembre 1920. Nel 2006 è stato riaperto il Sentiero della Battaglia, che parte dalla piazza di Pielungo e arriva in Val da Ros, a pochi passi dal Sacrario. Ogni seconda domenica d'agosto la gente del posto e gli Alpini della zona si ritrovano qui per ricordare i loro morti.

Le balote e il formaggio asìno

Il formaggio asìno si fa nella Pieve d'Asio almeno dal Settecento: latte, panna e sale vengono messi nelle salmueries, tini di rovere o vasche di pietra, e lasciati fermentare, e ne esce un formaggio morbido e saporito. Con l'asìno, o con il Montasio, e la polenta si fa la balote: una palla di polenta con il formaggio dentro, scaldata nel paiolo finché fuori fa la crosticina e dentro resta morbida. Un tempo il fidanzato portava le balotes alla famiglia della ragazza: se le mettevano a scaldare sul fuoco e le mangiavano con lui, voleva dire sì al matrimonio. Ad agosto la Fieste da la Balote è la festa più importante del paese.

Nel libro «I sapori della memoria», nato nel 2008 da un progetto del Comune, sono state raccolte altre ricette: il figadel con lo zuf, gli gnocchi della miseria con burro e cannella, il pan di Surtruc, lo zuf di farina di mais e zucca, i biscotti colaz a ciambella. L'acqua della Fonte Pradis nasce sul Monte Dagn e viene imbottigliata a Pradis di Sotto.

Domande frequenti

Perché Clauzetto è chiamato il balcone del Friuli?

Per la vista: dal sagrato di San Giacomo, in cima ai 98 gradini, si vede tutta la pianura e, con il cielo limpido, i Colli Euganei, l'Adriatico e l'Istria.

Che cos'è il Perdon di Clauzetto?

La festa legata alla reliquia del Preziosissimo Sangue, conservata in San Giacomo e riconosciuta autentica nel 1755: il Perdon Grande si fa il giorno dell'Ascensione, con la processione per il paese.

Che cosa si è trovato nelle Grotte di Pradis?

Ossa di orso delle caverne e di marmotta e strumenti di selce degli ultimi Neanderthal, fra 50 e 40mila anni fa, trovati dall'Università di Ferrara ed esposti nel Museo della Grotta.

Che cos'è la balote?

Una palla di polenta con dentro il formaggio asìno, o il Montasio, scaldata nel paiolo finché il formaggio si scioglie: è il piatto di Clauzetto, e ad agosto ha una festa tutta sua.