Venzone, Vençon in friulano, è un comune della provincia di Udine a 230 metri, dove si incontrano due grandi valli: quella del Tagliamento e il Canal del Ferro. Monumento nazionale dal 1965, il borgo murato fu raso al suolo nel 1976 e ricostruito pietra per pietra, com'era e dov'era.
Da Abintione alla libera comunità
Il nome compare scritto per la prima volta nel 923, nel latino medievale Abintione; del 1177 è la prima forma Venzon, senza la «A» iniziale, e del XIII secolo Vençon, il nome friulano ancora in uso. Secondo diversi studiosi il nome latino indicava in origine il torrente a est del paese, la Venzonassa. Nel 1001 un diploma dell'imperatore Ottone III dava al patriarca d'Aquileia il diritto di pascolo nel Canal del Ferro. Con la sua dogana Venzone era una tappa obbligata per i mercanti, e nel Medioevo ci abitava anche una comunità di lingua tedesca: per i tedeschi il paese si chiama Peuscheldorf.
Nel 1258 Glizoio di Mels, diventato signore del paese, fece cominciare le fortificazioni: due giri di mura con intorno un fossato profondo pieno dell'acqua del torrente, su una pianta a sei lati diversi fra loro. Le mura, alte 8 metri e spesse 1,5, erano rinforzate da 15 torri. Nel 1568 Jacopo Valvason di Maniago la descriveva «con doppia muraglia et con fosse murate d'ogn'intorno», bagnata dal Tagliamento e dalla Venzonassa, con battirame e fucine.
Nel 1335 il feudo di Venzone andò a Giovanni Enrico di Gorizia, e l'anno dopo il patriarca Bertrando di San Genesio prese la città con le armi e la unì al Patriarcato. Nel 1351 passò di nuovo in feudo al duca d'Austria Alberto II, e nel 1381 diventò comunità libera, con un seggio nel parlamento del Friuli; nel 1391 papa Bonifacio IX ne fece una parrocchia. Nel 1420 passò a Venezia: furono gli anni migliori, e gli abitanti superarono i 2.000. Il 5 luglio 1509, nella guerra della Lega di Cambrai, il capitano Antonio Bidernuccio da Venzone, con 40 uomini fra cittadini e soldati veneziani e con il castellano Iacopo Sagredo, respinse l'attacco dei soldati di Enrico IV di Brunswick-Lüneburg. Nel 1797 arrivarono i francesi, poi gli austriaci, e nel 1866 Venzone diventò italiana.
Il Palazzo Comunale e le vie del borgo
Sulla piazza c'è il Palazzo Comunale, un capolavoro di gotico fiorito con influenze toscane e venete, costruito fra il 1390 e il 1410. Al piano terra una loggia aperta a tutti ha 8 arcate, un soffitto a travi decorate con tavolette dipinte a tempera, archi su pilastri bugnati del 1574 e muri del 1309; sulla parete di fondo Pomponio Amalteo dipinse nel 1582 la Madonna con il Bambino, i santi protettori della pieve e della comunità e le sei Virtù. Un grande scalone esterno sale alla sala del consiglio, con una Madonna col Bambino di legno della seconda metà del XV secolo e un affresco del XIV secolo con S. Eligio e due cavalieri in giostra. Su un angolo si alza una torretta con l'orologio e il leone di San Marco. Molto danneggiato dal terremoto del 1976, il palazzo è stato rifatto tutto, dalle fondamenta, pietra per pietra.
Per le strade si incontrano la Porta di Sotto e la Porta di San Genesio, Casa Marcurele, il Palazzo Scaligeri, il Palazzo Calderari, il Palazzo Zinutti e il cinquecentesco Palazzo Orgnani-Martina. Al primo piano del palazzo la mostra «Tiere Motus. Storia di un terremoto e della sua gente» racconta con fotografie, filmati e documenti il terremoto del 6 maggio 1976 e la ricostruzione; un'attenzione speciale va alla ricostruzione in 3D del crollo del Duomo.
Il Duomo di Sant'Andrea e le mummie
Il Duomo di Sant'Andrea Apostolo fu rifatto nei primi anni del Trecento, dove c'era già una chiesa nel VI secolo, allargata da Glizoio di Mels nel 1251. Sul portale nord, del 1308, maestro Giovanni scolpì il Cristo che benedice nella lunetta: è lo stesso scultore che lavorò al Duomo di Gemona. Il 2 agosto 1338 la consacrò il patriarca Bertrando di San Genesio. La pianta è a croce latina, con una navata sola e un transetto grande e luminoso; dentro restano affreschi del Trecento, come la Consacrazione del Duomo e San Giorgio che libera la principessa dal drago, un Vesperbild di pietra del primo Quattrocento e un Compianto sul Cristo morto di legno dipinto e dorato, con otto statue, del 1530.
Nel 1647, mentre si ingrandiva il Duomo, vennero fuori una ventina di corpi mummificati, fra cui il cosiddetto «Gobbo di Venzone», sepolto probabilmente pochi anni dopo il 1338. La spiegazione più probabile è un insieme di cose: la temperatura e l'umidità giuste, un terreno ricco di solfato di calcio e un fungo che assorbe tantissima acqua, l'Hypha bombycina. Perfino Napoleone, nel 1807, chiese di vederle; nel 1845 dalla cripta del Duomo passarono alla cappella al piano di sopra. Dopo il terremoto del 1976 dalle macerie se ne recuperarono solo 15 delle 21: cinque sono esposte nella cripta del battistero di San Michele, fra cui il nobile venzonese Paolo Marpillero.
Le 8.000 pietre della ricostruzione
Nel 1965 lo Stato aveva dichiarato l'intero borgo monumento nazionale. La sera del 6 maggio 1976 la prima scossa, di magnitudo 6.4 con epicentro nella zona dei monti Musi, fece a Venzone 47 morti e gravi danni al centro, ma molti edifici restarono in piedi, fra cui il Duomo e il Palazzo Comunale: il Duomo perse la torre sud con la vicina parete del transetto e il timpano della facciata, e la Cappella di San Michele venne giù per intero. Il 15 settembre, all'alba e poi in mattinata, due scosse di magnitudo 6.1 buttarono giù anche quelli che avevano resistito a maggio. Le parti crollate del Duomo però non erano andate distrutte, solo smontate: quasi tutte le pietre c'erano ancora. Mentre le ruspe demolivano senza controllo molti edifici lungo la strada principale, il «Comitato di coordinamento per il recupero dei Beni Culturali», fatto di volontari e professionisti, salvò le opere d'arte mobili, poi gli affreschi e le pietre lavorate. Nel 1977 nacque il «Comitato 19 marzo», e una petizione firmata da 645 persone chiese di ricostruire Venzone «dov'era e com'era»; il sindaco della ricostruzione fu Fiorenzo Valent.
Nel 1982 si cominciò a schedare tutte le pietre del Duomo: per ognuna si fece una scheda con le foto di tutti i lati visibili e una sigla con il punto dove era caduta, e alla fine le pietre squadrate catalogate furono 8.000. Fra il 1988 e il 1995 il Duomo fu ricostruito rimettendo le pietre originali al loro posto; quelle nuove, aggiunte per colmare i vuoti, si riconoscono perché la superficie è lavorata in modo diverso, e i segni del terremoto sono rimasti visibili. Nel 2018 sono state rimesse in cima al tetto del Duomo le dodici statue: è stato l'ultimo passo della ricostruzione delle opere sacre. Nel 2017 il pubblico di Rai 3, nella trasmissione «Alle falde del Kilimangiaro», ha eletto Venzone «Borgo dei Borghi».
Le chiese votive, Portis Vecchio e la natura
Appena fuori dalle mura un antico sentiero celtico unisce le chiese votive attorno al paese. La chiesa dei Santi Anna e Giacomo risale forse ai secoli X-XI, al tempo dei pellegrinaggi a Santiago di Compostela; aveva un eremo documentato nel 1336, il portico è del 1525 e dentro ci sono affreschi del Trecento nello stile di Vitale da Bologna. Santa Caterina, del Quattrocento, sta su un terrazzo ai piedi del monte Bedede, e nel suo sagrato c'era il cimitero dei morti di peste. Sant'Antonio Abate, a 852 metri su uno sperone del Plauris, aveva un romitorio documentato nel 1358, e i suoi affreschi sono attribuiti a Gaspare Negro, verso il 1530. Santa Lucia sta lungo il tracciato della strada romana Julia Augusta, e i muri che si vedono fuori sono i resti di un nuovo presbiterio lasciato a metà nel 1917.
Il paese di Portis fu distrutto del tutto dal terremoto: la gente fu spostata più in alto, dove il 28 novembre 1981 nacque Portis Nuovo. Portis Vecchio, con le rovine della vecchia chiesa, è un «paese fantasma»: le case sono rimaste come erano il giorno in cui furono abbandonate. Una parte del comune è dentro il Parco naturale delle Prealpi Giulie, uno dei pochissimi posti d'Italia dove vivono insieme i grandi carnivori, la lince e l'orso, e poi stambecchi, caprioli e camosci. A Venzone e nei dintorni sono state girate molte scene di «Addio alle armi» di John Huston e Charles Vidor, del 1957, e de «La grande guerra» di Mario Monicelli, del 1959.
La Festa della Zucca
Nata quasi per caso nel 1991, la Festa della Zucca riempie Venzone il quarto fine settimana di ottobre. In centro si montano bancarelle e taverne medievali con una trentina di piatti a base di zucca, e tornano le Corporazioni di Arti e Mestieri del Medioevo, con una sessantina di banchi di artigiani. Il momento più atteso è l'elezione dell'Arciduca della Zucca, con il vecchio cerimoniale di Preding, cittadina austriaca: una zucca appesa a uno spago gira sopra un tavolo rotondo, e quando il mastro di cerimonie taglia lo spago cade in un recipiente di acqua e farina; chi resta più sporco diventa Arciduca. Una storia popolare racconta di una palla d'oro ordinata per la punta del campanile del Duomo e dello scherzo che ha lasciato ai venzonesi il soprannome di Cogoçârs.
Domande frequenti
Perché Venzone è stata ricostruita pietra su pietra?
Perché dopo il terremoto del 1976 una petizione con 645 firme chiese di rifarla «dov'era e com'era», e per il Duomo si catalogarono 8.000 pietre squadrate, rimesse ognuna al suo posto.
Dove sono le mummie di Venzone?
Nella cripta del battistero di San Michele, accanto al Duomo: cinque sono esposte, fra cui il nobile venzonese Paolo Marpillero.
Quando è stato costruito il Palazzo Comunale di Venzone?
Fra il 1390 e il 1410, in gotico fiorito; molto danneggiato dal terremoto del 1976, è stato ricostruito tutto dalle fondamenta.
Che cos'è la Festa della Zucca di Venzone?
Una festa nata quasi per caso nel 1991, il quarto fine settimana di ottobre, con taverne, piatti di zucca, mestieri di una volta e l'elezione dell'Arciduca della Zucca.
