Travesio sta in Val Cosa, in provincia di Pordenone, e ha quattro frazioni: Molevana, Usago, Zancan e Toppo. Nel capoluogo c'è la pieve di San Pietro, con gli affreschi del Pordenone e le sculture del Pilacorte; Toppo, uno dei Borghi più belli d'Italia, ha i masi e il castello.
Intra vias, un borgo di strada
Il nome di Travesio compare per la prima volta in un documento del 1174. Con ogni probabilità viene dal latino «intra vias» e ricorda la strada romana che partiva da Sacile, superava il Tagliamento vicino a Ragogna e saliva verso Gemona: ne sono venuti alla luce tratti in più punti. Nel Medioevo il paese era piccolo, ma contava negli scambi con le due valli che vi sboccano, la Val Cosa e la Val Tramontina: c'erano varie botteghe di granaglie, quattro molini in attività e una decina di tessitori.
La pieve comandava su un territorio enorme, dal Meduna al Tagliamento e giù fino alla Richinvelda, Spilimbergo compresa. Il pievano era anche arcidiacono, con poteri vicini a quelli di un vescovo, e l'ultimo a portare quel titolo fu prè Filippo, nel 1298. Quando nacquero le nuove parrocchie il territorio si restrinse: Tauriano, Vacile, Sequals e Toppo, diventate filiali, dovevano degli obblighi alla chiesa madre, ma non sempre li onorarono, e ne vennero liti lunghe e aspre. Nel 1513 Travesio passò ai Savorgnan, che fino al 1906 tennero il diritto di scegliere pievano e cappellani; nel 1870 il vescovo Nicolò Frangipane nominò il parroco arciprete.
La pieve di San Pietro, dal castelliere al Pordenone
San Pietro si trova in fondo al capoluogo, su un'altura naturale che prima fu un castelliere e poi un luogo fortificato. Una torre del Tre-Quattrocento, diventata campanile nel XVII secolo, fu colpita da un fulmine e abbattuta nel 1882; il campanile nuovo fu finito nel 1905. Durante i lavori di fine Ottocento emersero pezzi di epoca romana e resti del selciato del fortilizio. La bolla di papa Alessandro III del 27 aprile 1174 già nomina la pieve, e proprio qui, il 4 settembre 1365, i signori ribelli andarono a chiedere la pace al patriarca.
Ricostruita nella seconda metà del Quattrocento, la chiesa si arricchì via via di opere. Giovanni Antonio Pilacorte, originario di Carona sul lago di Lugano, firmò nel 1484 il portale della chiesa più antica, la prima sua opera che porti una data; rimontato in fondo alla navata sinistra, ha la scritta «S(ancto) PIETRO APOSTOLO SACRVM 1484». Intorno al 1490 scolpì il fonte battesimale accanto all'entrata, sorretto da una base a tre lati con tre angioletti che suonano un cembalo con sonagli, un flauto dritto e un liuto a quattro corde; sulla coppa c'è la scritta «AQVA ET SPIRITV OMNES PURIFICAMVR».
Nell'abside a più lati si trova il ciclo di affreschi più esteso che il Pordenone, Giovanni Antonio de' Sacchis, abbia lasciato in Friuli. Il pittore lavorò alla volta verso il 1517, mettendo al centro l'ingresso trionfale di San Pietro nella gloria del cielo, e alle pareti del coro fra il 1525 e il 1526. Con i secoli molta pittura si è persa, soprattutto nella parte bassa; i restauri sono finiti nel 2007. Sopra il portale del Pilacorte è appesa la tela della Madonna del Rosario con i santi Sebastiano, Rocco e Antonio Abate, del 1537, opera di Pomponio Amalteo, allievo del Pordenone e marito di sua figlia.
Nel Settecento la chiesa cambiò ancora, al punto che nel 1776 si dovette consacrarla di nuovo. Verso la metà dell'Ottocento il parroco Giacomo Cescutti fece trasformare l'unica navata in tre navate neoclassiche: della chiesa di prima rimasero l'abside dipinta e alcune sculture del Pilacorte. Il terremoto del 1976 la danneggiò seriamente, e i lavori di recupero terminarono nel 1985. Sull'altare maggiore stanno i santi Pietro e Paolo scolpiti da Francesco Sabbadini, datati 1750-1761.
Santa Maria del Latte, San Tomaso e i luoghi del capoluogo
A Zancan la chiesa di Santa Maria del Latte, chiamata anche Madonna di Cosa, ha un portale del 1505 firmato dal Pilacorte: lungo gli stipiti e l'architrave si allineano diciotto testine di putti con le ali, e nella lunetta la Madonna allatta il Bambino, scolpita in altorilievo. Dentro ci sono pale d'altare seicentesche di Innocenzo Brugno e Osvaldo Gortanutti; sull'altare di sinistra, di legno, una pala mostra la Madonna col Bambino tra San Francesco d'Assisi e San Giovanni Battista. A Usago, nella chiesa di San Tomaso Apostolo, si trova una pala di Pomponio Amalteo del 1533.

Il Puntic, a Molevana, è un ponticello di massi e mattoni sul torrente Cosa, ritenuto il più vecchio del comune. A due passi dalla piazza del capoluogo, dal colle di San Giorgio si sale a una chiesetta alpina dedicata ai caduti del paese, da cui si vede tutta la Val Cosa.
Toppo, il borgo dei masi
Toppo, in friulano Tóp, è nominato per la prima volta nel 1186. Sul significato ci sono due idee: c'è chi lo legge come «grosso tronco d'albero atterrato» e chi come il dosso su cui sta il paese, dal longobardo tuppaz, «collinetta». Già dal XIII secolo il paese è diviso in due dal rio Gleria: a est i masi di Toppo, con la parrocchiale di San Lorenzo, a ovest la borgata di Pino, sotto il castello.
Ciò che rende Toppo diverso dagli altri borghi è il ricordo dei masi, le case contadine gestite da una famiglia su cui si reggeva l'agricoltura medievale: otto nel 1220, 25 nel Cinquecento. Rimettendo in piedi le case dopo il 1976 si è scoperto che almeno tre masi medievali stavano dove prima c'erano insediamenti romani. Da vedere il borgo Martins, con i muri di sasso, e il gruppo di case di via Fornace, costruite a corte attorno a giardini interni; di fronte al palazzo dei Toppo c'è un edificio del Seicento con l'arco d'ingresso, dove un tempo i conti di Spilimbergo passavano l'estate. Una pista ciclabile che passa in un castagneto porta dal borgo a Travesio.
Nel Cinquecento uno dei masi diventò il Palazzo Toppo-Wassermann, poi ritoccato nel Settecento: la famiglia ci gestiva i suoi affari e ci trascorreva la villeggiatura. Sopra il portone, nell'architrave, c'è un saluto in latino dal senso rovesciato: tradotto, la porta dice che quando è chiusa si apre ai cattivi e quando è aperta si chiude ai buoni, con la data 1543. Dal cortile si passa nella cappella di famiglia, dedicata a San Girolamo, con due quadri del Settecento, un'acquasantiera longobarda dell'anno Mille e una Santa Lucia di pietra dipinta, attribuita a un lapicida medunese del Quattrocento. Nel palazzo si tengono mostre e sono esposti i reperti trovati nel castello.
Il castello di Toppo e la zecca clandestina
Secondo la tradizione il castello nacque al tempo dei Longobardi e ci visse Ansfrido, che prese il Friuli mentre il duca Rodoaldo era lontano. I documenti lo citano dal 1186, ma probabilmente è più antico; nel 1188 Ursino di Toppo era dapifero del patriarca di Aquileia Gotofredo. Nel 1220 Pandolfo e Alberto di Toppo passarono castello e feudo ai figli di Sifrido di Ragogna, che da lì presero il nome. Nel 1302 Tommaso di Toppo ne cedette una parte ai signori di Suffembergo, e nel 1314 il conte di Gorizia strappò il fortilizio a Waterpoldo di Toppo. I Toppo persero di nuovo il feudo nel 1334, per la rivalità con i Montereale, e ancora nel 1412. Nel 1420 il castello passò sotto la Serenissima, che nel 1426 vendette un quarto della giurisdizione ai conti di Porcia. Nel 1567 un documento lo chiama «castello rovinato»: la famiglia era già scesa nel palazzo in basso.
Le rovine guardano la pianura dalle pendici del monte Ciaurlec. Le mura sono due, e la più antica è quella interna, alta più di 15 metri; del mastio resta in piedi una sola parete, di circa 10 metri. Sotto c'era una specola romana: nel passaggio ad arco del primo piano si riconoscono grossi mattoni romani riusati. Una cinta esterna chiudeva la zona delle stalle, e sopra quel muro fu costruita la chiesetta di Sant'Antonio Abate, i cui affreschi del XIV secolo sono riemersi durante i lavori. Nella torre mastio, racconta chi guida le visite, si battevano monete di nascosto. Restaurato nel 2012, il castello è fra le testimonianze più importanti dell'architettura fortificata friulana del XII-XIV secolo.
Il formaggio salato e le feste
Molevana è il paese del formaggio salato della Val Cosa, morbido e cremoso, che matura in tini di larice immerso in una salamoia di acqua, sale, latte e panna; a Travesio lo si mangia soprattutto nella frittata. In tavola arrivano anche i piatti della cucina friulana: frico, salame con l'aceto, brovada e muset.
Formaggio e trota del torrente sono al centro della Festa della Trota e del Formaggio, dove si bevono i vini della zona e si gioca un torneo di scacchi. A Usago la Sagra delle Rane celebra le rane fritte; nell'auditorium comunale il Festival della Commedia Friulana porta in scena il teatro in friulano; e a Toppo, con Settembre in Villa, alcune case antiche di borgo Martins e di via della Fornace si aprono al pubblico intorno al Palazzo Toppo-Wassermann.
Domande frequenti
Che cosa si vede nella pieve di San Pietro a Travesio?
Nell'abside c'è il ciclo di affreschi più ampio del Pordenone in Friuli; poi il portale del 1484 e il fonte battesimale del Pilacorte, e la Madonna del Rosario di Pomponio Amalteo, del 1537.
Che cosa sono i masi di Toppo?
Erano le case contadine gestite da una famiglia su cui si reggeva l'agricoltura medievale del borgo: otto nel 1220, 25 nel Cinquecento.
Che cosa c'è scritto sul portone del Palazzo Toppo-Wassermann?
Un saluto in latino del 1543: la porta dice che, se è chiusa, si apre ai cattivi e, se è aperta, si chiude ai buoni.
Si può visitare il castello di Toppo?
Sì: il castello, restaurato nel 2012, si visita con un percorso guidato che parte dal Palazzo Toppo-Wassermann.