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Tramonti di Sotto: la pieve di Santa Maria Maggiore, il mulino di Campone, il borgo sommerso di Movada e la pitina della Val Tramontina

Tramonti di Sotto, in Val Tramontina: la pieve di Santa Maria Maggiore affrescata, la necropoli longobarda, il mulino di Campone e il lago di Redona.

Tramonti di Sotto, Tramonç Disot in friulano, è un comune della provincia di Pordenone in Val Tramontina, sul Meduna. Qui si trovano la pieve di Santa Maria Maggiore con affreschi dei primi del Cinquecento, una necropoli longobarda, il mulino di Campone e il lago di Redona.

Vil di Zot, il primo paese della valle

Dei tre paesi principali della Val Tramontina, Tramonti di Sotto è il primo che si incontra salendo dalla pianura. Sta su un terrazzo di ghiaie del Meduna, a 366 metri, chiuso dalle Prealpi Carniche che per secoli lo hanno tenuto isolato. Vil di Zot, come si chiamava all'inizio, è un paese piccolo; nel friulano del posto si dice Vildisot. La valle era abitata già in epoca preromana, e i suoi paesi, borgate, località e case sparse sono più di 150, nati dal bisogno di trovare posti buoni per il pascolo e per i campi; in tutta la valle si arrivò a 5000 abitanti.

Una bolla del papa del 1082 nomina Tramons, che allora comprendeva insieme Tramonti di Sopra, di Sotto e di Mezzo. Con Venezia il territorio fu diviso in «ville», e i suoi boschi diventarono una riserva preziosa di legname per l'Arsenale. Il primo terremoto che distrusse il paese fu nella seconda metà del Settecento. Nel 1797, caduta Venezia e passata la breve parentesi napoleonica, il comune finì sotto l'Austria fino al 1866, quando entrò nel Regno d'Italia. Lo stemma e il gonfalone sono del 16 ottobre 1954, con un decreto del presidente della Repubblica. Il terremoto del 1976 devastò di nuovo il comune, con crolli e distruzioni, e il 12 dicembre 2002 Tramonti di Sotto ha ricevuto la medaglia d'oro al merito civile.

Le case sono quelle semplici ed eleganti della montagna prealpina, con archi di sasso a vista, fontane, cortili con le logge e finestre ad arco nelle facciate di pietra. Appena fuori dal paese ci sono i vecchi mulini, legati fra loro da un sistema di rogge. Il Filo di Mosaico, un'opera d'arte all'aperto nata da un'idea della Pro Loco Valtramontina, colora i muri, le fontane e le strade con tessere che si intrecciano attorno agli oggetti e raccontano soprattutto l'acqua. Gli artigiani ci sono ancora: cestai, segantini, scalpellini e stagnini.

A Tramonti di Sotto il sole arriva tardi, e si coltivavano molte rape, che per cuocere richiedevano tempi lunghissimi: da qui, e dal carattere riservato della gente, viene il soprannome di «Cruz» da Vil di Zot, i «crudi» di Tramonti di Sotto.

Santa Maria Maggiore, la pieve più antica della valle

In una posizione panoramica sorge la pieve di Santa Maria Maggiore, la più antica chiesa della valle. La prima chiesa sarebbe nata fra i secoli XI e XII, e probabilmente le sue fondamenta sono sotto il pavimento; la pieve è nominata per la prima volta in una bolla di papa Urbano III del 1186. L'edificio attuale è di fine Quattrocento e inizio Cinquecento, costruito su una chiesa precedente. Nel XVII secolo il peso della neve fece crollare il tetto, e verso il 1660 all'interno furono aggiunti i contrafforti.

Nell'Ottocento la chiesa fu allungata fino ad allineare la facciata con il campanile, che prima era staccato. A fine secolo si pensò di costruire una parrocchiale nuova: il progetto di Giobatta Della Marina fu ritoccato da Domenico Rupolo e nel 1904 si posò la prima pietra, ma nel 1909, con l'arrivo di un nuovo parroco, i lavori si fermarono per sempre. Il pavimento è del 1950, e dopo il terremoto del 1976 la chiesa è stata restaurata.

La facciata è semplice, con un portale architravato e sopra una finestra rotonda; dentro c'è una sola navata. Nel coro, con la volta tutta dipinta, si conserva uno dei cicli di affreschi più belli della pedemontana pordenonese, attribuito a Giampietro da Spilimbergo e datato ai primi del XVI secolo: l'Annunciazione, il Sacrificio di Caino, dodici profeti e patriarchi, le sante martiri con i simboli del loro martirio, i quattro Evangelisti, i Dottori della Chiesa, Cristo Re che incorona la Vergine Assunta e, sulla parete di fondo, la Crocifissione. Gino Marchetot li restaurò nel 1953.

L'altare maggiore di marmi colorati è del 1692, e ai lati ci sono le statue della Vergine Assunta e dei santi Giuseppe e Maria Maddalena, scolpite nel 1741 da Giovanni Battista Bettini; l'altare laterale di San Giovanni lo fecero nel 1777 i pinzanesi Silvestro e Giuseppe Comici. In una nicchia ci sono anche le tre statue di santi portate via dalla chiesetta di Palcoda.

La necropoli longobarda e la Casa della Conoscenza

Fino al 1990 a Tramonti di Sotto, e in tutta la Val Tramontina, non era mai venuto fuori nulla di archeologico. Poi, scavando per piantare un traliccio dell'alta tensione sul terrazzo a nord di Santa Maria, saltarono fuori coltellini, fibbie, orecchini e ossa di almeno mezza dozzina di sepolture longobarde, del secolo VII. Il gruppo archeologico «Archeo 2000» avvisò la Soprintendenza, e la prima tomba recuperata fu quella di una ragazza, sepolta con un coltellino di ferro e un pettinino d'osso.

Nel 1991 il Centro Regionale di Catalogazione e Restauro di Villa Manin di Passariano allargò le ricerche con due campagne di scavo su circa 200 mq, più o meno un terzo della necropoli. Le tombe riconosciute sono 26, e 18 sono state scavate: 6 di uomini, 10 di donne e 2 incerte, bambini di 2-3 anni o resti troppo rovinati. Le fosse, poco profonde e bordate di ciottoli, erano in file parallele, almeno 4, quasi tutte orientate da nord a sud, e in alcune restavano tracce di legno, forse delle casse. Ogni defunto aveva il suo corredo, quasi sempre un pettinino d'osso a doppia fila di denti e un coltellino di ferro, a volte con il fodero; in una tomba di donna c'era un fodero di bronzo decorato a treccia.

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La ricostruzione di una parte del cimitero e gli oggetti stanno al Museo Archeologico del Friuli Occidentale. In paese, nella vecchia latteria diventata Casa della Conoscenza, ci sono il museo della latteria turnaria e l'Archeopoint: una sala con postazioni multimediali e, opera di Sergio Salvador, la copia a grandezza naturale di una tomba e dei suoi oggetti.

Campone, Tramonti di Mezzo e i borghi di Palcoda e Tamar

Campone sta su un pianoro soleggiato a metà strada fra la Val Tramontina e Pradis. Per arrivarci si fanno circa sei chilometri di strada sotto le montagne, fra le «marmitte dei giganti» scavate dal torrente Chiarzò e grotte carsiche. Prima del paese c'è la Foos, detta anche «Bus de castigo», una grotta con un laghetto sotterraneo in cui si entra solo con speleologi esperti; la notte di Natale il gruppo speleologico di Pordenone ci fa celebrare la messa.

Campone è fatto di venti piccole borgate, con tanti esempi delle case di montagna della Val Tramontina. Il borgo Sacchiaz ha portici e logge ad archi una sopra l'altra; nella borgata Grisa una casa di pietra di fine Settecento è stata osteria, comando dei cosacchi del Don nella seconda guerra mondiale e scuola. La parrocchiale di San Nicolò, cappellania dal 1744, conserva una pala d'altare del Settecento. Nella borgata del Valent un grande tetto copre tutto il cortile.

A Barzanai c'è il mulino di Campone, con la ruota di legno a pale, del 1600, mosso dal Chiarzò: macina ancora il mais, e per i camponesi emigrati in tutto il mondo è un posto del cuore.

Tramonti di Mezzo è il «borgo dei cestai», sotto le montagne e al sole: dalla piazza della fontana le strade passano fra case di sasso con le logge, e nei vecchi cortili con gli archi di pietra si vedono i ballatoi di legno. La chiesa di Sant'Antonio Abate, con la pietra a vista, ha statue di bronzo dello Strazzabosco e altre opere moderne, come la Via Crucis di G. Magris; il campanile è stato rifatto uguale dopo il 1976. Da qui partono le camminate del Canale del Chiarchia verso Selva Piana e il Canal di Cuna.

Palcoda, a 628 metri, si raggiunge solo a piedi, per due sentieri. Il borgo nacque verso la metà del XVII secolo, nel Settecento aveva 150 abitanti, e ai primi del Novecento la famiglia Masutti vi fabbricava cappelli di paglia venduti anche all'estero. Nel 1923 l'ultima porta si chiuse. Nel 1944 ci si nascosero una sessantina di partigiani della brigata «Garibaldi Tagliamento»: all'alba del 9 dicembre 1944 i militi della Decima MAS uccisero il comandante Giannino Bosi, «Battisti», Jole De Cillia, «Paola», ed Eugenio Candon, «Sergio», e dieci partigiani catturati furono fucilati il giorno dopo contro il muro del cimitero di Tramonti di Sotto.

Nel vecchio borgo di Tamar c'è il bivacco Varnerin, con i percorsi dell'acqua e una palestra di roccia, e nel 2005 è stato aperto il percorso dell'Ecomuseo delle Dolomiti Friulane Lis Aganis; lungo il sentiero, in località Vuàr, si incontra casa Rugo, con portici e logge ad archi sovrapposti.

Il lago di Redona e il borgo sommerso di Movada

Il lago di Tramonti, chiamato anche lago di Redona, è un bacino artificiale fra Tramonti di Sopra e Tramonti di Sotto. Fu completato nel 1952: una diga a cupola alta 50,6 metri, a Ponte Racli, ferma il Meduna. Lo progettò la Saici, per dare energia agli stabilimenti di Torviscosa. Poco lontano ci sono altri due laghi idroelettrici, Cà Selva e Cà Zul.

L'acqua coprì i borghi di Movada, Flors e Redona. Prima della diga Redona stava sulle rive del Meduna, dove nel 1740 era stato costruito un oratorio per la Madonna del Carmelo; il paese fu poi rifatto pochi metri più in alto. Movada era un piccolo borgo di contadini, scalpellini e allevatori: quando l'acqua cala ne riaffiorano i muri di sasso, che resistono grazie alla calce fatta in valle. Si racconta che don Basilio, il prete nato a Movada nel 1898, giri ancora fra le case per proteggerle dal Meduna. La borgata di Muinta, sulla riva del lago opposta a Faidona, si raggiunge solo con una passerella sospesa sull'acqua.

Nel lago si pesca. A Sottoriva, vicino al campeggio Valtramontina, nel Meduna si può fare il bagno, e lungo il torrente il Bosco delle Agane è un'area per il pic-nic. L'ARPA regionale ha certificato che le acque del Meduna sono di qualità eccellente, e il 1° febbraio 2012 il sindaco Giampaolo Bidoli ha ricevuto il riconoscimento di Meraviglia Italiana, dato per i 150 anni dell'Unità d'Italia.

Pitina, formai dal cit e pistum

Il prodotto tipico della Val Tramontina è la pitina IGP: pare che la facessero già nella prima metà dell'Ottocento gli abitanti di Inglagna e Frassaneit, borgate di Tramonti di Sopra. All'inizio era solo di pecora, di capra o di selvaggina di montagna, camoscio o capriolo. La carne si trita fine con sale, aglio e pepe, si forma in palle schiacciate, si passa nella farina di mais e si affumica piano sul fuoco di faggio.

Per il formai dal cit il formaggio si taglia a pezzetti, si copre di latte, panna e aromi e si mescola fino a farne una crema densa, che una volta si teneva in vasi di pietra: cit vuol dire vaso. C'è poi il formaggio salato, un formaggio tenero di solo latte lasciato insaporire nella salamoia. Il pistum, nato proprio a Tramonti di Sotto, si fa con le foglie di rapa, la viscja, colte dopo la prima brinata, bollite, tritate e rosolate con burro, lardo, pepe e aglio, e ammorbidite con il «brot di polenta»; si mangiava con la polenta, la pitina, la salsiccia o il formaggio salato.

Domande frequenti

Dove si trova Tramonti di Sotto?

In Val Tramontina, in provincia di Pordenone, sul Meduna: è il primo dei tre paesi principali della valle che si incontra salendo dalla pianura.

Che cosa si vede nella pieve di Santa Maria Maggiore?

Nel coro, un ciclo di affreschi dei primi del XVI secolo attribuito a Giampietro da Spilimbergo; poi l'altare maggiore di marmi colorati del 1692 e le statue scolpite nel 1741 da Giovanni Battista Bettini.

Quando riemerge il borgo di Movada?

Quando c'è secca e il lago di Redona si abbassa: allora tornano a vedersi i muri di sasso delle case, sommerse dopo il 1952.

Dov'è nata la pitina?

In Val Tramontina: pare che la preparassero già nella prima metà dell'Ottocento a Inglagna e Frassaneit, borgate di Tramonti di Sopra.