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Sequals: il mosaico di Gian Domenico Facchina, Villa Carnera, il castello di Solimbergo e la torbiera

Sequals, in provincia di Pordenone: il paese di Facchina, mosaicista dell'Opéra Garnier, e di Primo Carnera, con Villa Savorgnan e il castello di Solimbergo.

Sequals, Secuals in friulano, è un comune della provincia di Pordenone fra i torrenti Meduna e Cosa, con le frazioni di Lestans e Solimbergo. Qui sono nati il mosaicista Gian Domenico Facchina e il pugile Primo Carnera, e ci sono opere di Pilacorte, Villa Savorgnan e una torbiera protetta.

Gian Domenico Facchina, dall'Opéra Garnier a Sequals

Gian Domenico Facchina nacque a Sequals nel 1826. A 17 anni stava a Trieste da uno zio, garzone di giorno e studente di disegno la sera, e lavorò al restauro dei mosaici della cattedrale di San Giusto. A Venezia un altro zio, mons. Giuseppe Facchina, canonico di San Marco, gli trovò un posto da apprendista nel restauro dei mosaici della basilica; poi lavorò ad Aquileia, nella basilica patriarcale, e a Villa Vicentina. Nel 1847 era a Montpellier: fino a quel momento restaurare un mosaico voleva dire distruggerlo e rifarlo, e lui inventò l'«estrazione e posa senza alterazione di mosaici antichi», brevettata a Parigi nel 1858. Sul mosaico si incollava uno strato spesso di cartone o di garza, lo si staccava dal suo posto, lo si puliva e si rimettevano le tessere mancanti. Facchina restaurò mosaici a Nîmes, a Lillebonne, a Montpellier e a Bézier.

Dalla stessa idea nacque il metodo a rovescio. Il mosaico non si faceva più sul posto ma in laboratorio: le tessere si incollavano capovolte, con una colla leggera che si scioglieva in acqua, su fogli quadrati di carta di 50 cm di lato; i fogli, numerati, si spedivano al cliente, e un tecnico di Facchina li posava su un letto di malta. Così si spendeva meno e si faceva prima. Nel 1860 Facchina si trasferì a Parigi. All'Esposizione universale del 1867 conobbe l'architetto Charles Garnier, che stava progettando il nuovo teatro dell'Opera; con Facchina c'erano Giacomo Mazzioli e Angelo Del Turco, anche loro di Sequals. Dopo i pavimenti del teatro venne la volta del foyer: le ditte romane chiedevano 3.000 franchi al metro quadrato, Facchina ne chiese 162 e vinse la gara. Nel suo laboratorio di rue Legendre lavoravano circa 120 mosaicisti, fra cui molte donne, e in pochi mesi fece 300 metri quadrati di mosaico con strumenti musicali, animali, maschere e arabeschi. L'Opéra Garnier fu inaugurata il 5 gennaio 1875.

A Venezia Facchina prese in affitto palazzo Labia, affidandone la direzione artistica ad Antonio Fabris di Sequals, e in Calle Lunga comprò una fornace diretta da Angelo Orsoni, che arrivò a fare smalti in 12.000 colori. Dal laboratorio di Parigi partirono mosaici per Londra, Madrid, Barcellona, L'Aia, Chicago, New York, Gerusalemme, Pietroburgo, Rio de Janeiro, Buenos Aires, Algeri e Kyoto, e a Lourdes decorò le 15 cappelle della basilica. Nel 1886 ebbe la croce di cavaliere della Legion d'Onore e la laurea ad honorem della Società centrale degli architetti francesi. Morì a Parigi nel 1903 ed è sepolto al Père Lachaise. Sulla sua casa natale il Comune di Sequals mise una lapide che dice: "L'arte sua condusse a insuperati trionfi onorando nel mondo se stesso e la patria."

Nel 1907 il maestro Andrea Avon aprì, senza carte ufficiali, una prima scuola di mosaico nel laboratorio che aveva portato da Venezia a Solimbergo, rimasta aperta fino al 1917. Il 18 settembre 1920 nacque a Sequals la Società Anonima Cooperativa Mosaicisti del Friuli, nella Cjasa di Gheta; dopo un paio d'anni la scuola chiuse e riaprì il 3 gennaio 1922 a Spilimbergo, dove Andrea Avon fu il primo maestro di tecnica del mosaico.

Sant'Andrea, San Nicolò e i mosaici delle piazze

La parrocchiale di Sant'Andrea Apostolo, in alto, domina il paese e la pianura. Sul pianoro c'era la centa, il recinto fortificato del paese: la sua torre, di blocchi di pietra più o meno squadrati, è diventata il campanile, e sul lato ovest si vedono ancora due caditoie una accanto all'altra, mentre fra i cespugli restano i tre fossati.

Sequals diventò parrocchia nel 1449, staccandosi dalla pieve di San Pietro in Travesio, e nel 1500 la chiesa fu ingrandita perché la gente era aumentata. Un fulmine colpì il campanile nel 1641, e il 27 luglio 1679 un altro danneggiò gravemente campanile e chiesa. La chiesa nuova, a una navata, fu cominciata nel 1740 e finita entro il 1770; nel 1775 il campanile arrivò a 35 metri, perché, diceva il capomastro, "il suono dei suoi bronzi doveva giungere agli abitanti di Solimbergo", e prima del 1800 ebbe uno dei primi orologi da torre a carica manuale della ditta Solari di Pesariis. Fu consacrata il 23 settembre 1810, fu danneggiata dal terremoto del 1812, da un fulmine nel 1828 e dal terremoto del 1976, e nel 1982, restaurata, fu riaperta.

Della chiesa del Quattrocento è rimasto il fonte battesimale del 1497 di Giovanni Antonio Pilacorte (1455 ca. – dopo il 1531), lo scultore venuto da Carona: è alto 110 cm, quattro angioletti appoggiati al fusto a forma di palma sostengono la vasca e i quattro Vangeli, e sul bordo corre la scritta con l'inizio del Credo atanasiano. Il battistero è chiuso da una balaustra con l'Annunciazione, del 1504, che viene dalla chiesa di San Nicolò ed è stata rimontata qui nel 1932.

Facchina non si scordò del suo paese: nel 1888 regalò alla parrocchiale 8 medaglioni, si occupò della scalinata d'ingresso e nel 1901 fece a Parigi il nuovo pavimento del coro, che mandò a posare dai suoi tecnici. Sono di mosaico anche le 14 stazioni della Via Crucis su fondo d'oro di Gino Avon (1931), l'Annunciazione nell'abside di Sergio Pastorutti ed Elisabetta Carubia (2004) e quattro ovali, fra cui l'Addolorata e il Cristo incoronato di Pietro Pellarin (1914) e il san Pietro di Giobatta e Vincenzo Tossut (1964). Fra i quadri ci sono la Madonna e Santi di Carlo Gaspari (1785) e la Santa Apollonia con i santi Sebastiano e Rocco di Giuseppe De Gobbis (1787), e il soffitto della navata ha le storie di Sant'Andrea dipinte da Antonio Boatto (1977); l'organo è del 1899.

La chiesetta di San Nicolò ha un portico con il tetto di tegole su otto colonne, e il portale con dodici testine di cherubini lo fece Antonio Pilacorte verso il 1503; la chiesetta fu consacrata nel 1534. Nel 1567 Marco Tiussi dipinse il coro. Sui due altari laterali, di San Floriano e di San Valentino, ci sono le tele di Gasparo Narvesa del 1601, portate qui dalla parrocchiale quando nel 1740 la vecchia chiesa fu abbattuta. La facciata barocca è stata aggiunta nel XIX secolo, e i restauri dopo il terremoto del '76 hanno fatto tornare alla luce pezzi dei dipinti antichi con le sante Agnese, Barbara, Caterina d'Alessandria e Dorotea.

Anche nelle piazze ci sono mosaici. Il Monumento ai Caduti di piazza Pellarin, disegnato da Egidio Carnera e inaugurato il 25 giugno 1925, ha sui 4 lati i mosaici di Pietro Pellarin, Vincenzo Odorico, Luigi De Candido e Luigi Pasquali, e in cima una lampada sempre accesa. La Fontana delle Rane, in piazza San Nicolò, la pagò l'imprenditore Giovanni Patrizio Radis, che si era arricchito a Pittsburg, e fu inaugurata nel 1934. La fontana all'inizio di piazza Pellarin, in stile Art Déco, con pesci, meduse, cavallucci marini e coralli, la fecero nel 1954 i ragazzi della Scuola di Mosaico di Spilimbergo. Il municipio, la Cjasa dal Diaul di Angelo Pellarin, ha in alto la copia della greca che Facchina fece per il Trocadero di Parigi, costruito per l'Esposizione Universale del 1878.

Villa Carnera e il gigante di Sequals

Primo Carnera nacque a Sequals il 25 ottobre 1906, primo dei tre figli di Isidoro Sante Carnera e Giovanna Maria Mazziol. La famiglia era poverissima e viveva di quello che guadagnava il padre, mosaicista emigrato in Germania. Carnera cominciò a boxare in Francia, dove era andato a lavorare, e nel 1929 si trasferì negli Stati Uniti. Alto 2,05 metri e pesante 120 chili, per la sua mole lo chiamarono "La montagna che cammina". Il 29 giugno 1933, al Madison Square Garden Bowl di New York, batté Jack Sharkey e fu il primo italiano campione del mondo di pugilato; perse il titolo il 14 giugno 1934 contro Max Baer. Alla sua storia si ispira il film Il colosso d'argilla (1956) di Mark Robson, con Humphrey Bogart. Nel maggio 1967 tornò a Sequals e ci morì il 29 giugno 1967, 34 anni esatti dopo il titolo mondiale; è sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero del paese.

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Nel 1932 Carnera, già famoso e ricco ma non ancora campione, disse all'amico Ruggero Grandis di Sequals che voleva comprare un terreno per farsi una casa. Il progetto lo fece Mariano Pittana, studente all'Istituto Superiore di Architettura di Venezia, e l'ingegnere Luigi Plateo di Fanna curò le strutture e diresse i lavori. Villa Carnera è in stile liberty con qualche tratto razionalista, e fu la prima casa del Friuli ad avere saracinesche, porte scorrevoli, due bagni, armadi a muro con la luce che si accendeva da sola e il riscaldamento in tutte le stanze. Il pavimento dell'ingresso è un mosaico a tessere grandi in verde, turchese e blu, con un arbusto avvolto da alloro e quercia; al piano di sopra, a cui si sale da una scala di rovere, ci sono due camere matrimoniali, due singole e un bagno.

Di fianco alla villa Carnera fece costruire una palestra con un ring all'americana, con la scritta "mens sana in corpore sano" sulla facciata sopra due leoni e due mappamondi con i continenti in mosaico, e un garage con due porte, una davanti e una dietro, per la sua auto. La casa è del Comune ed è diventata un museo che, con la palestra, fa parte dell'ecomuseo Lis Aganis: il Comune, con i parenti del pugile, ha raccolto le foto di famiglia, che sono finite in un catalogo, e ha restaurato le sagome di cartone che Carnera usava sul ring, esposte in vetrina. Un busto di bronzo del campione sta sotto il portico di Palazzo Domini, costruito dal conte Pietro Domini nel 1703 e per anni sede del municipio, e a lui è dedicato il Trofeo Primo Carnera, con incontri di boxe e la "Pedalata per Primo".

Lestans, fra Villa Savorgnan e gli affreschi di Pomponio Amalteo

Lestans è circa 5 chilometri a est di Sequals, fra la collina di San Zenone e il torrente Cosa. Il nome viene forse da un podere romano di un certo Estius, e il paese nacque con i coloni romani del I-II secolo d.C., come dicono i resti di ville di campagna e di necropoli. Compare per la prima volta nella bolla del 1184 di Urbano III (Plebem de Lestans); nel Medioevo fu dei conti di Castelnovo e dei conti di Gorizia, e dal 1511 fino a Napoleone dei conti Savorgnan.

Villa Savorgnan, costruita nella seconda metà del Cinquecento, era la casa d'estate dei conti e la sede dove amministravano il feudo. Fu bruciata in una delle tante liti fra i conti e altri nobili del posto e rifatta fra '600 e '700 nello stile delle ville venete: al centro della facciata una parte più alta, chiusa da un frontone con un piccolo rosone, ha una bifora al secondo piano e una trifora con balcone al primo, e dentro i pavimenti alla veneziana hanno fra le decorazioni il leone di San Marco. La villa è protetta dall'Istituto Regionale per le Ville Venete.

Dal 1991 ospita la raccolta archeologica con oggetti del territorio fra Meduna e Tagliamento (comuni di Sequals, Meduno, Travesio e Pinzano al Tagliamento): strumenti di pietra dei Neanderthal trovati nella palude di Sequals, corredi delle necropoli romane di Lestans e Borgo Ampiano, copie di due stampi da orafo altomedievali di Cividale, oggetti dei castelli di Toppo e di Spilimbergo. Al secondo piano c'è la mostra Casa del '900.

La chiesa di Santa Maria Maggiore sta dentro il vecchio borgo fortificato. Gli affreschi delle pareti e della volta del coro, con storie dell'Antico e del Nuovo Testamento e della vita della Madonna, li dipinse fra il 1531 e il 1551 Pomponio Amalteo: il lavoro era stato ordinato nel 1525 al Pordenone, che fece i disegni e lasciò la pittura al genero. Nel 1705 il pittore del posto Valentino Belgrado li restaurò, e le tre navate attuali sono il risultato dei lavori fatti fra il 1810 e il 1825. Il terremoto del '76 fece crollare il tetto della navata destra, e la chiesa restaurata è stata riaperta il 16 agosto 1981.

Sul colle che porta lo stesso nome, la chiesetta di San Zenone è citata già nel 1289 in un testamento di Enrico di Lestans. L'oratorio fu consacrato nel 1551, e sopra la porta c'è dipinto lo stemma cinquecentesco dei Savorgnan; abbandonata e vandalizzata, fu restaurata nel 1971-72, e sul colle si sono fatti anche ritrovamenti archeologici. Nel cimitero, l'oratorio di San Canciano sorge sui resti di una chiesetta medievale di cui si parla dal 1380, e il monumento ai caduti di Lestans, con quattro colonne di marmo rosso, fu inaugurato nell'ottobre 1927 insieme all'asilo.

A Lestans la SOMSI, la Società Operaia di Mutuo Soccorso e Istruzione, raccoglie e restaura vecchi attrezzi dei campi e dei mestieri e mobili di case e botteghe: la mostra «I vecchi mestieri» è nella sede sociale, «La casa del '900» in Villa Savorgnan, «La civiltà contadina» e «Le vecchie macchine utensili» nel capannone comunale. Gli oggetti raccontano lavori come quelli del carpentiere, del mosaicista e del battirame. Villa Ciani, che il commendator Giovanni Ciani dedicò alla moglie Geltrude, ospita la biblioteca di Sequals e quella del CRAF.

Solimbergo e il castello sul Col Palis

Solimbergo, Solomberc in friulano, sta circa 2 chilometri a nord-ovest di Sequals, fra il Meduna e alcune colline moreniche. Il castello compare in un atto del 1196, con cui Almerico di Castelnovo diede al vescovo di Concordia Romolo 10 mansi in cambio di metà di un colle vicino alla «ville de Subcollibus», cioè Sequals, per finire il castello di Sonenberg. Nel secolo dopo ci si stabilirono feudatari forse venuti dalla Carinzia, che presero il nome dal posto. Nel 1337 Sequals e Solimbergo furono bruciati e distrutti dalle bande dei Carraresi. Il castello passò poi ai Flascheberg, a un ramo dei signori di Flagogna e, nel 1384, per sempre ai signori di Spilimbergo, che ci tenevano un capitano per la giustizia e le tasse. Un atto di divisione del 1401 elenca una casa grande con pergoluzza, una casa nuova, una torre, una cisterna e un mulino. Nel 1436 arrivarono i Turchi; poi il castello fu lasciato andare e crollò.

La prima descrizione di Solimbergo, del 10 gennaio 1606, scritta dal podestà Leonardo Avon, parla di un paese di 82 anime in 9 case, con 89 animali, 329 pecore e 63 capre. Già allora i terrazzieri partivano per Venezia con i loro attrezzi e con i sassi del Meduna: generazioni di Mander, Avon e Crovato si fecero onore in laguna, e fra loro Giuseppe Crovato lavorò ai pavimenti di Palazzo Ducale e Romualdo Mander ai mosaici di San Marco. Nel 1706 il podestà Mander Giovanni scriveva che i beni comuni di Solimbergo e Sequals erano poverissimi, con tante case dal tetto di paglia; da un documento del '700 si sa anche che i solimberghesi non dovevano fare il militare, perché avevano aiutato a costruire la fortezza di Palmanova.

La chiesa dei Santi Nomi di Gesù e Maria nacque da una lunga lite con Sequals: già nel 1641 e nel 1670 i solimberghesi rifiutavano di pagare per il campanile di Sequals. Appena diventato cappellano, nel 1755, don Giovanni Vedova si mise al lavoro per la chiesa nuova e ne comprò di tasca sua il terreno; la prima pietra fu posata il 14 gennaio 1760 e nel gennaio 1763 c'era già il tetto. La chiesa fu aperta nel 1766. Il pavimento alla veneziana è del 1768, l'altare maggiore arrivò dalla chiesa di S. Angelo di Venezia, smontata, e il 20 ottobre 1773 il vescovo Luigi-Maria Gabrieli la consacrò.

A chi chiedeva di diventare parrocchia il vescovo rispose che non si poteva fare niente finché era vivo il parroco di Sequals, che morì il giorno dopo; il decreto arrivò da Venezia il 19 dicembre 1777, e il 21 maggio 1778 la bolla del vescovo nominò parroco don Giovanni Vedova. I mosaici della facciata con la Madonna della Stella e i Santi Pietro e Paolo sono di Andrea Avon (1911), e dentro una pala del 1873 di Giulio Carlini mostra la Madonna con il Bambino, l'Evangelista Giovanni e Santa Fosca. Il 6 maggio 1976 il terremoto colpì anche Solimbergo, e il campanile si dovette abbattere.

Il castello stava a 303 metri, su una sporgenza a nord del Col Palis, e guardava lo sbocco del Meduna dalla val Tramontina. Del castello di Solimbergo restano pezzi del muro di cinta, di pietre ben sbozzate, e parte della torre, con una stanzetta interna minuscola e muri spessi circa un metro e mezzo, quasi distrutta dal terremoto del '76. Il nome vuol dire «castello lucente», perché il sole lo illumina da mattina a sera. Dal 1997 ci si scava con cura, e nel 2001 sono emerse tracce che fanno pensare che il posto fosse abitato già nel VII secolo, in piena età longobarda.

La torbiera di Sequals, dove fiorisce la Liparis loeselii

A Bosco Magredi il Biotopo Torbiera di Sequals occupa 12 ettari ed è protetto dal 1998; fa parte anche del Sito di importanza comunitaria IT3310005 Torbiera di Sequals. È l'ultimo pezzo di una grande torbiera che riempiva le conche ai piedi dei colli di conglomerato miocenico dell'alta pianura pordenonese: le torbiere, un tempo comuni sulle colline friulane, sono sparite per gli scavi della torba da bruciare e per le bonifiche.

Nella torbiera crescono le ciperacee Rhynchospora alba e Rhynchospora fusca, vere reliquie dell'era glaciale, e le orchidee Liparis loeselii e Spiranthes aestivalis, rarissime in tutta Italia. La Liparis loeselii è il simbolo del biotopo: di solito è alta 10-20 cm, ha due foglie una di fronte all'altra alla base del fusto e piccoli fiori giallo-verdi. Ci sono anche Drosera rotundifolia, Menyanthes trifoliata e Iris sibirica, e sui pendii un bosco di betulla, brugo e frangola. Gli anfibi e i rettili sono tanti: tre specie di tritoni (crestato, punteggiato e alpestre), la rana di Lataste, la raganella italiana, l'ululone dal ventre giallo e la salamandra gialla. Non è raro incontrare anche il saettone (Zamenis longissimus), il biacco maggiore (Hierophis viridiflavus), il ramarro e la lucertola muraiola.

Domande frequenti

Chi era Gian Domenico Facchina?

Un mosaicista nato a Sequals nel 1826, che a Parigi fece i mosaici dell'Opéra Garnier con il metodo a rovescio su carta; morì a Parigi nel 1903 ed è sepolto al Père Lachaise.

Che cosa si vede a Villa Carnera?

La casa liberty che Primo Carnera si fece costruire a Sequals: è un museo del Comune, con il pavimento a mosaico dell'ingresso, le camere e la palestra con il ring all'americana.

Che cosa vedere a Sequals?

La chiesa di Sant'Andrea con il fonte di Pilacorte e il pavimento del coro di Facchina, la chiesetta di San Nicolò, Villa Carnera, Villa Savorgnan a Lestans e il castello di Solimbergo.

Che cos'è la torbiera di Sequals?

Un biotopo di 12 ettari, protetto dal 1998, dove crescono le orchidee Liparis loeselii e Spiranthes aestivalis e vivono tritoni, rane e l'ululone dal ventre giallo.