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Resiutta: la miniera del Resartico che illuminò Udine, la ghiacciaia della birra Dormisch e le case di Borgo Cros scampate al terremoto

Resiutta, alla confluenza del Resia nel Fella: la miniera del Resartico che diede l'olio per Udine, la Galleria Ghiacciaia della birra Dormisch e Borgo Cros.

Resiutta, in friulano Resiute, è un comune della provincia di Udine a 316 metri, dove il torrente Resia confluisce nel Fella, all'incontro fra la Val Resia e il Canal del Ferro. A Resiutta si visitano la Mostra della Miniera del Resartico, la Galleria Ghiacciaia della birra Dormisch e Borgo Cros.

Resiutta dai Romani al terremoto del 1976

Luogo di tradizionale sosta per chi transitava lungo il Canal del Ferro, Resiutta ha avuto fin dall'antichità un ruolo nei traffici e nell'assistenza ai viaggiatori. In epoca romana c'era una dogana, la statio Plorucensis, e i ritrovamenti di oggetti di bronzo, di monete e di iscrizioni ne mostrano l'origine romana. Nel 1981, durante la costruzione del muro di contenimento dietro la chiesa di San Martino, vennero in luce urne in terracotta, balsamari di vetro, una trentina di monete in bronzo e coltelli di ferro, tutti del I secolo d.C.

Il nome romano non ha lasciato tracce dopo l'insediamento slavo, avvenuto tra VII e IX secolo. Le ricostruzioni degli etimologi propongono uno slavo *Běljah, che deriverebbe da *Běljane, «gente che vive presso il Běla», con un nome di fiume derivato dalla radice slava *bělъ, «bianco». Nel 1136 un documento in tedesco chiama la Val Resia Uelach superius e Resiutta Uelach inferius, e la forma tedesca ritorna nel XIII secolo come Velach e nel XVI come Fellach; al 1240 risale la prima forma protofriulana, Risciutta, da Rescia, il nome con cui si indicava la Val Resia. In resiano il paese si chiama ta-na Bili, e gli abitanti bijän; accanto all'italiano la popolazione parla il friulano, nella variante centro-orientale. Già dalla seconda metà del XIV secolo si ha notizia di liti fra i resiani e gli abitanti di Resiutta, che vantavano diritti di pascolo sulle pendici del Monte Canin e in Planinizza, a ridosso dei Monti Musi.

Anche Silvio Pellico si fermò qui, nel 1822, mentre lo portavano prigioniero allo Spielberg. Dal 1877 al 1995 il paese fu attraversato dalla ferrovia Udine-Tarvisio, con la sua stazione. Fra il 26 e il 30 ottobre 1917, durante lo sfondamento di Caporetto, in paese e sul Monte Calvario si combatté un'aspra battaglia fra le truppe austro-tedesche e quelle italiane in ritirata: i bersaglieri tentarono una difesa in paese, ma furono aggirati dal nemico salito sul Calvario, e la Brigata Pistoia, che presidiava la zona, lasciò sul campo circa ventidue morti. Sul Monte Stivane resta un'opera non ultimata di trinceramento, con le batterie fisse. Poco prima della fine della guerra, secondo alcuni diari e testimonianze, le truppe austriache in ritirata uccisero, presumibilmente in zona Povici, alcuni soldati e civili di cittadinanza austriaca ma di etnia ceca o slovacca, accusati di tradimento dopo che la Legione Cecoslovacca era passata in blocco con gli italiani. Lo stemma, riconosciuto nel 1935, è uno scudo troncato con una corona all'antica d'oro su fondo rosso e un ramo di rose rosse su fondo d'oro; il gonfalone, concesso nel 1953, è un drappo troncato di giallo e di rosso. Nel 1976 il comune fu devastato dal terremoto del Friuli, e il 12 dicembre 2002 ha ricevuto la Medaglia d'oro al merito civile.

San Martino, la chiesa del 1199 e l'acquasantiera di Giano

Primo segno vitale del paese è la chiesa di San Martino, attestata dal 1199: la cura d'anime era affidata dapprima ai benedettini, poi, dal XIV secolo, ai sacerdoti nominati dall'abate di Moggio, da cui la chiesa dipendeva. La prima chiesa in onore di San Martino venne edificata sul luogo in cui sorgeva l'oppidum. Nel 1746 la comunità di Resiutta fu eretta a parrocchia, e nel 1767 iniziò la costruzione della nuova chiesa, disegnata forse da Luca Andrioli e consacrata nel 1806.

Il terremoto del 1976 ridusse l'edificio in macerie, rendendo impossibile il recupero. La prima pietra della nuova parrocchiale fu posta nel 1987: il progetto è del tolmezzino Tiziano Della Marta, la chiesa fu ultimata il 4 gennaio 1990 e benedetta il 5 maggio 1990 dall'arcivescovo di Udine Alfredo Battisti. L'aula ha una pianta esagonale, sormontata da un tiburio ricoperto di lastre metalliche, e anche il campanile in calcestruzzo ha base esagonale, con la scritta «Tempus valet, volat, velat». Nell'interno si conserva un'acquasantiera con la testa di Giano Bifronte, la divinità romana dei passaggi, protettore delle porte e delle soglie.

Miniera del Resartico, gli scisti bituminosi che illuminarono Udine

Alle pendici settentrionali del Monte Plauris, nella valle del Rio Resartico, le miniere sono state per lungo tempo una delle principali fonti di reddito per gli abitanti di Resiutta. Dalla fine dell'Ottocento fino ai primi anni Cinquanta del Novecento, da venature bituminose intercalate alle rocce dolomitiche si estraeva un minerale bruno, leggero e di facile infiammabilità: gli scisti bituminosi, formatisi nel Triassico dalla compressione di alghe. Una teleferica li portava a Resiutta, in un fabbricato sulla sinistra del torrente Resia, poco a monte dell'abitato, dove venivano distillati per estrarne oli minerali pesanti, usando come combustibile i gas che si liberavano durante la lavorazione. Se ne otteneva anche l'ittiolo, un catrame minerale usato come farmaco per problemi dermatologici. Con l'olio ricavato da queste rocce si accesero i primi lampioni di Udine.

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A Resiutta la Mostra della Miniera del Resartico raccoglie le testimonianze dell'attività mineraria messe insieme dall'Ente Parco: video, pannelli con foto e installazioni interattive illustrano il lavoro in miniera, la storia delle ricerche compiute e gli aspetti geologici e naturalistici dell'area. C'è la ricostruzione a grandezza naturale di una galleria con i carrelli per il trasporto dei materiali estratti, e sono esposti campioni di rocce, in particolare di scisti bituminosi, e le attrezzature dei minatori. Completa l'insieme un plastico della valle del Resartico con l'andamento degli strati e delle gallerie. La Miniera e la Mostra del Resartico aderiscono a ReMi, la Rete Nazionale dei Parchi e Musei Minerari Italiani dell'ISPRA.

Alla miniera sale il sentiero CAI 702, dalle ultime case di Povici di Sopra, a 349 metri, lungo la valle modellata dal Rio Resartico. Lungo il percorso si incontra il Sasso del Diavolo, un grande masso di Dolomia Principale con le impronte dei bivalvi Megalodon. A 895 metri si trovano i ruderi del villaggio minerario e il ricovero Resartico, sempre aperto; poco più in alto c'è l'imbocco della galleria di carreggio, che i minatori usavano per raggiungere le gallerie di estrazione. Il tratto iniziale, messo in sicurezza dal Parco, è visitabile su prenotazione con una guida. Sulle pendici più scoscese della valle crescono popolamenti di pino nero d'Austria, mentre i pianori sono dominati dal faggio, del carpino nero, dell'orniello e dell'acero riccio e di monte; più in alto, dove il bosco non attecchisce, c'è il pino mugo. Oltre la miniera il sentiero continua fino alle rovine di malga Lanis e a Forca Flips, a 1631 metri.

Galleria Ghiacciaia, dove si conservava la birra Dormisch

Nel 1844, nella Resiutta asburgica, imprenditori carinziani iniziarono a produrre birra sfruttando le acque del torrente Resia, il cui pH molto basso favorisce la fermentazione. Nel 1881 l'attività crebbe con la fabbrica di Francesco Dormisch, di origine austriaca, che a Resiutta abitava: in pochi anni la produzione passò da 600 hl a 4000 hl annui, i lavoratori diventarono 28, fra cui 20 donne, e Dormisch fu tra i primi a introdurre le bottiglie in vetro da 75 cL chiuse da tappi di sughero. Sulle botti fece scrivere il motto «Riservi Iddio dall'alto, il luppolo e il malto».

La birra aveva bisogno di freddo, e per conservarla fu scavata una galleria nel versante nord-est del Monte Gravizze, a poca distanza dal birrificio, dove si stoccavano il ghiaccio e la neve naturali raccolti in inverno. L'entrata sta sul bordo della terrazza di ghiaia a sinistra del torrente Resia. La forma della Galleria Ghiacciaia, attraverso cunicoli e strettoie, facilitava la circolazione dell'aria fresca dal deposito del ghiaccio ai locali anteriori, dove erano immagazzinate le botti di birra.

Nel 1891, con la realizzazione del canale Ledra, Dormisch trasferì la produzione a Udine, per sfruttare la forza idrica della roggia che azionava i macchinari, e dotò il nuovo stabilimento di cantine su tre piani con refrigerazione artificiale ad anidride carbonica. Lo stabilimento di Resiutta venne abbandonato e demolito, e la vecchia ghiacciaia restò vuota. Riportata alla luce con un finanziamento dell'Unione Europea, la galleria è stata inaugurata il 3 maggio 2014: al suo interno allestimenti espositivi raccontano la storia del manufatto e della fabbricazione della birra a Resiutta, le caratteristiche del territorio e alcune specie animali legate al mondo delle cavità.

Borgo Cros, Povici e i sentieri del Parco delle Prealpi Giulie

Oltre al capoluogo, il comune conta le frazioni di Borgo Cros, Rauni, Povici di Sopra e Povici di Sotto. A 530 metri d'altitudine, Borgo Cros è un piccolo agglomerato di abitazioni rurali scampate al terremoto del 1976, case in pietra che hanno conservato l'aspetto originario; dal borgo si gode un ampio panorama sulla Val Resia e sul massiccio del Canin. La Chiesetta del Calvario sovrasta l'abitato.

Resiutta è uno dei sei comuni del Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie, istituito nel 1996 insieme a Chiusaforte, Lusevera, Moggio Udinese, Resia e Venzone: dei 9.404,42 ettari di area protetta, 1.016,26 stanno nel comune di Resiutta, il 10,81% del Parco. Il parco comprende le cime più alte del Monte Plauris (m 1958), dei Monti Musi (m 1869) e del Monte Canin (m 2587), e va più in basso soltanto a Povici, frazione di Resiutta, e nella valle del torrente Mea, a Lusevera. Nel Parco si toccano tre aree biogeografiche diverse, mediterranea, illirica e alpina, e fra i suoi animali ci sono il lupo e la vipera dal corno. Assieme alla Riserva naturale della Val Alba, il Parco costituisce il cuore della Riserva della Biosfera MaB Unesco Alpi Giulie.

Il torrente Resia, lungo circa 15 km, è il principale affluente di sinistra del Fella e vi si congiunge proprio a Resiutta; nelle sue acque vivono lo scazzone, la trota marmorata, la trota fario, il temolo e il gambero di fiume. Il tracciato della vecchia ferrovia Pontebbana è diventato pista ciclabile, e la Ciclovia Alpe Adria la percorre da Chiusaforte fino a Resiutta. Dalla ex stazione parte il percorso cicloturistico Val Resia, di 11,6 km: costeggia il torrente, che a Povici forma una piccola spiaggia, e sale fino ai borghi di San Giorgio e Prato, dove si trova il Centro Visite del Parco.

Nel paese si tiene la Festa dell'Agricoltura, con stand gastronomici e artigianali, presentazioni di libri e due escursioni: una verso la miniera del Resartico e una fino al Sasso del Diavolo, per le famiglie con bambini, accompagnata dalle leggende legate al masso. Il Trofeo dei Tre Comuni è una competizione sportiva che unisce Resiutta, Chiusaforte e Resia.

Domande frequenti

Dove si trova Resiutta?

Resiutta è un comune della provincia di Udine a 316 metri, nel punto in cui il torrente Resia confluisce nel Fella, all'incontro fra la Val Resia e il Canal del Ferro.

Che cosa si vede alla Mostra della Miniera del Resartico?

La Mostra della Miniera del Resartico espone la ricostruzione a grandezza naturale di una galleria con i carrelli, campioni di scisti bituminosi, le attrezzature dei minatori e un plastico della valle del Resartico.

A che cosa serviva la Galleria Ghiacciaia di Resiutta?

La Galleria Ghiacciaia di Resiutta, scavata nel Monte Gravizze, conservava il ghiaccio raccolto in inverno per tenere al fresco le botti della birra prodotta a Resiutta, dove dal 1881 lavorava la fabbrica di Francesco Dormisch.

Che cos'è Borgo Cros?

Borgo Cros è un piccolo agglomerato di case rurali in pietra a 530 metri, scampate al terremoto del 1976, con un ampio panorama sulla Val Resia e sul massiccio del Canin.