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Pontebba: il ponte sul vecchio confine, il Flügelaltar del 1517 e i fossili di Pramollo

Pontebba, nel Canal del Ferro: il ponte sulla Pontebbana che fino al 1919 divideva Italia e Austria, il Flügelaltar del 1517 e i fossili del Carbonifero.

Pontebba, Pontêbe in friulano e Pontafel in tedesco, è un comune della provincia di Udine nel Canal del Ferro, dove comincia la Val Canale. Fino al 1919 il torrente Pontebbana tagliava in due il paese fra Italia e Austria; nella Pieve di Santa Maria Maggiore c'è il Flügelaltar del 1517.

Il ponte sulla Pontebbana, confine fra Venezia e l'Impero

Il paese è attraversato dal torrente Pontebbana, che poco dopo si getta nel Fella. Fino al 1919 il suo letto era la frontiera fra Italia e Austria e spezzava il paese in due comuni: Pontebba, italiana, e Pontafel, in Carinzia. Da dove venga il nome non è chiaro: c'è chi pensa a pons aquae, pons viae o pontem viae, chi al torrente Pontebbana. Il testamento del conte Cacellino, nel 1084, parla di Poltabia, un atto del 1324 di Poltajbam; fra il 1333 e il 1396 si trovano Polteyba, Ponteba, Poltabia e Pontaiba, e nel 1408 Pontebia.

Dal 737 al 1420 la zona appartenne ai patriarchi di Aquileia. Le cronache nominano una chiesetta a Pontebba nel 1104, e dal 1119 al 1773 il paese dipese dall'abbazia di Moggio Udinese. Il 10 agosto 1342 il patriarca Bertrando concesse con un diploma il mercato per la Natività della Madonna, l'8 settembre. Il 22 maggio 1362 il capitano di Venzone assalì la Villa de Ponteba, bruciò le case e fece prigionieri, e nel 1478 anche qui arrivarono le scorrerie dei Turchi in Friuli. Nel 1489 Nicolò Cocetto fu il primo gastaldo, cioè il sindaco, di Pontebba.

Poi, fino al 1797, comandò Venezia: il torrente separava la Pontebba veneta da quella imperiale, e il ponte era la vecchia frontiera. Il primo documento che lo nomina è del 1442, quando il muratore Giuseppe d'Incaroio, che abitava a Pontebba, fu pagato più di 2000 ducati per rifarlo. Di quel governo restano le roste di pietra sul torrente, le opere per incanalarlo volute dal luogotenente Girolamo Civrano e costruite fra il 1624 e il 1626; nel 1626 fu aperto anche il Lazzaretto, cardine del controllo sanitario al confine. Nel 1685 Pontebba ebbe il titolo di «Terra», che il Senato veneziano dava a pochi paesi. Fra il 1747 e il 1769 una serie di alluvioni distrusse buona parte delle case. I leoni di San Marco, bassorilievi dei secoli XVII e XVIII, sono murati nell'argine destro del torrente vicino a piazza Garibaldi, nella balaustra del municipio e nel muraglione dell'argine.

Il 21 marzo 1797 il generale Massena, mandato da Napoleone a ricacciare gli austriaci lungo il Canal del Ferro, entrò a Pontebba con 600 prigionieri, e il paese fu saccheggiato. Con il trattato di Campoformido, il 17 ottobre 1797, la Val Canale andò all'Austria e il confine fu fissato sul torrente, fra Pontebba e Pontafel. Nel 1866 il plebiscito portò il comune di Pontebba nel Regno d'Italia. Il 12 febbraio 1877 il Regio Commissario di Moggio descriveva lo stemma come un mezzo ponte ad archi in muratura, che ricorda il confine fra la Repubblica veneta e l'Impero. Nell'agosto 1885 Giosuè Carducci attraversò il ponte a piedi durante una breve visita a Pontafel.

Nel 1918 la frontiera fu spostata a Coccau. Pontafel diventò Pontebba Nuova e il 15 agosto 1924 fu unita a Pontebba, e il 20 settembre 1926 si aggiunse anche il vecchio comune di La Glesie San Leopoldo. Nel 1928-1930 un modulo del Comune descriveva lo stemma come uno scudo sannitico con un ponte a due archi interrotto e due torri, e il 13 novembre 1934 fu riconosciuto ufficialmente. Il friulano, parlato un tempo solo a destra del torrente, si è diffuso a Pontafel e a San Leopoldo dopo il 1919 e dopo le Opzioni del 1939. Il ponte attuale, più largo, è stato rifatto negli anni '50 dopo il crollo del vecchio. Nel 1971, secondo lo studioso Giorgio Valussi, chi aveva lo sloveno come lingua madre era il 2,3% della popolazione, e nel 1976 il terremoto del Friuli devastò il comune. Dal 3 agosto 2001 Pontebba rientra nell'area di tutela della lingua friulana; tedesco e sloveno li parla una piccola minoranza a Laglesie San Leopoldo.

La Pieve di Santa Maria Maggiore e il Flügelaltar

La Pieve di Santa Maria Maggiore, piccola già nel XII secolo, fu rifatta in gotico nel 1504 su progetto dell'architetto Johann Komaue e ampliata nel XVII secolo. Dal 17 maggio 1780 il parroco di Pontebba ha il titolo onorario di pievano, concesso dall'arcivescovo di Udine. Dal 1883 la chiesa fu quasi ricostruita in neogotico dal gemonese Girolamo D'Aronco: consacrata il 19 settembre 1888, fu finita nel 1903 e restaurata fra il 1922 e il 1942. Ha tre navate gotiche, un presbiterio a cinque lati e un portale a sesto acuto con Cristo re scolpito nella lunetta.

L'altare di legno con le ante del 1517, il Flügelaltar, sta nel coro ed è monumento nazionale. In tedesco il nome vuol dire «altare con le ali», perché ha un corpo centrale e due sportelli che si aprono e si chiudono. Per la finezza degli intagli è attribuito al maestro Enrico da Villaco, fondatore e artista più importante della bottega di Villaco, e sembra sia stato il modello di una serie di altari simili che la bottega mandò in diverse chiese austriache.

Nella cassa centrale c'è l'Incoronazione di Maria da parte della Trinità; sugli sportelli la Natività, l'Adorazione dei Magi, la Resurrezione di Cristo e la Morte di Maria. In Avvento e in Quaresima l'altare resta chiuso, e allora si vedono i dipinti dell'Annunciazione, della Visitazione, della Fuga in Egitto e della Pentecoste. La cimasa, che porta l'altare a 750 cm di altezza, ha sotto i baldacchini Cristo imago pietatis, la Madonna sulla falce di luna, due angeli musicanti, Sant'Erasmo, San Sebastiano, un santo vescovo e San Rocco. Sotto, nella predella, stanno quattro padri della Chiesa, San Agostino, San Gregorio Magno, San Ambrogio da Milano e San Girolamo, come colonne della devozione alla Madonna. Statue e pitture mostrano l'influsso rinascimentale italiano: sono meno cupe, più naturali, e curano molto la figura umana.

Nel 1985 il Flügelaltar era molto rovinato, anche per restauri fatti male, e dopo cinque anni di lavori è tornato nella chiesa rinnovata; l'ultima pulitura è del 1991. Il Sabato Santo gli sportelli si aprono per mostrare le statue, e l'altare si apre anche per la messa solenne di Natale. Nella stessa chiesa ci sono un San Sebastiano di Palma il Giovane, un Crocefisso ligneo del XVI secolo e la Via Crucis del pittore pontebbano Morocutti.

Il Palazzo municipale, le case di via Roma e la lapide di Severilla

Il Comune comprò tutta l'area di piazza Garibaldi, dove c'era un grande albergo internazionale delle sorelle Englaro distrutto dalle bombe nella prima guerra mondiale, e ci costruì il nuovo municipio su progetto dell'architetto Provino Valle. I lavori cominciarono il 9 aprile 1923, la prima pietra fu posata il 1° maggio e il palazzo fu finito il 18 giugno 1924, inaugurato solo con la benedizione del pievano don Boria. Il leone di pietra di San Marco, trovato scavando nella piazza, fu murato «per volere del popolo» sulla balaustra della facciata.

I ferri battuti sono delle Officine Meccaniche Magro & Mencacci di Udine, e Antonio Morocutti, che insegnò per 40 anni all'Istituto d'Arte di Venezia, dipinse tutte le stanze, il teatro e la Sala del Consiglio, dove un grande quadro racconta la fuga, la distruzione e la ricostruzione di Pontebba. Davanti al municipio c'è dal 1969 il monumento al maestro Arturo Zardini, opera di Max Piccini: Zardini scrisse tante villotte friulane, fra cui Stelutis Alpinis. Accanto sorge il Cinema-Teatro «Italia», dello stesso periodo.

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Casa Micossi, di origine settecentesca, guarda sulla strada principale ed è sempre stata dei Micossi, famiglia arrivata dalla Carinzia agli inizi del 1500. Restaurata dopo il terremoto del 1976, ha un grosso arco d'ingresso di pietra con la chiave sporgente incisa con la data 1720, e al primo piano una bifora semplice incorniciata di pietra. La Casa di Gaspero Rizzi, fra via Roma e via Cavallotti, è del XVII secolo e fra gli edifici più vecchi del paese: l'ingresso ad arco ribassato porta la data 1616, e sul retro c'è una loggia a volte su tre piani con archi e pilastri di tufo. Ospitò la «bacheria» di Leonardo Di Gaspero, che nel 1870 aprì una filanda.

Il 12 marzo 2011 è tornata a Pontebba la lapide funeraria romana di Severilla, trovata nel 1789 e custodita dal 1876 nei Civici Musei di Udine: da allora sta nell'atrio del municipio. È un blocco di calcare di circa 900-1000 chili, poggiato su quattro robusti piedi di ferro, alto 119-120 cm. Sul lato destro c'è un giovane in tunica con un rotolo aperto in mano, sul sinistro una ragazza con un abito ricco di pieghe, che nella mano sinistra tiene uno specchio, un disco o un medaglione. L'iscrizione parla di un certo Onesimo, servo della dogana dell'Illirico, e conferma che qui c'era un posto di dogana forse già nel II secolo d.C.

Le chiese di Pontafel, San Leopoldo e delle frazioni

A Pontafel la chiesa di San Giovanni Battista fu costruita nel 1368 e dipendeva dalla parrocchiale di Ugovizza. Nel 1514 i vicari del patriarca la trovarono danneggiata e trascurata; dal 1600 fu curata meglio e si riempì di quadri e statue di legno, e verso la metà del XVIII secolo Pontafel diventò parrocchia. Ha parti gotiche nel coro, altari barocchi di marmo e un grosso campanile con il tetto a cipolla, ed è stata rimessa a nuovo dopo il 1976; si è persa invece la lapide del 1734 di Maria di Weidmansdorf, moglie del barone Francesco de Rechbach.

La chiesetta del Calvario sta in cima alle quattordici stazioni della Via Crucis, ai piedi del Monte Brizzia. Esisteva di sicuro prima del 1800: un documento di quel tempo racconta che il parroco di Pontafel, un certo Wangoo, guidava una processione da Pontebba fino all'oratorio. Incendi e terremoti l'hanno rovinata più volte, soprattutto quello del 1976.

A Laglesie San Leopoldo la chiesa di Santa Geltrude la volle il vescovo di Bamberga Otto I dopo il 1106, ed è stata quasi tutta ricostruita dopo la prima guerra mondiale: della chiesa antica restano dentro le volte a costoloni. Fra il 1946 e il 1948 la dipinsero Antonio Morocutti e Decio Deotto di Verzegnis. A sinistra della porta è rimasta la lapide in sloveno, la lingua in cui un tempo si predicava.

La prima chiesa di San Rocco a Casali in Piano nacque nel 1624, per ricordare la vittoria veneziana sugli Arciducali del 1616. Il 28 settembre 1885 un'alluvione la spazzò via, ma la tela di Palma il Giovane si salvò; rifatta in un posto più sicuro, fu consacrata il 26 settembre 1886 dall'abate di Moggio.

A Pietratagliata si parla di un oratorio verso il 1500, e nella guerra di Cambrai, nel 1509, compare la chiesa di «Pietra Taiata». La chiesa dello Spirito Santo attuale fu costruita nel 1748, allargata nel 1892 con un piccolo campanile; nel 1902 si mise in una nicchia la statua di Sant'Antonio, e l'anno dopo il pittore gemonese Barazzutti dipinse il coro. Ad Aupa, dopo un lungo litigio con Studena Alta, la gente costruì con le proprie mani fra il 1910 e il 1912 la cappella dei Santi Gioacchino e Anna. A Studena Bassa fino al 1400 c'era solo una piccola cappella, dove una volta alla settimana venivano a dire messa i benedettini di Moggio, e nel 1427 compare il primo prete, Gasparo quondam Alberto di Pontebba; la chiesa di San Giuseppe fu cominciata nel 1912 e aperta al culto nel 1925. Nel 1936, mentre si costruivano le strade nuove per la Val Aupa e il Passo Pramollo, fu abbattuta la vecchia cappella all'incrocio con il sentiero per Studena Alta, e la nuova cappella di Sant'Antonio, voluta dal parroco G.B. Boria, fu benedetta nel 1938.

Pramollo, la Grande Guerra e il ghiaccio della Val Canale

A nord il Passo Pramollo porta in Austria, e il paese sta sotto il comprensorio sciistico Nassfeld-Pramollo. Le rocce della zona sono soprattutto scisti, arenarie, calcari e conglomerati di quarzo del carbonifero superiore, e le serie di fossili di Pramollo sono famose: una sequenza di rocce di 300 milioni di anni fa in cui si alternano depositi di mare e di terraferma. Nelle sale al piano terra del municipio, su 108 metri quadrati, c'è la mostra multimediale «Quando Pramollo stava all'equatore», ideata da Andrea Baucon e Corrado Venturini: in tre sale si torna al tempo in cui Pramollo era il delta di un fiume che portava ghiaia e sabbia in un mare pieno di vita, fra scene interattive con anfibi giganti, scorpioni di mare, trilobiti e squali. La Wulfenia Carinthiaca, una pianta di prima delle glaciazioni, vive e fiorisce solo in un angolo del Passo Pramollo, in Montenegro e sull'Himalaya.

Nel comune c'è anche il parco tematico della Grande Guerra Bombaschgraben, sulla linea degli avamposti austro-ungarici, con ricoveri, caverne e postazioni restaurate lungo un percorso di 2,5 chilometri diviso in tre parti.

La sezione CAI di Pontebba è nata nel 1929, è gemellata con l'ÖAV di Hermagor e gestisce il bivacco Ernesto Lomasti nel vallone d'Aip. La pista da fondo del Passo Pramollo è un anello di 3,75 chilometri che parte a 1.526 metri, mentre quella della Val Gleris comincia dai prati di Frattis, ad Aupa, e corre per 7,5 chilometri nei boschi. La Ciclovia Alpe Adria, quasi tutta sul vecchio tracciato ferroviario della Pontebbana, passa in mezzo al paese. Proprio da Pontebba prende il nome la ferrovia Udine-Tarvisio, inaugurata per intero il 30 ottobre 1879.

Il 22 dicembre 1986 nacque lo Sport Ghiaccio Pontebba, e nell'ottobre 1988 l'Artistico Ghiaccio Pontebba per il pattinaggio di figura. Lo stadio del ghiaccio si cominciò a costruire nel 1990, a lotti, e il Palaghiaccio «Claudio Vuerich» fu inaugurato com'è adesso il 12 dicembre 2002, dopo i lavori per le Universiadi di Tarvisio del 2003; ha posto per 2 300 spettatori. Le Aquile salirono per la prima volta in serie A alla fine della stagione 2005/2006 e vinsero la Coppa Italia; nel 2010 la squadra diventò Ice Hockey Aquile Friuli Venezia Giulia, e dopo il fallimento del febbraio 2014 in paese restò solo l'HC Pontebba Evergreen, nato nell'estate 2013. Nell'impianto c'è anche il Palagym, una palestra attrezzata. La squadra di calcio, la Pontebbana, fondata nel 1948, vinse il campionato carnico nel 1952.

La fiera dell'8 settembre, la Tae e gli Spitz Parkli

La fiera dell'8 settembre, con merci e animali in mostra, dal 1342 richiama la gente delle valli vicine e della Carinzia. La festa si chiude con il Palio del Ponte, la sfida fra Pontebba e Pontafel. Pontebba è l'unico paese della Valcanale dove si fa la festa della Tae, chiamata anche del Cioch, del Puch o del Ploch, la penultima domenica di Carnevale: la Tae è un tronco, di solito di abete, che i ragazzi del paese tagliano, addobbano e portano in giro davanti alle 88 case della vecchia Pontafel, prima di venderlo all'asta.

Gli Spitz Parkli, un'usanza che arriva chiaramente dall'Austria, girano con catene e campanacci per le strade e i vicoli per San Nicolò: il 5 dicembre gruppi di ragazzi in costume accompagnano il santo di casa in casa, e l'8 dicembre la sfilata dei Krampus con tamburi e fiaccole richiama più di 5.000 persone. Nel 2016 i gruppi venivano da tanti paesi diversi, anche dall'Austria e dalla Slovenia. Il gruppo sportivo «Val Gleris» organizza lo Snow Art, con grandi cubi di ghiaccio e neve di 3x3x3 metri scolpiti da artisti di tutto il mondo, e il Fen Art, con sculture di fieno. Il Venerdì Santo la vecchia processione notturna della Croce attraversa il paese illuminato portando un Crocefisso ligneo del 1500.

A tavola Pontebba conserva le ricette di montagna: i cjalsons di Studena Bassa, la versione del posto degli agnolotti carnici, e i piatti di selvaggina, che risentono della vicina cucina carinziana.

Domande frequenti

Dove si trova Pontebba?

In provincia di Udine, nel Canal del Ferro, all'inizio della Val Canale; il Passo Pramollo la collega all'Austria.

Che cos'è il Flügelaltar di Pontebba?

L'altare di legno con le ante del 1517, nella Pieve di Santa Maria Maggiore, attribuito al maestro Enrico da Villaco e dichiarato monumento nazionale.

Perché Pontebba era divisa in due?

Perché fino al 1919 il torrente Pontebbana era la frontiera fra Italia e Austria, fra Pontebba e Pontafel; Pontafel fu unita a Pontebba nel 1924.

Che cosa si vede a Pontebba?

Il ponte sul vecchio confine, il Flügelaltar della Pieve, il municipio di Provino Valle, la lapide di Severilla e il parco della Grande Guerra Bombaschgraben.