Pinzano al Tagliamento, Pinçan in friulano, è un comune della provincia di Pordenone nella Media Val Tagliamento, dove il fiume si infila nella gola naturale della Stretta di Pinzano. Qui si trovano i ruderi del castello, gli affreschi del Pordenone a Valeriano e l'Ossario germanico mai finito sul colle Pion.
La Stretta di Pinzano e il ponte sul Tagliamento
Il comune sta nella Media Val Tagliamento; a ovest tocca la Val Cosa, a nord-est la bassa Val d'Arzino. Il Tagliamento scorre a meno di un chilometro in linea d'aria dal paese, 75 metri sotto la piazza, in fondo a una scarpata di una cinquantina di metri. Risalendo il fiume, la Stretta di Pinzano è il primo sperone di roccia più antico del Quaternario, scavato nei conglomerati miocenici: per il suo valore scientifico la Regione lo ha messo fra i suoi geositi. Vicino alla Stretta il fiume non resta mai all'asciutto, nemmeno nei periodi di secca. Per più di cinque milioni di anni fu l'Arzino a scavare la gola; solo quindicimila anni fa il Tagliamento, da Cimano, prese a scendere verso sud-ovest, e l'Arzino ne diventò un affluente.
La Stretta era il guado principale della strada romana fra Concordia Sagittaria e Gemona, dove si imboccava la via Iulia Augusta. Per secoli i circa centocinquanta metri fra una riva e l'altra si attraversarono su un traghetto, una specie di chiatta spinta con le pertiche, che portava merci, animali e persone. Sulla riva di Pinzano c'era la «Casa della barca», una dogana che serviva anche per fermarsi ad aspettare il momento buono per passare.
Il ponte di Pinzano unisce il comune a Ragogna, in provincia di Udine. Il 29 settembre 1901 a Udine nacque un consorzio di comuni per un ponte fisso, con San Daniele del Friuli in testa. Il progetto lo fece l'impresa Odorico & C. di Milano, i lavori partirono nel 1903 e il ponte fu inaugurato il 16 settembre 1906: 181 metri di lunghezza, 30 di altezza sull'acqua, tre archi parabolici, ed era allora il più grande ponte in cemento armato d'Europa. Era pensato anche per il tram Udine-San Daniele, che però a Pinzano non arrivò mai. Poi venne la ferrovia Casarsa-Gemona: nel 1912 si aprì il tratto Spilimbergo-Pinzano, nel 1914 la linea era completa. Il 1° novembre 1917, dopo Caporetto, gli italiani in ritirata minarono il ponte e l'arco verso Pinzano crollò; all'imbocco una lapide ricorda il capitano Teodoro Moggio e gli uomini della Brigata Bologna, che combatterono sulla riva sinistra per coprire la ritirata. Rifatto nel 1920, il ponte fu travolto dalla piena del 4 novembre 1966: l'acqua scalzò un pilone e lo danneggiò senza rimedio, tanto che il 22 settembre 1967 fu fatto saltare.
Il ponte nuovo lo progettò l'ingegner Silvano Zorzi per l'impresa Rizzani: i lavori cominciarono nel 1968 e l'inaugurazione fu il 19 marzo 1970; per il collaudo si usarono mezzi militari fino a 838 tonnellate. È di cemento armato precompresso, costruito a sbalzo senza appoggi, e supera i 185 metri fra le due rive con un solo arco sottile; il terremoto del 1976 non lo scalfì. È uno dei punti più belli da cui guardare il Tagliamento.
Il castello dei signori di Pinzano e dei Savorgnan
Il nome viene da un podere romano, dato a un colono chiamato Pincius; l'aggiunta «al Tagliamento» è del Regio Decreto del 18/08/1867. Gli scavi dicono che sul colle del castello si viveva già in età romana. Il primo documento con un signore di Pinzano è del 1134 e parla di Ermanno di Pinzano; questi signori erano feudatari liberi, investiti direttamente dall'imperatore, e comandavano più o meno dal Cosa all'Arzino e da Clauzetto fino al confine con Spilimbergo.
La famiglia tenne il castello fino al 1344, quando diversi rami dei Pinzano si scontrarono fra loro in un episodio sanguinoso; il patriarca di Aquileia tolse loro il feudo, che nel 1352 andò ai Savorgnan. Il castello aveva stalle, due torrette di guardia rettangolari e la chiesetta di San Nicolò, nominata per la prima volta nel 1291. Fu ingrandito e rifatto più volte, soprattutto dopo i terremoti del 1348 e del 1511; attorno al mastio c'erano tre cerchi di mura, di cui si vedono ancora i resti, e fra l'uno e l'altro un piccolo borgo. Dalla prima metà dell'Ottocento cominciò a crollare, e il terremoto del 1976 buttò giù gli ultimi muri rimasti. Con i restauri sono tornate alla luce le cantine, tre grandi volte a botte di mattoni, una delle quali con un doppio strato.
Sul castello circolano tante leggende. Si dice che nei sotterranei, dove c'erano anche le prigioni, ci fosse una stanza con il tesoro dei Pinzano, bottino delle loro scorrerie in Friuli, e che un passaggio segreto portasse fino al fiume: da lì sarebbe scappata la figlia adottiva della famiglia durante la strage del 1344. Una storia più recente racconta di una donna che a mezzanotte, fra le rovine, vide il fantasma di un cavaliere uccidere un leone con la spada; le Agane dell'Arzino e del Tagliamento la invitarono a seguirle fino al fiume per affogarla, ma lei chiamò il nome di Maria e le ninfe scapparono.
In paese, sotto il castello, i Savorgnan avevano già nel Cinquecento una seconda casa, che un atto di divisione del 1562 descrive come «la casa da basso in villa detta la casa grande con caneve, stalle, broylo, archi et corti». Sembra che il Palazzo Savorgnan-Rizzolati sia diventato la casa dei signori al posto del castello solo dopo la rivoluzione francese; nel 1809 passò ad Antonio Moro, e a metà Ottocento i Rizzolati lo abbellirono con le pietre, gli architravi e gli archi più belli presi dal castello in rovina. Dal 1939 una parte del palazzo è il municipio, e nel cortile dietro è stata ricavata piazza 6 maggio 1976, con la data del terremoto. Il sisma fece 14 morti nel comune e distrusse 77 case, e per la ricostruzione e i restauri Pinzano ricevette la Medaglia d'Oro al Merito Civile.
Valeriano, il trittico del 1506 e Santa Maria dei Battuti
Valeriano, Valerian in friulano, è la frazione più grande, con circa 650 abitanti, a circa 180 metri. La pieve di Santo Stefano, che dipendeva da San Pietro di Travesio, è già citata nel 1186 in una bolla di Urbano III; l'edificio di adesso è del 1492, come dice una scritta accanto al portale con il nome del costruttore, l'udinese «Francesco de Zanpigia», e sull'architrave c'è lo stemma dei Savorgnan. Sulla piazza, lungo la scalinata verso la chiesa, c'è il Monumento ai caduti di Nane Zavagno (1989), con blocchi di pietra grigia che fanno pensare alla bocca di un cannone.
A destra dell'arco trionfale Giovanni Antonio de' Sacchis, il Pordenone, firmò e datò nel 1506 un trittico ad affresco con San Michele arcangelo fra i santi Valeriano e Giovanni Battista. Il cartiglio sullo stipite sinistro della nicchia dice: «M Durigo de/Lasin a fato far questo/S. Michel per sua Devotione/ MCCCCCVI adi 6/Zuane Antonio de Sacchis/abitante in Spilimbergo». Ritrovato all'inizio del Novecento e riconosciuto come opera del Pordenone dallo storico dell'arte Lionello Venturi, è la prima opera sicura e datata del pittore giovane, e il terremoto del 1976 non lo toccò. Sulla parete di fronte c'è una Trinità dipinta da Marco Tiussi nel 1535, che imita l'architettura dipinta del Pordenone. Nel 1976 il campanile crollò quasi tutto, e il 22 dicembre 1985 il parroco don Enrico Todesco riconsacrò la chiesa.

Dall'altra parte della strada, sul lato nord della piazza, c'è l'oratorio di Santa Maria dei Battuti. Lo costruì verso il 1300 la confraternita dei Battuti di Valeriano, gente che faceva penitenza frustandosi con cordicelle, la «disciplina», e che assisteva malati e pellegrini: a Valeriano avevano anche un ospedale, perché Pinzano e Valeriano erano una tappa importante sull'antica via di Allemagna. Il portale di pietra lo scolpì nel 1499 Giovanni Antonio Pilacorte, con decorazioni a candelabra. Nel 1524 il Pordenone dipinse sulla facciata un enorme San Cristoforo, protettore dei pellegrini e dei barcaioli, i santi Valeriano, Giovanni Battista e Stefano, l'Adorazione dei Magi e la Madonna in trono sotto lo stemma dei Savorgnan; rovinati dal terremoto del 1976, gli affreschi sono stati staccati e portati dentro.
Sulla parete sinistra c'è la Natività del 1527, ambientata fra le colline della pedemontana: una donna del popolo sale le scale di casa con due secchi di rame pieni d'acqua, e sulla porta l'aspetta un cagnolino bianco; un pastore suona la cornamusa vicino al gregge, e San Floriano, in armatura, fa bere i buoi alla fontana. La vide anche Stendhal, durante uno dei suoi viaggi in Italia. Sulle pareti ci sono anche un'Ultima Cena, una Trinità e un San Nicolò di fine Trecento, e la pala di Gasparo Narvesa con la Trinità e i santi Valeriano e Severo, dipinta per un voto a San Severo dopo che la figlia del pittore, Vincenza, aveva riavuto la vista. L'altare di legno dipinto e dorato scolpito nel 1509 da Giovanni di Domenico da Tolmezzo sta invece al Museo d'Arte di Pordenone. Nel terremoto del 1976 la volta cadde e l'edificio fu gravemente danneggiato; i restauri sono finiti nel 1996.
San Martino e la Santissima a Pinzano
Un oratorio di San Martino è ricordato per la prima volta nel 1294, e dipendeva dalla pieve di Valeriano. Nel 1520 si rifecero il presbiterio e tre cappelle laterali, e fra il 1525 e il 1527 ci lavorò il Pordenone: sulla parete destra dipinse la Madonna della Misericordia, che apre il mantello sopra i fedeli in ginocchio mentre il Bambino porge una pera, con la data 1525 alla base del trono; nel 1527, per la Confraternita di San Sebastiano, dipinse San Sebastiano con i santi Rocco, Stefano, Nicola e Michele arcangelo. La Madonna «del cassonetto», chiusa in una cassetta di legno decorata, viene dalla chiesetta di Ognissanti del castello, come il gruppo di legno della Pietà della stessa epoca.
La pala d'altare con Sant'Antonio in gloria, datata 1740, è di Gianantonio Guardi. La chiesa prese la forma attuale con l'ingrandimento del 1773, che portò le navate a 17 metri, più i 7,35 metri del coro; allora si abbatté il vecchio campanile attaccato alla navata sinistra, e quello nuovo, alto 35 metri, fu costruito davanti alla chiesa, staccato. Il portale del 1508 è dello scalpellino Carlo da Carona. Nella prima guerra mondiale la chiesa diventò un ospedale militare e un deposito; è parrocchia dal 1940, e dopo il terremoto del 1976 fu riaperta dieci anni più tardi.
La chiesa della Santissima Trinità, la «Santissima», sta sotto il paese, vicino al cimitero. Ci arrivavano processioni da tutta la val d'Arzino, e fra il 1723 e il 1730 i pellegrini ottenevano l'indulgenza plenaria nella festa della Trinità. Fu rifatta dov'è adesso nel Settecento, quasi certamente dopo la piena del Tagliamento del 1740, come dice una scritta sulla facciata. Abbandonata dopo i danni del 1976, è tornata aperta al culto con il restauro del 2006.
L'Ossario germanico del colle Pion
Il 26 ottobre 1917, dopo Caporetto, a Pinzano arrivarono i primi soldati italiani in ritirata, e nei giorni seguenti il paese vide passare una fiumana di militari e civili. A Colle c'era allora una passerella di legno sul Tagliamento, all'altezza di Pontaiba, usata sia dagli italiani in fuga sia dagli austro-ungarici che avanzavano.
Per i caduti di quella guerra il governo tedesco scelse un colle chiamato Pion, poco lontano dal ponte, da cui si vede il Tagliamento. L'Ossario, disegnato dall'architetto paesaggista Robert Tischler, doveva raccogliere i resti di circa trentamila soldati tedeschi e austriaci. Il progetto fu completato nel 1937, e nel 1938 si costruì un modello a grandezza naturale, di legno e canne; l'anno dopo cominciarono i lavori in pietra, con una sessantina di operai, molti di Pinzano, per un'impresa di Thiene. La pietra per l'esterno veniva dalla cava di Somplago, nel comune di Cavazzo Carnico, quella per l'interno da cave vicino a Verona: arrivava in treno alla stazione di Pinzano e saliva in cima su rulli. Le colonne più grandi pesano circa 18 tonnellate e misurano circa 6,4 × 1,4 × 0,8 metri.
Con l'armistizio dell'8 settembre 1943 i lavori si fermarono e non ripresero più: il colle fu occupato prima dai tedeschi, poi dai cosacchi, e nel settembre 1944 un gruppo di partigiani del posto prese le postazioni abbandonate. A differenza dell'ossario del Pordoi, quello di Pinzano non fu mai finito, anche se la struttura principale sembra quasi completa. Durante la guerra fredda il colle diventò zona militare e fu fortificato: la «casermetta» ai piedi del Pion ospitava un reparto di fanti d'arresto con il suo deposito, e vicino alla galleria del ponte si vedono ancora il casello del pedaggio, varie postazioni, un bunker e una piazzola per mitragliatrice. Dopo il terremoto del 1976 la casermetta fu la base del decimo cantiere dell'Associazione Nazionale Alpini per la ricostruzione. Il Club Alpino Italiano cura il sentiero n° 822, l'«Anello di Pinzano», che passa dal castello Savorgnan, dall'Ossario e dalla cascata dello Sflunc.
Il mulino di Ampiano, la balote e i San Martini
A Borgo Ampiano c'è un vecchio mulino documentato dal Trecento, mosso da un canale derivato dal torrente Cosa. Era dei signori di Pinzano, che lo affittavano: nel 1320 Francesco di Pinzano lo diede «a pre' Simone vicario in Valeriano […] dietro compenso di 4 libbre di buon pepe da pagarsi annualmente a gennaio». Passò poi ai Savorgnan, che lo cedettero ai Battuti di Valeriano, e più tardi ad altre famiglie del posto. La parte più antica è la stanza della pila, dove si pestava l'orzo; ai primi del Novecento si montarono due mulini nuovi, uno per il frumento e uno per il granoturco, mossi da una turbina invece che dalle vecchie ruote a pale.
La vecchia facciata sud, finita all'interno con un ampliamento, aveva una Madonna della Misericordia del Pordenone, dipinta fra il 1524 e il 1527, con quattro angeli che le reggono il mantello e i fedeli incappucciati di bianco, i confratelli dei Battuti. L'affresco fu staccato nel 1957, e ciò che ne resta è al museo civico di Conegliano; nel mulino lo ricorda l'«Omaggio a Pordenone» di Vittorio Basaglia. Il mulino ha smesso di macinare nel 1969, è stato danneggiato nel 1976 e, restaurato, fa parte dell'Ecomuseo Lis Aganis; fuori, sotto una tettoia, c'è una vecchia trebbiatrice.
A tavola a Pinzano si mangia friulano: brovada, frico, montasio, musetto e polenta di mais, e dalla tradizione contadina la panade (pane raffermo cotto nel latte), il ridic cu las frices (radicchio condito con il lardo), la mule (crema di sangue di maiale) e lat e sâl cule polente, latte salato con la polenta. Il piatto più tipico, che si trova anche a Clauzetto, è la balote: una palla di polenta ripiena di formaggio, cotta sulla brace o sotto la cenere e servita con funghi ed erbe. Verso l'11 novembre c'è la sagra di San Martino, con i San Martini, grandi biscotti di frolla a forma di cavallo con il santo in sella, e la domenica mattina la cjaminade pai cuei, la camminata per i colli.
Domande frequenti
Dove si trova Pinzano al Tagliamento?
Nella Media Val Tagliamento, in provincia di Pordenone, dove il fiume passa nella Stretta di Pinzano; il ponte lo unisce a Ragogna, in provincia di Udine.
Quali opere del Pordenone si vedono a Pinzano al Tagliamento?
A Valeriano il trittico della pieve di Santo Stefano, firmato nel 1506, e la Natività di Santa Maria dei Battuti del 1527; a Pinzano, nella chiesa di San Martino, la Madonna della Misericordia del 1525.
Perché l'Ossario di Pinzano è incompiuto?
Perché i lavori, cominciati nel 1939, si fermarono con l'armistizio dell'8 settembre 1943 e non ripresero più; durante la guerra fredda il colle diventò zona militare.
Quando è stato costruito il ponte di Pinzano?
Il primo ponte, a tre archi, fu inaugurato il 16 settembre 1906; distrutto dalla piena del 1966, fu sostituito da quello a un solo arco aperto il 19 marzo 1970.