Forgaria nel Friuli, in provincia di Udine, sta sulla riva destra del Tagliamento, con le frazioni di Cornino, Flagogna, San Rocco e l'altopiano di Monte Prat. Sul colle di Castelraimondo c'era già nel IV sec. a.C. un villaggio fortificato; a Cornino una riserva protegge lago e grifoni.
Castelraimondo, il villaggio e la fortezza sullo Zuc Scjaramont
Castelraimondo prende il nome dallo Zuc Scjaramont, un colle di 441 metri da cui si controlla un lungo tratto del Tagliamento, da Osoppo verso il mare, e la stretta valle dell'Arzino, la via più corta e riparata verso la valle del But, la Carnia e i passi delle Alpi. Qui vivevano anticamente genti celto-carniche, ed era un crocevia fra la pianura padana e il Norico: su queste strade, dopo i Celti, passarono i Romani, i Longobardi e i Carolingi.
Sulla cima centrale del colle si visse per 1400 anni, dal IV sec. a.C. al X sec. d.C. Prima dei Romani il villaggio sorvegliava le strade commerciali dell'Arzino e del Tagliamento e un ampio territorio di pascoli e boschi; piccole vene di ferro a Monte Prat e a Planc de la Fontana alimentavano un quartiere di artigiani con crogioli e forge. Dai vasi e dagli ornamenti si capisce che qui si incontravano il mondo paleoveneto della pianura e quello alpino, pieno di influssi celtici.
La grande casa del IV sec. a.C., mezza interrata, è del tipo della «casa alpina preromana», ma molto più grande del solito: 15 metri per 7, contro i 5 per 4 delle case normali. Su uno zoccolo di grosse pietre senza malta poggiavano pareti di legno, sparite del tutto, e un tetto di paglia o di legno. In mezzo alla casa, sotto il pavimento di terra battuta, gli archeologi hanno trovato due cerchi di pietre e alcune offerte, vasetti di ceramica e uno ynx, un piccolo strumento d'osso magico e musicale, forse il rito con cui la casa fu fondata. Tra le pietre del grande focolare c'erano i resti di 11 neonati: seppellire i piccoli dentro casa era un'usanza delle genti alpine prima dei Romani.
Fra il II e il I sec. a.C., quando la tensione fra il regno celtico del Norico, i locali e i Romani, che avevano fondato Aquileia nel 181 a.C., era altissima, il villaggio fu cinto da un grande muro di terra, pietre e legno: la tecnica che Cesare trovò in Gallia e chiamò murus gallicus. È la prima fortificazione celtica di questo tipo riconosciuta in Italia. Con il terrapieno addossato, largo 2,40-2,80 metri, le difese arrivavano a uno spessore di 11 metri.
I Romani rafforzarono il sito con torri di guardia e di segnalazione, e il villaggio si trasformò a poco a poco in fortezza. Al tempo di Augusto la grande casa ebbe un pavimento di malta e un tetto di tegole e coppi, e il focolare fu tolto. Verso il 270 d.C., come dicono le monete degli imperatori Probo e Quintilio, il tetto crollò e fu subito rifatto. La fortezza funzionò fino al 430 d.C. circa, quando fu assalita, bruciata e rasa al suolo. Dopo qualche decennio di abbandono tra le rovine si stabilì una popolazione poverissima, poi il posto servì solo ai pastori d'estate, e verso il 650 d.C. un terremoto fece cadere gli ultimi muri della casa. Nel X secolo, sopra la casa ormai sepolta, si costruì un grande edificio di legno, bruciato dopo pochi decenni: da allora il luogo, chiamato Pustòta, cioè «posto abbandonato», è rimasto a pascoli e campi.
Raimondo della Torre e la spelunca latronum
Dal VII sec. d.C. gli abitanti si erano spostati più in basso e più a est, attorno alla chiesa di Sant'Agnese. Fra XIII e XIV secolo sulla cima più bassa del colle, a 428 metri, il patriarca di Aquileia Raimondo della Torre fece costruire un castello, da contrapporre a quello rivale di Flagogna. Nel 1279 Variento di Flagogna ottenne un maso e un «bearzo» dai signori di Forgaria, e quello stesso anno cominciarono i lavori di Castelraimondo. Seguirono scontri nel 1288, nel 1290 e dopo: distrutto e bruciato nel 1300, di sicuro tornò abitato solo nel 1325, e nel 1335 Ettore Savorgnan, per conto di Udine, lo incendiò di nuovo. Nel 1344 il Savorgnan cercò con un inganno di prenderlo, ma intanto il castello era diventato un nido di briganti che rapinavano i mercanti sulle tre strade sotto di sé: quella dell'Arzino, che scendeva dalla Carnia, quella che da Gemona seguiva il Tagliamento e la Pedemontana occidentale. Il 22 giugno 1348 il Parlamento della Patria, su proposta del patriarca Bertrando, stabilì che lassù non si potesse mai più ricostruire un castello, ormai una «spelunca latronum». Si racconta che le sue pietre finirono nelle case e nelle chiese dei borghi di Grap, Sac e Val.
La chiesetta di Sant'Agnese, citata nei documenti dal 1295, fu abbattuta verso il 1609. Una vecchia leggenda del posto parla di un vitello d'oro nascosto sotto un albero del colle o gettato nell'Arzino. Già nell'Ottocento si sapeva di monete, cocci e ossa trovati a Pustota e a Planc de la Fontana.
Nel 1985 l'Istituto Italiano dei Castelli cominciò a scavare per recuperare i resti medievali, ma molti muri si rivelarono assai più antichi. Il lavoro passò all'Istituto di Archeologia dell'Università di Bologna, che scavò con metodo dal 1988 al 1992, e poi, dal 1999 al 2005, all'Università di Parma, che ne fece un cantiere-scuola; i risultati sono usciti in una serie di volumi curati da S. Santoro Bianchi. Il Parco culturale di Castelraimondo l'ha realizzato il Comune con il programma europeo Interreg II Italia – Austria: ci sono percorsi, aree di sosta e tanti pannelli, e i resti antichi sono protetti da coperture. Nella sala del consiglio comunale c'è un Antiquarium con gli oggetti trovati, molti di età preromana, che raccontano la storia del villaggio dai Celti ai Longobardi.
Flagogna, il castello di San Giovanni e la Madonna di Tavella
Il castello di Flagogna, che forse risale ai Longobardi, è nominato la prima volta nel 1170, anno in cui Uldarico d'Attems e la moglie Diemot regalarono alla chiesa di Aquileia i castelli di Attimis e Partistagno. C'era anche Waldaricus de Flaguag, cioè di Flagogna, che giurò fedeltà alla chiesa aquileiese, e il suo castello divenne proprietà del patriarca. Restò ai signori del luogo fino al 1331-1332, quando Ettore Savorgnan lo comprò per intero, in più riprese.
Il 25 gennaio 1348 un terremoto terribile buttò giù Castelvecchio, che non fu più rifatto: le sue pietre servirono a riparare Castelnuovo, detto anche di San Giovanni, costruito prima del 1280 a est del castello più antico. Nel 1418 lo danneggiarono le truppe di Sigismondo d'Ungheria; poi, nei disordini legati a Tristano Savorgnan, lo presero gli udinesi e lo diedero in feudo ai Valentinis, che lo smontarono prima di cederlo a Venezia nel 1420. Non si sono trovati statuti scritti, ma nel 1430 si ordinò al luogotenente di rispettare per alcuni reati gli statuti di Flagogna. Tornato ai Savorgnan e rovinato ancora dal terremoto del 1511, il castello, ormai poco utile per la difesa, fu lasciato in rovina.
Era più piccolo degli altri castelli della zona, ma stava su uno sperone di roccia con pareti a picco alte 20-40 metri, e insieme a Ragogna e Pinzano formava la catena difensiva della pedemontana. Restano il muro con le feritoie, la porta sul lato nord, i resti del mastio e la chiesetta di San Giovanni, costruita nel 1500 al posto di una cappella più antica, nominata dal XIV secolo. Dopo il terremoto del 1976, sulla parete dietro l'altare comparvero degli affreschi, forse dedicati al Battista, che però andarono in briciole. Gli scavi regolari sono cominciati nell'estate 2008, e mostrano che il castello fu frequentato soprattutto fra il XIII e il XV secolo. Ci si arriva anche per il troj di Meni, un sentiero con pannelli, e alle rovine, all'ancona di San Zuan di Flavuigne, si fa una festa.

In paese la chiesa di Santa Maria Maddalena, nominata per la prima volta nel 1299, era già la chiesa del cimitero e fu ricostruita nel 1471; Flagogna è parrocchia a sé dal 1909. La chiesa dell'Auxilium Christianorum, chiamata anche Madonna di Tavella o Madonna di Campagna, nacque il 20 maggio 1662, quando gli abitanti ebbero il permesso di costruire una chiesa per la Madonna e per San Floriano dove c'era un'ancona votiva, per chiedere protezione per il paese e per gli animali. La prima chiesa stava sul greto del Tagliamento: distrutta, fu rifatta nel posto attuale nel 1663. Nel 1820 una piena del fiume la portò via, fu ricostruita l'anno dopo, e il 18 maggio 1821 il parroco ottenne il titolo di Auxilium Christianorum, «Aiuto dei Cristiani». Crollata con il terremoto del 1976 e ricostruita, custodisce una Madonna con il Bambino in legno, attribuita alla bottega di Domenico da Tolmezzo.
San Lorenzo, San Nicolò e le chiese delle frazioni
La pieve di San Lorenzo compare nella tassa del 1247 con cui il patriarca Bertoldo di Andechs chiedeva fondi per le crociate; nella decima del 1296 si nominano un pievano e un vicario, e nel 1330 la pieve figura fra le prebende. Da lei dipendevano San Rocco e la chiesa di Flagogna, e dal Quattrocento anche Cornino. Fra il 1673 e il 1675 il carnico Gio Batta Gonano e i suoi eredi rifecero il coro, parte della navata e il tetto; il campanile fu cominciato nel 1781 e finito nel 1796. La prima pietra della parrocchiale attuale fu posata nel 1837, la chiesa era pronta nel 1840 e la vecchia fu allora demolita; l'arcivescovo di Udine Andrea Casasola la consacrò il 6 dicembre 1868. Il terremoto del 1976 distrusse chiesa e campanile: il campanile fu sistemato fra il 1984 e il 1986, la chiesa è stata riaperta nel 2009. La facciata è divisa in tre parti, con un portale di pietra sormontato da un timpano curvo; dentro c'è una sola navata con la volta a botte.
La chiesa di San Nicolò, costruita nel 1482 su un edificio citato già nel 1281 e consacrata nel 1486, stava sulla piazza dove si riuniva la vicinia; dentro c'è un altare di legno di Giovanni Battista Martini del 1556, restaurato dopo il 1976. Dopo il 1300 e fino al 1797 Forgaria fu dei Savorgnan. Fra il giugno 1797 e il gennaio 1798 Forgaria, Flagogna e Cornino fecero parte della Municipalità di Pinzano; nel periodo napoleonico, nel 1806, Forgaria diventò comune, nel 1807 Flagogna e Forgaria erano due comuni del cantone di Travesio, e nel 1815 Forgaria, con Cornino e Flagogna, passò al distretto di Travesio. Durante la ritirata di Caporetto, nel 1917, il territorio fu teatro di vari episodi che toccarono civili e soldati. Pur trovandosi al di là del Tagliamento, nel Friuli Occidentale, il comune è sempre rimasto in provincia di Udine, salvo fra il 1968 e il 1969, quando passò a Pordenone.
Cornino dipendeva dalla pieve di Osoppo; una sola volta, nel 1294, si parla di un castrum Cornini, forse un luogo fortificato, lo stesso della località Muris, di cui non resta nulla. Nel 1497 era già unito a Forgaria, perché la curia ordinò alla comunità di Cornino di pagare il quartese al vicario di Forgaria. La chiesa di Santa Giuliana, nata a Muris, era battesimale nel 1622, fu ingrandita nel Novecento e rifatta dopo il 1976; a Somp-Cornino l'oratorio di San Vincenzo Ferreri lo costruì un privato, Antonio Marcuzzi, con il permesso della curia del 1778. Cornino è parrocchia dal 1955. La chiesetta di montagna di San Rocco, sopra la frazione, è della fine del XV secolo e fu dedicata al santo dopo una pestilenza, forse quella del 1468; San Rocco è parrocchia dal 1953. Sull'altopiano c'è la chiesa di San Floriano, e lungo le strade di tutto il comune si incontrano ancone e cippi votivi di una volta.
Cornino, il lago dei grifoni e la casa dei rastrelli
La Riserva Naturale Regionale del Lago di Cornino occupa un pendio di roccia sopra il Tagliamento che scende fino a un laghetto turchese di poco più di un ettaro. Il lago è nato da ghiacciai e frane, non ha uscite in superficie ed è alimentato da acque di risorgiva, che restano a circa 9 °C tutto l'anno; è profondo fino a 8 metri e ci vivono molti gamberi di fiume italiani. Un sentiero facile fa il giro del lago, e da un punto panoramico rialzato, a nord-est, si guarda il Tagliamento con il suo enorme letto di sassi, proprio dove il fiume lascia la stretta delle montagne e si apre verso la pianura. A Natale, sott'acqua, l'A.S.D. Friulana Subacquei di Udine allestisce un presepe.
Il Progetto Grifone lo ha avviato l'ornitologo Fabio Perco, con fondi della Regione e l'aiuto del Comune, e lo segue Fulvio Genero. I primi grifoni (Gyps fulvus), avvoltoi con più di 2 metri di apertura d'ali, furono liberati nel 1992, usando adulti di origine francese; un carnaio dove si portano gli scarti dei macelli ha aiutato la colonia a crescere, e alcune coppie fanno il nido sulla parete di fronte. Qui passano spesso grifoni dei Balcani e delle isole del Quarnaro, in Croazia, e a volte anche uccelli spagnoli e francesi, riconoscibili dagli anelli alle zampe. In tanti lo chiamano «Il condor di Curnin». Il centro visite ha un osservatorio con il cannocchiale, una telecamera puntata sul punto di alimentazione, alcune voliere con rapaci e un piccolo museo sul progetto. Oltre ai grifoni si vedono corvi imperiali e poiane, e d'estate il nibbio bruno e il biancone; il centro tiene d'occhio anche il gufo reale, l'allocco degli Urali e l'avvoltoio monaco.
Nel 2005, nella vecchia latteria turnaria di Cornino, il Comune ha aperto la Casa della Manualità Rurale Geis e Riscjei, con rastrelli di legno, gerle e altri oggetti di vimini regalati dalla gente del paese, fatti fino al 1976, l'anno del terremoto. Qui si lavoravano perché il legno abbondava sull'altopiano del monte Prat e il greto del Tagliamento era pieno di vimini. Nella stanza dei rastrelli ci sono gli attrezzi dei rastrellai, come le pialle, il coltello a petto, il trapano a manovella e il marchio a fuoco, e alcuni rastrelli degli anni '30; in quella dei vimini ci sono la còsse, intrecciata larga per portare sassi e bucato, e il còs, intrecciato fitto per erba e fieno, con damigiane, bottiglioni, un setaccio e un cappello da uomo. Un angolo racconta il formaggio, la filatura della lana e la cucina, con campanacci, vecchi ferri da stiro e un lavatoio di legno.
Monte Prat, gli stavoli e lo scluf
Da Forgaria in passato si emigrava molto: la terra è di montagna, dura, piena di sassi e povera, e si viveva soprattutto di pecore, mucche e frutteti. D'estate animali e famiglie di Forgaria, Cornino e San Rocco salivano sull'altopiano di Monte Prat, a 800 metri, e ci restavano fino al tardo autunno. Gli stavoli, costruiti con la pietra del posto, avevano la stalla al piano terra e la casa sopra; il più antico, casa Vigilant, porta la data 1775.
Dopo gli anni '50, con le prime fabbriche, l'altopiano cominciò a svuotarsi, e il terremoto del 1976 lo lasciò quasi deserto. Per quello che fece durante il terremoto, il medico condotto Mario De Franceschi fu nominato Cavaliere della Repubblica dal presidente Sandro Pertini il 3 gennaio 1981. Forgaria è stata ricostruita con criteri antisismici, e le vecchie case rurali si vedono ancora a Sompcornino e nei borghetti di Monte Prat, i meno colpiti. Quando si cominciò a restaurare, un censimento di tutti gli stavoli portò al «Parco di Conservazione di Monte Prat», con regole che impongono la pietra in tutta la casa o almeno in gran parte. Da qui, nel maggio 2003, è nato l'Albergo Diffuso Forgaria Monte Prat, fra i primi della regione, che con 29 alloggi ha ridato vita all'economia del posto. Sull'altopiano una rete di sentieri segnati, che erano mulattiere e vie della transumanza, attraversa boschi, valloni e grandi prati.
Il piatto di Forgaria è lo scluf, un rotolo di pasta da gnocchi ripieno di carne o di verdure. I «Colaz» sono biscotti da mangiare con il miele o con le marmellate di fragole, prugne, frutti di bosco e mele cotogne, e il «formadi dal cit» è un formaggio conservato in vasi di pietra, il cit. A Cornino si cucina molto la trota, spesso affumicata, che un tempo si pescava nel Tagliamento, e in tavola arriva anche il musetto con la brovada, le rape fermentate nelle vinacce. Tra i vini ci sono rossi e bianchi dei vitigni del posto: Forgjarin, Scjaglin e Picolit neri.
Domande frequenti
Dove si trova Forgaria nel Friuli?
In provincia di Udine, sulla destra del Tagliamento: è nel Friuli Occidentale, ma è stata in provincia di Pordenone solo fra il 1968 e il 1969.
Che cos'è Castelraimondo?
Il parco archeologico dello Zuc Scjaramont: un villaggio del IV sec. a.C. cinto da un murus gallicus, poi fortezza romana, e un castello medievale del 1279 che nel 1348 il Parlamento della Patria proibì di ricostruire.
Dove si vedono i grifoni in Friuli?
Nella Riserva Naturale Regionale del Lago di Cornino, a Forgaria, dove i primi grifoni sono stati liberati nel 1992 e alcune coppie nidificano sulla parete di roccia.
Che cosa sono gli stavoli di Monte Prat?
Le case di pietra dove d'estate salivano le famiglie con gli animali, con la stalla sotto e l'abitazione sopra; nel 2003 lassù è nato l'Albergo Diffuso Forgaria Monte Prat.