Camporosso è una frazione di Tarvisio, in Valcanale, e sta esattamente sullo spartiacque alpino: a ovest le acque del Fella scendono verso l'Adriatico, a est quelle dello Slizza vanno verso il Mar Nero. In friulano si chiama Cjamparòs, in sloveno Žabnice, in tedesco Saifnitz.
La sella e il nome delle rane
Il paese si trova sulla sella che separa il bacino del Fella, affluente del Tagliamento, da quello dello Slizza, affluente della Gail e quindi della Drava. Il nome italiano ha una storia curiosa: lo sloveno Žabnice vuol dire più o meno «località delle rane», e il primo nome italiano, Camporane, ne era la traduzione; poi divenne Camporosso, e nel 1923 gli fu aggiunto «in Valcanale».
La stazione doganale romana
Le origini del paese sono romane. Sul tratto della via Iulia Augusta fra Aquileia e Virunum, poco dopo il confine fra l'Italia e la provincia del Norico, c'era una stazione doganale e di posta, sul passaggio obbligato della sella, allora paludosa. Con ogni probabilità era la statio Bilachiniensis nominata in un'epigrafe trovata sul posto nel 1910. Dei molti reperti romani, conservati nell'Antiquarium del paese, fa parte anche un mitreo.
Rane, Turchi e confini
Finito l'impero e perduta la funzione di dogana, dal VII secolo il luogo fu abitato da popolazioni slave. Dal 1007 il territorio dipese dai vescovi di Bamberga, come tutta la zona di Tarvisio, finché nel 1759 l'ultimo principe vescovo non vendette i suoi diritti sulla Valcanale all'Austria di Maria Teresa. La valle fu terra di battaglie, dalle invasioni turche alle guerre napoleoniche; nel 1921 fu annesso all'Italia, e Camporosso restò comune autonomo fino al 1928, quando fu unito a Tarvisio insieme a Fusine in Valromana.
Sant'Egidio e Santa Dorotea
La chiesa parrocchiale di Sant'Egidio abate risale al 1444; fu ampliata con un'abside gotica sorretta da contrafforti e ha sul soffitto un affresco di scuola tedesca. Su una piccola altura in mezzo al paese, raggiunta da un sentiero a gradoni, sta la chiesetta di Santa Dorotea, in stile gotico carinziano: pietra intonacata, tetto di scandole, un portico davanti alla facciata a capanna, un'aula rettangolare e un'abside poligonale con la volta a nervature. Accanto al presbiterio si alza il campanile, con la cuspide ottagonale anch'essa in scandole; nella cantoria di legno si conservano i resti dell'antico organo del santuario del Monte Lussari.

Le notizie documentate sono poche, ma all'inizio del Quattrocento la chiesa esisteva già e fu tutta affrescata: nel primo strato di pittura il Martirio di sant'Acacio e dei diecimila martiri porta la data 1401. Alla fine del secolo o all'inizio del Cinquecento un secondo ciclo, con la partenza, il viaggio e l'adorazione dei Magi, coprì in parte il primo; sulle pareti ci sono anche la Strage degli Innocenti, la Fuga in Egitto, la Risurrezione, la Madonna della Misericordia e il Martirio di san Sebastiano. Sono pitture tardogotiche di maestranze carinziane, forse della scuola di Villach, rimaste per decenni sotto ridipinture novecentesche. Dopo il terremoto del 1976 la chiesa fu consolidata; dal 2009 si sono fatti i saggi sugli affreschi, il restauro della parete nord e dell'arco trionfale, seguito dalla Soprintendenza, e nel 2019 quello dell'abside.
Le campane delle due chiese hanno la stessa storia: gli Austriaci le portarono via il 31 luglio 1917, alla fine della guerra tornarono come bottino, furono rifuse dalla fonderia De Poli di Udine e rimesse nei campanili nel 1928, come dice l'iscrizione incisa sulle campane stesse.
Le tradizioni del paese
Camporosso tiene vive molte tradizioni della Valcanale: la fiaccolata del Monte Lussari, il cui santuario risale al 1360, la Pechtra baba, le befane, il funerale del Carnevale, la Maja, i Krampus, il Christkindl e le Palme con i «preitl». Dal paese parte anche la telecabina che sale al Monte Lussari.
Domande frequenti
Perché Camporosso è uno spartiacque?
Perché sta sulla sella che divide il bacino del Fella, le cui acque vanno all'Adriatico, da quello dello Slizza, che scende verso la Drava e il Mar Nero.
Da dove viene il nome Camporosso?
Dallo sloveno Žabnice, «località delle rane»: il primo nome italiano era Camporane, poi diventato Camporosso; «in Valcanale» fu aggiunto nel 1923.
Che cosa si vede nella chiesetta di Santa Dorotea?
Due strati di affreschi tardogotici di maestranze carinziane: il più antico, con il Martirio di sant'Acacio datato 1401, e sopra un ciclo dei Magi di fine Quattrocento o inizio Cinquecento.
Che cosa c'era a Camporosso in epoca romana?
Una stazione doganale e di posta sulla via Iulia Augusta fra Aquileia e Virunum, probabilmente la statio Bilachiniensis, con un mitreo.