Il santuario della Beata Vergine di Castelmonte sta a 618 metri, sulle Prealpi Giulie sopra Cividale, nel comune di Prepotto. È uno dei più antichi santuari mariani del nord-est: nato su una postazione romana, diventato borgo fortificato, ha attraversato fulmini, terremoti e due guerre.
Un luogo romano sotto la chiesa
Il colle faceva parte delle difese costruite attorno a Forum Iulii, l'attuale Cividale. Lo hanno provato i lavori per allargare la cripta, fra il 1954 e il 1962: a circa due metri sotto il pavimento è emerso un pavimento in cocciopesto, romano, simile a quelli di Aquileia, non posteriore al VI secolo.
La cripta, la parte più antica del santuario, è dedicata a San Michele Arcangelo, il santo guerriero che i Longobardi, arrivati a Cividale nel 568, scelsero come patrono. Qui il culto di Maria si intrecciò da subito con quello dell'Arcangelo.
Dal documento del 1175 al borgo fortificato
Il primo documento che nomina «Santa Maria del Monte» è del 1175, per una questione di confini; nel 1244 la chiesa era già fra le più importanti del Patriarcato di Aquileia. Nel 1253 il santuario, fortificato e custodito con le armi per proteggere i pellegrini, passò al Capitolo di Santa Maria Assunta di Cividale, che costruì un portico per accoglierli.
Nella metà del XIV e nei primi decenni del XV secolo le difese furono rafforzate contro i Turchi, anche se il borgo non subì mai un assedio. La porta a est si chiama Pocacilla, dallo sloveno Poklecila, «inginocchiatoio», per una pietra dove i pellegrini si fermavano a pregare.
Il fulmine del 1469 e il grande perdono
Il 21 settembre 1469 un fulmine fece crollare il campanile e gran parte della chiesa, e l'incendio ridusse in cenere l'antica statua della Vergine. La ricostruzione finì nel 1479, l'anno della pace fra Venezia e l'impero ottomano, e l'8 settembre si celebrò un «grande perdono» con moltissimi pellegrini: in quell'occasione, secondo gli storici, fu benedetta la statua in pietra della Madonna viva, scolpita nei primi decenni del Quattrocento nei modi della scuola salisburghese.

Dopo i terremoti del 1511 e del 1513 la navata fu rifatta. Verso la metà del Cinquecento Giovanni da Udine, per un voto, fece gli stucchi della cappella della Madonna e forse gli affreschi della cripta, dove la scritta di pellegrino più antica porta la data 1559. Nel 1647 il cividalese Iseppo Cantinella ricostruì le mura, il 15 maggio 1744 il patriarca Daniele Delfino consacrò la chiesa rinnovata, e nel 1748 il santuario fu aggregato a Santa Maria Maggiore di Roma.
Altari, ex voto e il Novecento
L'altare maggiore è del 1684 e gli altari laterali del 1687, tutti di maestri veneziani; sull'altare destro c'è la pala con S. Antonio e S. Vito dipinta da Francesco Chiarottini nel 1767, e nel presbiterio l'Assunta di Lorenzo Bianchini, del 1870. Fra gli ex voto il più prezioso è quello d'argento donato da Gemona nel 1576, dopo la liberazione dalla peste, opera del bellunese Giovanni Battista Paduan.
Dal 1913 il santuario è custodito dai frati cappuccini; nel 1922 la statua fu incoronata. Il 6 e il 18 novembre 1943 i cannoni tedeschi colpirono Castelmonte, dove si pensava ci fossero partigiani: la seconda volta il tiro durò poco, perché la culatta di un cannone scoppiò. Frati e abitanti si rifugiarono nella cripta con la statua, che tornò nella sua nicchia il 5 luglio 1945. Dopo il terremoto del 1976 è nato il pellegrinaggio dell'8 settembre, guidato dall'arcivescovo di Udine.
Domande frequenti
Quanto è antico il santuario di Castelmonte?
Sotto la cripta c'è un pavimento romano non posteriore al VI secolo; il primo documento scritto che nomina la chiesa è del 1175.
Perché la cripta di Castelmonte è dedicata a San Michele?
Perché al culto di Maria si unì quello dell'Arcangelo guerriero, molto caro ai Longobardi arrivati a Cividale nel 568.
Che cosa successe a Castelmonte nel 1943?
Il 6 e il 18 novembre 1943 i cannoni tedeschi bombardarono il santuario; frati e abitanti si rifugiarono nella cripta insieme alla statua della Madonna.