In via San Francesco sorge la Sinagoga di Trieste, uno dei templi ebraici più grandi d'Europa. La disegnarono Ruggero e Arduino Berlam, padre e figlio, e fu inaugurata nel 1912: la sua mole dice quanto pesasse allora la comunità ebraica nell'economia e nella cultura triestina.
Dalle quattro scole del ghetto al nuovo tempio
I primi documenti che parlano di ebrei a Trieste risalgono al 1226. Nel novembre 1696 un editto di Leopoldo I chiuse la comunità in un ghetto a Riborgo, nella città vecchia, alle spalle dell'attuale piazza Unità; la comunità vera e propria nasce nel 1746. Per il culto c'erano piccole sinagoghe, le scole: dentro erano ricche di arredi e decorazioni, fuori non si distinguevano dalle case accanto.
Negli anni Settanta dell'Ottocento la comunità cominciò a pensare a un tempio nuovo, di dimensioni all'altezza del suo ruolo: le quattro scole, invisibili dalla strada, non trasmettevano il decoro che la borghesia ebraica voleva mostrare alla città. Nel 1891 arrivarono in città anche gli ebrei di Corfù, in fuga da un pogrom.
Il concorso del 1903 e i Berlam
Al concorso del 1903 si presentarono 42 architetti, ma la giuria li scartò tutti. Una commissione indicò allora due professionisti di Budapest, Emil Adler e Franz Matouschek; le trattative però fallirono e il contratto fu sciolto. Il lavoro passò così a Ruggero Berlam, che nel 1906 disegnò il tempio insieme al figlio Arduino; il 15 aprile 1907 la comunità consegnò i disegni al Municipio.
La prima pietra fu posata con una cerimonia il 21 giugno 1908, il tetto era finito nel giugno del 1910 e il tempio fu inaugurato nel giugno del 1912, davanti alla città, con la musica dell'organo, che è ancora al suo posto. La comunità contava allora più di 5.000 persone.
Un edificio moderno in stile siriaco
Il cantiere dei Berlam usò tecniche nuove e tempi rapidi: fondazioni pensate come quelle dei magazzini del Porto Vecchio, per reggere un terreno poco stabile, muri in calcestruzzo armato e una cupola a doppio guscio costruita da tecnici bavaresi. L'aspetto, invece, guarda lontano nel tempo: le decorazioni richiamano l'architettura della Siria antica e il Medio Oriente, con simboli ebraici stilizzati.

Da fuori si vedono tre facciate, su via Donizetti, via San Francesco e via Zanetti, legate dagli stessi motivi decorativi; su ognuna campeggia un rosone con la stella di David. Il portale principale, in via Donizetti, sotto una torre, si apre solo per le grandi feste; di solito si entra dal piccolo loggiato di via San Francesco. La cupola maggiore si scorge solo da lontano, mentre la semicupola e le cupole minori si vedono bene dalla piazza e dalle strade attorno.
Dentro il tempio
È una tipica «sinagoga dell'emancipazione»: la sala di preghiera è rettangolare, a tre navate, e finisce in un'abside con la volta a mosaico dorato. In fondo sta il monumentale Aròn haKodesh, l'armadio che custodisce i rotoli della Legge, con porte di rame e bronzo e un'edicola in granito rosa che regge le Tavole della Legge in marmo di Carrara. Ai lati, su una balaustra di marmo, due grandi menoròt, i candelabri di bronzo a sette braccia; alle pareti motivi geometrici, piante bibliche e versetti dei Salmi. Quattro grandi pilastri reggono la cupola centrale.
Il matroneo corre su tre lati ma non si usa più; uomini e donne sono separati da una parete di legno, la mechizà, a metà della navata, e il grande organo sta sopra l'atrio. Prima di installarlo la comunità chiese il parere del rabbino capo di Modena, rav Jona, che diede il suo assenso. Nei giorni feriali si prega con il rito sefardita, il sabato e nelle feste con quello askenazita: fu il modo, cent'anni fa, di riunire ebrei arrivati da tradizioni diverse.
Le leggi razziali, la guerra e la riapertura
Il tempio ha vissuto tutte le vicende degli ebrei triestini sotto le leggi razziali del 1938 e l'occupazione nazista. Nell'ottobre 1941 i fascisti ne coprirono i muri esterni di scritte offensive, e il 18 luglio 1942 una squadra lo devastò anche all'interno. Nel 1944 i nazisti lo usarono come deposito dei beni tolti alle famiglie ebree.
Gli argenti del culto e l'archivio si salvarono perché il segretario della comunità, Carlo Nathan Morpurgo (Trieste 1890 – Auschwitz 1944), li nascose in un vano dell'edificio; fece di tutto per proteggere persone e cose, finché fu deportato e ucciso. Nel giugno 1945 il tempio riaprì con una cerimonia davanti alle truppe alleate, il segno del ritorno alla vita dei sopravvissuti, e nel giugno 2012 la comunità ne ha festeggiato i cento anni insieme alla città. Nel 2018, sotto il portico di via San Francesco, a Morpurgo è stata dedicata la prima pietra d'inciampo di Trieste.
Domande frequenti
Quando è stata costruita la Sinagoga di Trieste?
La prima pietra fu posata il 21 giugno 1908 e il tempio fu inaugurato nel giugno del 1912, su progetto degli architetti Ruggero e Arduino Berlam.
Dove si trova la Sinagoga di Trieste?
La Sinagoga si trova in via San Francesco d'Assisi 19, con le altre facciate su via Donizetti, dove c'è l'ingresso principale, e su via Zanetti.
Chi salvò gli argenti della Sinagoga durante la guerra?
Li salvò il segretario della comunità, Carlo Nathan Morpurgo, nascondendoli con l'archivio in un vano dell'edificio; fu poi deportato e ucciso ad Auschwitz nel 1944.