Nell'estremità più orientale della laguna di Grado sorge l'isola di Barbana, sede di uno dei santuari mariani più antichi. L'isola, di circa tre ettari, dista circa cinque chilometri da Grado ed è coperta per più della sua metà da un bosco di magnolie, cipressi e pini marittimi.
La mareggiata del 582 e gli eremiti
In età romana sull'isola sorgeva un tempio dedicato ad Apollo Beleno. Le origini di quest'isola sono piuttosto recenti, se si pensa che l'intera laguna si formò soltanto nel periodo compreso tra il V e il VII secolo, occupando luoghi che durante tutto il periodo romano erano uniti alla terraferma. Il nome deriverebbe da Barbano, un eremita che durante il VI secolo si ritirò sull'isola e che col passare del tempo raccolse intorno a sé una piccola comunità di frati.
La tradizione vuole che il primo santuario fosse stato costruito per ringraziare la Vergine per la protezione offerta alla città di Grado contro una terribile mareggiata che nell'anno 582 minacciò la costa. Finita la tempesta, un'immagine della Madonna portata dalle onde fu trovata presso un olmo, ai suoi piedi o fra i rami secondo le versioni, accanto alle capanne degli eremiti Barbano e Tarilesso, venuti dal trevisano. Il patriarca di Grado Elia scelse di far erigere una chiesa nei pressi del luogo del ritrovamento.
Dai barbaniti ai benedettini brasiliani
Per circa quattro secoli il santuario rimase nelle mani dei monaci raccolti da Barbano, detti barbaniti. Intanto l'acqua continuava a guadagnare terreno: da una bolla papale del 734 sappiamo che a quel tempo Barbana era già separata dalla terraferma e raggiungibile soltanto in barca. Intorno al Mille arrivarono i benedettini, custodi del luogo per mezzo millennio.
A partire dal 1450 i frati francescani sostituirono i colleghi benedettini. Dal 1619 l'avvicendamento assunse carattere definitivo e già nel 1738 i frati si attivarono per erigere una nuova chiesa, molto più ampia della precedente, a tre navate. Restarono fino al 1769, quando la Repubblica di Venezia chiuse il convento; ma il legame con Venezia non si spezzò, ed è testimoniato dai numerosi lasciti dei dogi veneziani e dall'esistenza di una confraternita fondata dai gondolieri e dedicata alla Beata Vergine di Barbana. Non è un caso se all'interno della chiesa è presente un bassorilievo sull'altare maggiore nel quale spicca una gondola nel bel mezzo della laguna.
Il santuario di Barbana venne affidato dapprima ai sacerdoti della diocesi di Udine (dal 1769 al 1818) e poi a quelli di Gorizia (fino al 1901). In quegli anni don Leonardo Stagni fece alzare gli argini contro le maree nel 1851, edificare nel 1854 la cappella nel bosco dove l'immagine era stata ritrovata e incoronare la Madonna di Barbana nel 1863. Nel 1901 la chiesa tornò a essere amministrata dai frati francescani di Dalmazia, che subito si impegnarono nell'edificazione di un nuovo convento, di una nuova chiesa e nella bonifica di alcune aree paludose prospicienti gli edifici sacri. Nel 1924 il santuario passò ai francescani della provincia veneta, a cui si devono la «Domus Mariae» (1959), la casa del pellegrino (1980) e la cappella della riconciliazione (1989). Dal 6 gennaio 2020 sull'isola vive una comunità di monaci benedettini della Congregazione Benedettina del Brasile, che vi ha aperto il monastero di Santa Maria di Barbana.

La chiesa neoromanica e la statua della Madonna
L'oggetto più antico legato al culto è la «Madonna mora», in legno dipinto, venerata qui fra l'XI e il XVI secolo e custodita nella cappella della «Domus Mariae»: tiene il Bambino per i piedini, un dettaglio insolito. All'interno del tempio sono stati conservati moltissimi elementi appartenenti alla costruzione precedente, a cominciare dalla statua lignea della Madonna, a grandezza naturale, uscita da una bottega friulana alla fine del Quattrocento nel solco di Domenico da Tolmezzo: Maria siede in trono con Gesù in braccio, una rosa nella mano destra, mentre il Bambino stringe un libro. Più tardi arrivarono l'altare maggiore, del 1706, i due altari laterali veneziani di Sant'Antonio (1749) e di San Francesco (1763) e, in sagrestia, la tela dei gondolieri in pellegrinaggio del 1771, attribuita alla scuola del Tintoretto.
La posa della prima pietra della chiesa attuale risale al 1911, mentre il suo completamento è datato al 1924, dopo l'interruzione della prima guerra mondiale. La disegnò il goriziano Silvano Barich: lo stile adottato, il neoromanico con qualche eco orientale, è evidente nella facciata semplice e sobria, recante un rosone centrale e una cupola molto ampia, e le tre navate sono coperte da un soffitto a forma di carena di nave. Il campanile, di 47,8 metri, fu inaugurato nel 1929, e le sue quattro campane sono state fuse con il bronzo di cannoni tedeschi della seconda guerra mondiale, come segno di pace.
Gli affreschi realizzati da Tiburzio Donadon risalgono al 1940 e riguardano tutta l'area della cupola, oltre 500 metri quadrati, con quattro grandi scene: Maria incoronata, il corteo del perdòn, la Vergine che appare sull'olmo e una visione del patriarca Elia.
La cappella dell'apparizione nel bosco
Nel bosco, poco lontano dalla chiesa e nel punto in cui la tradizione vuole che l'immagine sia approdata, sta la cappella dell'apparizione: la cappella ottagonale realizzata nel 1854 nel bel mezzo del bosco e dedicata all'Immacolata Concezione prese il posto di un vecchio capitello votivo. Nel 1860 il pittore udinese Rocco Pitacco la decorò con la Vergine glorificata fra angeli e figure dell'Antico e del Nuovo Testamento.
Intorno alla cappella c'è un piccolo cimitero, e dentro riposa il venerabile Egidio Bullesi, giovane istriano noto per il suo impegno fra i ragazzi di Pola e di Monfalcone. Chi arriva dal piccolo porto trova ad accoglierlo una statua della Madonna, posta nel 1954 per l'anno mariano.
Il Perdòn di Barbana e i pellegrinaggi
Nel 1237 una grave pestilenza colpì Grado e da allora gli abitanti della città effettuano un pellegrinaggio annuale presso Barbana al fine di rendere grazie alla Madonna. È il Perdòn di Barbana: la prima domenica di luglio di ogni anno una processione di barche piene di bandiere e di ghirlande attraversa la laguna da Grado fino a Barbana, al seguito della barca che trasporta la Madonna degli Angeli della basilica di Sant'Eufemia. Quel giorno si apre il ponte girevole fra Grado e la terraferma, e le autorità civili portano ai frati di Barbana un dono simbolico. Il nome «perdòn» viene dall'uso di confessarsi durante il pellegrinaggio. La sera prima c'è il Sabo Grando, con musica, balli e spettacoli che vanno avanti fino a tardi.
Ai pellegrini di Grado si aggiungono quelli dei paesi della Bassa Friulana, con numerosi pellegrinaggi che si compiono prevalentemente dal mese di aprile al mese di novembre. Il 15 agosto e l'8 settembre, feste dell'Assunta e della Natività di Maria, la statua della Madonna di Barbana viene portata in processione a spalla per l'isola. Barbana è anche il punto di partenza facoltativo del ramo italiano del Cammino Celeste, che comincia ad Aquileia.
Domande frequenti
Quando è nato il santuario di Barbana?
La tradizione lo fa risalire al 582: dopo una terribile mareggiata che minacciò la costa, un'immagine della Madonna fu trovata sull'isola e il patriarca di Grado Elia vi fece costruire una chiesa.
Che cos'è il Perdòn di Barbana?
È il pellegrinaggio della prima domenica di luglio: un corteo di barche imbandierate e inghirlandate si sposta in laguna da Grado a Barbana con la statua della Madonna degli Angeli, per il voto fatto dopo la peste del 1237.
Chi custodisce il santuario di Barbana?
Il 6 gennaio 2020 i monaci benedettini della Congregazione Benedettina del Brasile hanno fondato il monastero di Santa Maria di Barbana, e da allora custodiscono il santuario.