Sede del Comune di Trieste, il Municipio è l'imponente corpo di fabbrica orizzontale che chiude il lato di base di piazza dell'Unità d'Italia. Nel 1875 l'architetto Giuseppe Bruni completò il nuovo Municipio di Trieste, un edificio eclettico cominciato nel 1873 dove prima sorgeva il palazzo del Magistrato.
Dal palazzo del Magistrato al nuovo Municipio
Fino all'Ottocento la piazza, che si chiamava San Pietro ma per tutti era la piazza Grande, misurava più o meno la metà di adesso, e il lato verso terra era chiuso dal Palazzo Pubblico, detto anche del Magistrato. Quando si decise di riempire il vecchio mandracchio, lavoro che durò dal 1858 al 1863, la piazza venne ripensata da capo: si scelse di lasciarla spalancata sul mare, chiusa dai palazzi sugli altri lati e con il municipio a fare da fondale.
Il vecchio palazzo del Magistrato fu abbattuto nel 1871 per lasciare il terreno alla nuova sede degli uffici comunali; tra il 1872 e il 1873 il Consiglio acquistò anche le casette che stavano ai lati della Residenza Municipale. Per quest'opera venne aperto un concorso a tutto aprile 1873; nessuno dei cinque progetti presentati corrispose appieno alle condizioni del programma, e al nuovo concorso prevalse il progetto col motto «Tergeste», di Giuseppe Bruni, che pochi anni prima aveva firmato il progetto del palazzo Modello sulla stessa piazza.
Il cantiere del 1873-1875
Approvato il progetto il 17 settembre 1873, il cantiere partì negli ultimi mesi dell'anno, diretto dall'ingegnere e architetto Eugenio Geiringer. Bruni propose anche un ampio atrio che mettesse in comunicazione la Piazza grande con le vie di Piazza piccola e della Muda, in sostituzione della vecchia Loggia, e la ricostruzione della scala principale.
Nell'ottobre del 1875 l'edificio era costruito e si levarono le armature. Il 18 ottobre, nell'approntare i ponti per collocare gli automi che dovevano battere le ore, i muratori Michele Millich e Francesco Masco persero la vita precipitando dall'alto della torre. Bruni firmò però disegni di dettagli ancora nel 1876, segno che le rifiniture andarono avanti almeno fino ad allora.
Palazzo Cheba e palazzo Sipario
Sulla piazza la facciata si presenta con due ali di quattro piani e un corpo centrale che le supera di un piano ed è più ricco di ornamenti. Al pianterreno una fila di archi a tutto sesto dà l'effetto di un portico, e sopra si susseguono molte finestre a bifora e a trifora. Bruni elaborò una facciata che fonde reminiscenze veneziane, visibili nei loggiati e nei finestroni, con il manierismo di stampo centro-europeo.

Nelle intenzioni dell'architetto la facciata doveva ricordare quella del vecchio palazzo del Magistrato, ma ai triestini all'inizio non piacque, e i soprannomi fioccarono: palazzo Cheba, cioè gabbia per uccelli, a causa dell'eccesso di decorazioni in facciata e del fitto reticolo di aperture, e palazzo Sipario, perché con la sua mole nascondeva a chi stava in piazza le case malandate della città vecchia retrostante. Ne circolarono anche altri, come «Budel de Lionfante» o «Castel de Mandolato».
Micheze e Jacheze sulla torre dell'orologio
Il baricentro visivo dell'edificio è costituito dalla torre dell'orologio, sormontata dalla campana civica incisa con l'alabarda, stemma della città. Lassù due mori battono le ore sulla campana: i triestini li chiamano Micheze e Jacheze, dallo sloveno Mihec e Jakec, e Bruni li volle per ricordare i due mori che suonavano le ore sulla torre del Mandracchio, la porta del porto abbattuta nel 1838.
I due paggi di zinco, fusi nella fonderia de Poli a Udine, furono alzati sulla torre nei primi giorni del gennaio 1876, e il nuovo orologio è opera dei fratelli Solari di Pesariis. Per salvare gli automi dal degrado, dal 1972 sulla torre svettano due copie in bronzo, mentre gli originali ottocenteschi, rimasti in magazzino fino al 2004, sono stati restaurati e portati all'ingresso del castello di San Giusto.
La sala del Consiglio e il balcone del 1954
La sala per le adunanze della civica Rappresentanza nacque spaziosa, elevata e ben rischiarata, con un soffitto a compartimenti, due lampadari di metallo dorato e lo stemma di Trieste ai quattro angoli. Una galleria correva sui tre lati, e di fronte alla Presidenza figurava il quadro allegorico di Cesare Dell'Acqua che raffigura la Prosperità commerciale di Trieste.
L'ampliamento del palazzo fu realizzato tra il 1937 e il 1940 dall'ingegnere Vittorio Privileggi, con accesso principale su largo dei Granatieri e un cortile semicircolare pensato come sala di consultazione dell'archivio. Il 18 settembre 1938, da un palco eretto proprio di fronte ai portici del palazzo, Benito Mussolini annunciò la promulgazione delle leggi razziali fasciste. Il 4 novembre 1954 la piazza vide il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, affiancato dal sindaco Gianni Bartoli, rivolgersi alla folla dal balcone centrale per il ritorno di Trieste all'Italia.
Domande frequenti
Chi ha progettato il Municipio di Trieste?
Nel 1875 l'architetto Giuseppe Bruni completò il nuovo Municipio di Trieste, da lui progettato e cominciato nel 1873; i lavori furono diretti dall'ingegnere Eugenio Geiringer.
Perché il Municipio di Trieste si chiama palazzo Cheba?
La cittadinanza triestina ribattezzò la struttura Cheba, cioè gabbia per uccelli, a causa dell'eccesso di decorazioni in facciata, e palazzo Sipario perché la sua mole nascondeva la città vecchia alle sue spalle.
Chi sono Micheze e Jacheze?
Micheze e Jacheze sono i due mori che battono le ore sulla torre del Municipio dal gennaio 1876; gli originali, sostituiti da copie nel 1972, stanno all'ingresso del castello di San Giusto.