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Palazzo Coronini Cronberg a Gorizia: la casa forte di Grafenberg, la morte di Carlo X e le sale del conte Guglielmo

Palazzo Coronini Cronberg a Gorizia, costruito tra il 1593 e il 1598: la stanza dove morì Carlo X, le teste di Messerschmidt e il parco all'inglese.

Palazzo Coronini Cronberg, in viale XX Settembre a Gorizia, è una dimora storica risalente alla fine del XVI secolo. Per volontà del suo ultimo proprietario, il conte Guglielmo Coronini Cronberg (1905-1990), è la sede della Fondazione che gestisce un museo aperto al pubblico; attorno si stende il parco all'inglese.

Da Carlo Zengraf ai conti Strassoldo

Il palazzo fu costruito tra il 1593 e il 1598 per volontà di Carlo Zengraf, segretario degli Stati Provinciali, che aveva ricevuto dalla casa d'Austria poteri giurisdizionali civili e penali su una vasta area a nord di Gorizia. Nacque allora ai margini della città, nella zona chiamata da secoli Grafenberg, su un disegno attribuito all'architetto militare Giulio Cesare Baldigara, che somigliava più a una severa casa fortificata che alle raffinate ville venete. Era un volume compatto, con due corpi sporgenti ai fianchi della facciata, che guardava un declivio di prati e vigne; tutto intorno correvano mura alte.

Quando nel 1614 gli Zengraf si estinsero, la proprietà andò ai conti Strassoldo, che ne fecero una dimora signorile dall'aspetto già vicino a quello attuale. Nel 1643 fu costruita la cappella gentilizia collegata al palazzo da un doppio loggiato, dedicata a Sant'Anna; fra Seicento e Settecento gli Strassoldo aggiunsero anche le scuderie, che accolgono convegni e mostre temporanee.

I Coronini e la morte di Carlo X

Impoveriti e colpiti dalle guerre napoleoniche, gli Strassoldo dovettero vendere. Il 7 ottobre 1820 il conte Michele Coronini Cronberg (1793-1876) acquistò la proprietà di Grafenberg, con gli immobili e i diritti di giurisdizione che vi erano legati. A partire dal 1833 il conte sottopose l'edificio a massicci interventi di ristrutturazione: in aderenza a uno degli avancorpi fu costruita un'ala di circa venti metri, i cui primi due livelli furono destinati alla residenza mentre il terzo fu in gran parte occupato dalla biblioteca di famiglia.

Il cantiere si era appena chiuso quando, nell'ottobre del 1836, arrivò un ospite regale: Carlo X di Borbone, l'ultimo re di Francia, che viveva in esilio vicino a Praga e scelse di spostarsi a Gorizia con la corte, alloggiando proprio qui. Esule, il re morì di colera in una camera del palazzo il 6 novembre 1836, a poche settimane dall'arrivo in città. Fu sepolto nella chiesa dell'Annunciazione di Nostra Signora del monastero francescano di Castagnevizza, che si trova in territorio sloveno, a Nova Gorica.

Due guerre e la Fondazione

La Grande Guerra lasciò il palazzo crivellato dalle granate: la ricostruzione di palazzo, cappella e loggia cominciò il 27 maggio 1919 e finì alla fine del 1923. Fra le due guerre i Coronini lo affittarono all'esercito italiano, che vi insediò un comando; dopo l'8 settembre 1943 lo presero i tedeschi, e nel cortile posteriore si scorge ancora il perimetro in pietra della piscina costruita nel 1944 dal comando dell'esercito tedesco. Vennero poi un comando partigiano jugoslavo e le truppe alleate; solo nei primi anni Cinquanta i Coronini tornarono a stabilirvisi definitivamente.

Perché i beni di famiglia non andassero dispersi, gli ultimi della casata, il conte Guglielmo Coronini Cronberg e la sorella Nicoletta, lasciarono la casa a una Fondazione perché diventasse museo. Il 13 settembre 1990 moriva a Vienna il conte Guglielmo Coronini Cronberg, che, come aveva sempre desiderato, riposa nella cappella di famiglia annessa al palazzo; nello stesso anno nacque la Fondazione Palazzo Coronini Cronberg. La visita attraversa stanze completamente arredate, con mobili, oggetti e opere d'arte dal Cinquecento all'Ottocento, sistemati ancora come li aveva voluti il conte Guglielmo.

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Pianterreno: biblioteca, sala da pranzo e teste di carattere

L'atrio accoglie i visitatori con i grandi ritratti a figura intera degli antenati, fra cui quelli del pittore goriziano Carl Lichtenreiter. Nella biblioteca, ristrutturata negli anni Sessanta, il conte Guglielmo amava trascorrere gran parte delle sue giornate: la boiserie che riveste le pareti, con vani segreti, portelle girevoli e scaffalature, accoglieva in origine parte della biblioteca di famiglia, oltre 22.000 volumi, depositata con l'Archivio Storico presso l'Archivio di Stato di Gorizia. In sala da pranzo il centro è la grande tavola imbandita, sotto la quale si nasconde un vecchio biliardo arrivato dal castello di Kromberk; il servizio da tavola inglese di metà Ottocento è della ditta Charles Meigh & Sons.

Delle circa 69 teste di carattere che si trovavano nello studio di Franz Xaver Messerschmidt alla sua morte, nel 1783, solo 44 sono state rintracciate. Le due del palazzo, le uniche presenti in Italia, erano state collocate dal conte Guglielmo nella biblioteca, e da novembre 2016 sono esposte in una sala al pianterreno. Dal loggiato si raggiunge la cappella di Sant'Anna, con la pala di Sant'Anna che insegna a leggere a Maria e la lunetta con i Santi del Paradiso di Johann Michael Lichtenreiter.

Piano nobile: la stanza di Carlo X e la Stanza del Vescovo

Nella camera da letto del Settecento il letto alla francese a baldacchino sta accanto al ritratto di Charlotte Cobenzl di Johann Daniel Donat, datato 1781, e al busto del giovane Napoleone Bonaparte di Giuseppe Ceracchi. Nella stanza di Carlo X il ritratto a destra della porta di accesso rappresenta il re di Francia Carlo X di Borbone, che proprio in questa stanza morì di colera; vi si trova anche il busto marmoreo di Michele Coronini dello scultore neoclassico Thorvaldsen. Il salotto veneziano, con il grande lampadario in vetro di Murano e le tele indiane alle pareti, precede il salone centrale, con le tappezzerie di seta verde e un lampadario di cristallo a quarantacinque luci.

Nella Stanza del Vescovo, che guarda il parco, i soldati jugoslavi tennero prigioniero il vescovo di Gorizia Carlo Margotti dal 2 al 5 maggio 1945; alle pareti una Scena di zingari e soldati di Alessandro Magnasco. La camera di Francesco Coronini, fratello maggiore di Guglielmo, custodisce una Madonna a pastello di Rosalba Carriera e un'Annunciazione di Prospero Fontana datata 1581, e il salottino da lavoro una Venere e Cupido del goriziano Giuseppe Tominz.

Il parco all'inglese di Alfredo Coronini

Il parco Coronini Cronberg, di proprietà della Fondazione, si estende per 46.000 metri quadrati, con specie arboree e arbustive quasi esclusivamente sempreverdi, molte delle quali euromediterranee. Il conte Alfredo Coronini Cronberg (1846-1920), ispirato dai grandi giardini visti in viaggio, verso il 1870 trasformò i terreni circostanti in un grande parco all'inglese, là dove prima c'era un piccolo giardino quadrato. Proprio nel 1870 la nuova via Ponte Nuovo, che portava dall'Isonzo in città e si chiama viale XX Settembre, aveva tagliato in due i terreni dei Coronini.

Il conte concepì il parco come un giardino paesaggistico, o all'inglese, sfruttando le irregolarità del terreno e le variazioni altimetriche, e lo arricchì con statue e architetture decorative. Erano gli anni in cui Gorizia, detta la Nizza austriaca, rinnovava il suo volto urbano. Sotto l'occupazione tedesca l'ingresso del parco ricevette un portale di pietra recuperato dalle rovine di villa Attems a Piedimonte del Calvario.

Domande frequenti

Chi ha costruito Palazzo Coronini Cronberg?

Palazzo Coronini Cronberg fu costruito tra il 1593 e il 1598 per Carlo Zengraf, segretario degli Stati Provinciali di Gorizia; nel 1614 passò ai conti Strassoldo e il 7 ottobre 1820 fu acquistato dal conte Michele Coronini Cronberg.

Dove morì Carlo X di Borbone a Gorizia?

Il re di Francia Carlo X di Borbone, esule, arrivò a Gorizia nel 1836 e morì di colera poche settimane dopo, il 6 novembre, nella stanza del palazzo che porta il suo nome.

Che cosa si vede a Palazzo Coronini Cronberg?

Si vedono le sale arredate come le volle il conte Guglielmo Coronini, la biblioteca, la stanza di Carlo X, la Stanza del Vescovo, le due teste di carattere di Messerschmidt, la cappella di Sant'Anna e il parco all'inglese.