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L'Orto Lapidario di Trieste: le epigrafi romane sul colle di San Giusto, il tempietto del cenotafio di Winckelmann e il Giardino del Capitano

L'Orto Lapidario di Trieste, aperto nel 1843 sul colle di San Giusto: le iscrizioni aquileiesi nei sei archi ciechi e il tempietto del cenotafio di Winckelmann.

L'Orto Lapidario di Trieste sta sul colle di San Giusto, nell'area del vecchio cimitero cittadino, accanto al Museo d'Antichità J.J. Winckelmann. Aperto al pubblico l'8 giugno 1843, custodisce epigrafi, monumenti e sculture di epoca romana, il tempietto neoclassico con il cenotafio di Winckelmann e il Giardino del Capitano.

Dalle pietre di piazza San Pietro al vecchio cimitero

La prima raccolta di pietre antiche nacque nel 1688, quando i patrizi del Consiglio cittadino fecero portare nella piazza principale, allora piazza San Pietro e poi dell'Unità d'Italia, alcuni blocchi scolpiti e iscritti. Erano pochi pezzi, ma fra loro spiccava la base della statua equestre dedicata al senatore Lucio Fabio Severo, sulla quale è inciso per intero il verbale della seduta in cui la curia decise di onorarlo.

L'idea di un vero museo arrivò nel 1813 dall'architetto Pietro Nobile, che pensava a un «Museo provinciale» per le antichità triestine e istriane. Intanto, fin dal 1808, il procuratore civico Domenico Rossetti lavorava per dare un monumento a J.J. Winckelmann, l'archeologo tedesco ucciso a Trieste nel 1768. Per ospitarlo si scelse il colle di San Giusto, dove c'era il vecchio cimitero, chiuso nel 1825 quando fu aperto quello di Sant'Anna.

L'apertura del 1843 e gli archi della collezione Zandonati

Il monumento, scolpito in forme neoclassiche dal bassanese Antonio Bosa, fu scoperto il primo marzo 1833 e sistemato in una grande nicchia sul terrazzo più alto dell'ex cimitero. Allo studioso Pietro Kandler, nel 1841, fu affidata dal Comune la cura delle epigrafi triestine dell'Orto Lapidario, e dallo scavo all'interno del campanile di San Giusto furono recuperate per il lapidario moltissime iscrizioni. L'apertura ufficiale dell'Orto Lapidario cadde l'8 giugno del 1843, 75 anni esatti dopo la morte di Winckelmann.

Nel 1870 il Comune acquistò la collezione di antichità aquileiesi che era stata riunita dal farmacista triestino Vincenzo Zandonati, più di 25.500 oggetti, e il materiale lapideo fu trasferito nell'Orto. Con Carlo Kunz, primo direttore, le iscrizioni di Aquileia trovarono posto nel muro di cinta, dentro i sei archi ciechi che si vedono ancora, e si costruì il tempietto neoclassico con le colonne corinzie. Fra il 1899 e il 1901 Alberto Puschi aggiunse altri sei archi, accanto ai primi, per le lapidi di Trieste, e sistemò quelle istriane sul terrazzo davanti al tempietto.

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Il tempietto-gliptoteca e il cenotafio

Il quarto ripiano è dominato dal tempietto-gliptoteca, con facciata a colonne corinzie, eretto per ricoverare il materiale più delicato. Nel 1934 Piero Sticotti portò il cenotafio di Winckelmann dentro il tempietto e fece abbattere la grande nicchia che lo aveva ospitato; in cambio, la base di Lucio Fabio Severo e gli altri pezzi del tempietto andarono all'aperto, sul terrazzo più in alto. Il disegno del cenotafio, che passò al vaglio di Antonio Canova, mostra un sarcofago con sopra un genio dall'aria triste, appoggiato al medaglione con il volto dell'archeologo.

Le sculture classiche vicine al cenotafio provengono dall'Accademia degli Arcadi Sonziaci, un circolo di intellettuali fondato a Gorizia nel 1780 e trasferitosi a Trieste nel 1784: sono alcune delle 28 grandi sculture in marmo ereditate dall'Accademia, teste, erme, stele funerarie e rilievi votivi databili dal V secolo a.C. all'epoca imperiale romana. I lavori degli anni Novanta hanno messo le lapidi in vetrine protette e trasferito 130 pezzi, fra iscrizioni e statue, al Lapidario Tergestino; nell'Orto sono rimasti i reperti di Aquileia e dell'Istria.

Il Giardino del Capitano

Scendendo dall'Orto si arriva davanti alla facciata del museo, nel Giardino del Capitano: il nome ricorda il capitano che governava Trieste per conto dell'imperatore d'Austria e abitava nel Castello. Lo chiudono mura medievali, e in un punto scavato affiorano muri molto più vecchi, del II secolo d.C.

Qui sono raccolte le pietre della Trieste medievale e moderna, venute da piazze ed edifici abbattuti. Sotto una tettoia sono divise per epoca e provenienza: iscrizioni delle mura, lapidi che ricordano lavori pubblici e visite degli imperatori, sculture di chiese e cappelle scomparse, lapidi tombali cattoliche ed ebraiche.

Domande frequenti

Dove si trova l'Orto Lapidario di Trieste?

L'Orto Lapidario si trova sul colle di San Giusto, nell'area del vecchio cimitero cittadino dismesso nel 1825, accanto al Museo d'Antichità J.J. Winckelmann.

Quando è stato aperto l'Orto Lapidario?

L'Orto Lapidario fu aperto ufficialmente al pubblico l'8 giugno 1843, nel 75° anniversario della morte di Johann Joachim Winckelmann.

Che cosa c'è nel tempietto dell'Orto Lapidario?

Nel tempietto neoclassico d'ordine corinzio ci sono il cenotafio di Winckelmann dello scultore Antonio Bosa e alcune sculture greche e romane dell'Accademia degli Arcadi Sonziaci.