Il Museo Revoltella è la galleria d'arte moderna di Trieste, fondata nel 1872 nella casa del barone Pasquale Revoltella, finanziatore e vicepresidente della Compagnia universale del Canale di Suez. Il museo occupa tre palazzi su piazza Venezia ed espone circa 350 opere di pittura e scultura.
Il lascito del barone e il Curatorio
Pasquale Revoltella (1795-1869) era nato a Venezia da una famiglia di modeste condizioni e fece di Trieste la sua città di adozione. Fu un vero manovratore dell'economia cittadina: finanziatore e vicepresidente della Compagnia universale del Canale di Suez, negli ultimi anni di vita ebbe il titolo di barone dell'Impero. Nel testamento del 13 ottobre 1866, che ebbe effetto quando morì, lasciò a Trieste la sua casa con tutto quello che c'era dentro, quadri, sculture, mobili e libri, più centomila fiorini.
Con quei soldi il museo doveva mantenersi e crescere, e insieme aiutare a formarsi i giovani artisti e gli artigiani. Nel 1872, tre anni dopo la morte del barone, il Comune trasformò il palazzo in museo, che doveva portare «perennemente il nome Museo Revoltella» ed essere «giornalmente aperto al pubblico». A governarlo c'era il Curatorio, l'organismo di gestione e controllo istituito dallo stesso Revoltella nell'ambito delle sue disposizioni testamentarie: amministrò la rendita e ogni anno comprò nuove opere, tanto che in meno di trent'anni il numero dei pezzi raddoppiò. A guidarlo per primi furono un padre e un figlio: il pittore Augusto Tominz, dal 1872 al 1883, e poi Alfredo, dal 1883 al 1926.
La dimora neorinascimentale su piazza Giuseppina
Nel 1852 Pasquale Revoltella scelse l'architetto berlinese Friedrich Hitzig, allievo del grande Schinkel, per costruirsi il palazzo più bello della città. Hitzig, berlinese del 1811, aveva costruito in Germania ma conosceva anche l'Europa: a Parigi, nel 1835, lo avevano impressionato i lavori di Percier e Fontaine, e nel 1845 aveva girato l'Italia. Fra gli architetti della sua età fu il primo a dedicarsi soprattutto alle case dei privati. Come sia entrato in contatto con Revoltella non è stato chiarito. Nel gennaio ’53 presentò un progetto neorinascimentale, che per Trieste era una soluzione nuova e che guardava verosimilmente a modelli francesi.
Il palazzo, di tre piani, fu costruito fra il 1854 e il 1858 sulla piazza Giuseppina, chiamata così in memoria dell'imperatore Giuseppe II, figlio di Maria Teresa, sotto il quale alla fine del Settecento quest'area della città si era espansa; è la piazza che ha preso il nome di piazza Venezia. Ricche cornici tagliano la facciata in tre fasce orizzontali: il pianterreno è sobrio, i piani sopra sono più eleganti, e gli ornamenti si fanno più fitti man mano che si sale. Al centro si apre la trifora della loggetta, con due colonne e una cornice decorata da medaglioni in rilievo. In alto corrono una fascia a festoni, due cornici aggettanti e una balaustra a colonnine, interrotta da pilastri che reggono sei statue allegoriche del veneziano Francesco Bosa.
Dentro, uno scalone elicoidale collega i tre piani della dimora, e i lucernai mostrano che Revoltella pensava già a una casa-museo. Per decenni lo smog della città lo aveva coperto di grigio; il restauro delle facciate, nel 2001, gli ha ridato l'aspetto di un tempo. Con i restauri e il recupero degli arredi, il palazzo del barone ha ritrovato l'aspetto di dimora storica ed espone soprattutto le opere della collezione del fondatore; nel suo salone da ballo, nel 2009, si è tenuta una cena di gala in occasione del G8 Foreign Minister’s Meeting.
Palazzo Brunner e l'ala di Carlo Scarpa
Già a fine Ottocento il palazzo non bastava più: le opere regalate o comprate, anche alle prime Biennali e alle grandi mostre internazionali, erano troppe per stare tutte in mostra. Nel 1907 il Comune comprò l'attiguo Palazzo Brunner, grazie soprattutto all'avvocato Felice Venezian, esponente del partito liberale di ispirazione irredentista. La morte di Venezian nel 1908 e poi la guerra fecero accantonare l'ampliamento: solo negli anni Trenta, sotto la direzione del pittore Edgardo Sambo (1929-1956), si aprirono alcune sale all'ultimo piano, mentre il resto dell'edificio rimase occupato da uffici comunali fino agli anni Sessanta.

Nel 1961 il vicepresidente del Curatorio, lo scultore Marcello Mascherini, e il nuovo direttore Giulio Montenero chiesero di affidare il progetto a un architetto di valore. La scelta cadde su Carlo Scarpa, e il 5 aprile 1963 l'architetto espose al Curatorio e ai rappresentanti del Comune le sue idee: il palazzo Revoltella sarebbe stato rispettato, dei due edifici vicini si sarebbero conservati i muri perimetrali, e l'interno di Palazzo Brunner sarebbe stato rifatto da capo. Il progetto venne presentato al Sindaco da Scarpa e dal suo assistente Franco Vattolo all'inizio di novembre del 1963 e fu approvato; il progetto esecutivo venne approvato nel settembre 1964, e il contratto fu firmato solo nel settembre 1966. L'obiettivo era aprire il 4 novembre 1968, per i cinquant'anni di Trieste italiana; invece nel 1970 il contratto con l'impresa fu sciolto, e nel 1971 Scarpa lasciò il lavoro.
A Scarpa subentrarono, in un primo momento, l'architetto Franco Vattolo, che portò avanti i lavori fino al 1984, e alla fine degli anni Ottanta, dal 1989, l'architetto Giampaolo Bartoli, che rimase fedele al progetto scarpiano. Palazzo Brunner fu consegnato al museo alla fine di ottobre del 1991, e la nuova galleria aprì il 13 giugno 1992 con la mostra «Da Canova a Burri. Il museo in mostra». Scarpa aveva conservato le facciate e creato all'interno grandi sale lineari; nel vano d'ingresso una scala a chiocciola nasce da una fontana e richiama lo scalone del palazzo del barone. Per Scarpa fu l'unico museo d'arte moderna della sua carriera. Nel 2006 un nuovo allestimento ha tolto le pareti che nascondevano le sue grandi vetrate. Palazzo Brunner era stato messo totalmente a disposizione del museo assieme ad un edificio attiguo, il palazzo Basevi: con il palazzo del barone occupano un intero isolato, su circa 4000 mq di esposizione.
Le sale dell'Ottocento
Il percorso della galleria comincia al terzo piano di Palazzo Brunner, con gli autori italiani del secondo Ottocento: Fattori, Induno, Palizzi, Morelli. La pittura di genere ottocentesca comprende Domenico Induno, Vincenzo Cabianca, Pietro Saltini con La novella della nonna e la Preghiera di Maometto di Domenico Morelli. I fratelli Induno raccontano gli avvenimenti storici del secondo Ottocento con La sentinella, Garibaldi ferito in Aspromonte e La malinconia. Nel Bivacco di Giovanni Fattori i soldati sono stanchi e i cavalli fermi.
Il quarto piano raccoglie gli acquisti fatti alle esposizioni internazionali fra la fine dell'Ottocento e la prima guerra mondiale: Giuseppe De Nittis, con la Signora col cane del 1878 e il Ritorno dalle corse, e poi Nono, Ciardi, Trentacoste, Canonica, Bistolfi, Carena, von Stuck e Zuloaga. Fra le sculture della collezione ci sono opere di Antonio Canova, Lorenzo Bartolini, Jean-Antoine Houdon, Vincenzo Vela, Vincenzo Gemito, Medardo Rosso e Leonardo Bistolfi. Alla scultura il museo ha dedicato nel 2022, per i 150 anni dalla fondazione, la mostra «La scultura nelle raccolte del Museo Revoltella. Da Canova al XXI secolo», con un catalogo di duecento schede.
Il Novecento e la sala sul mare
Al pittore Edgardo Sambo, direttore negli anni Trenta, si deve l'acquisto di alcuni capolavori del Novecento presenti nella collezione, di Sironi, Carrà, Marussig, Carena e Arturo Martini. Al quinto piano c'è il primo Novecento, triestino e italiano: Marussig, Bolaffio, Timmel, Dudovich, Casorati, Sironi, Carrà, de Chirico e Martini. In una galleria più piccola stanno gli artisti del Friuli-Venezia Giulia, fra cui Zigaina, Afro, Dino e Mirko Basaldella, Spacal e Perizi. Allo scultore Marcello Mascherini è dedicata un'intera sezione; fra le sculture ci sono anche opere di Francesco Messina e di Romanelli, e i lavori del triestino Ruggero Rovan, dai giovanili alla maturità.
Nel 1968 entrarono nella raccolta lavori di Fontana, De Luigi, Music, Mirko, Burri e Capogrossi. I protagonisti del secondo Novecento italiano stanno nella grande sala del sesto piano, che si apre sulla città e sul mare: quasi tutte le opere esposte qui furono acquistate alle Biennali veneziane fra il 1948 e il 1968. Dalla sala si esce sulla terrazza disegnata da Carlo Scarpa. Nella collezione del Novecento ci sono anche Giorgio Morandi, Giacomo Manzù e il Nudo di Renato Guttuso. Nel 2017 Franca Fenga Malabotta ha donato al museo ventuno opere della collezione di Manlio Malabotta, fra cui dipinti di Arturo Nathan, Vittorio Bolaffio, Giorgio Carmelich e Adolfo Levier.
Domande frequenti
Chi ha fondato il Museo Revoltella di Trieste?
Il Museo Revoltella è nato dal lascito del barone Pasquale Revoltella, che alla sua morte, nel 1869, lasciò a Trieste la casa, le opere d'arte, gli arredi, i libri e un capitale per il museo, fondato nel 1872.
Dove si trova il Museo Revoltella?
Il museo sta nel centro di Trieste, a due passi dalle rive, e riempie con tre palazzi un intero isolato affacciato su piazza Venezia.
Che cosa si vede al Museo Revoltella?
Il Museo Revoltella espone la dimora del barone e, in Palazzo Brunner, circa 350 opere di pittura e scultura, da Fattori e De Nittis a Casorati, Sironi, Fontana e Burri.