Sotto la navata della Basilica di Aquileia si stendono oltre 760 metri quadrati di mosaico: nel mondo occidentale nessun mosaico paleocristiano così grande è arrivato fino a noi. Lo volle il vescovo Teodoro subito dopo l'editto di Milano del 313 d.C., che rese libero il culto cristiano.
Le aule del vescovo Teodoro
Teodoro comprò un'area della città occupata da magazzini e da case romane, la liberò e vi costruì un complesso a forma di U: due grandi aule rettangolari affiancate, una a sud e una a nord, unite da una terza aula messa di traverso. Nello spazio fra le due trovavano posto il battistero, alcuni locali di servizio e l'entrata. Questo primo nucleo si chiama, dal nome di chi lo volle, «Aule Teodoriane».
L'aula sud è diventata la navata centrale della Basilica attuale; di quella nord restano i mosaici, che si vedono nella Cripta degli Scavi. Gli studiosi non sono d'accordo su come fossero usate: per alcuni la sud accoglieva i catecumeni e la nord le celebrazioni, per altri era il contrario. Il pavimento aveva comunque un compito preciso, insegnare la fede a chi si preparava al battesimo, e lo pagarono in buona parte le donazioni delle famiglie ricche della città.
La scoperta del 1909
Per secoli il mosaico restò nascosto sotto il pavimento medievale a piastrelle bianche e rosse voluto dal patriarca Poppone, circa un metro più in alto. Nel 1909 quel pavimento fu tolto fino al presbiterio, e negli anni 1909-12 gli archeologi riportarono in luce tutta la superficie. Nell'agosto del 1909, quando lo scavo arrivò alla zona già saggiata da Niemann e Swoboda, comparve il ciclo di Giona, e con lui la certezza che quei mosaici erano cristiani.
Per questo le basi delle colonne restano scoperte, e le passerelle di vetro su cui si cammina sono alla quota del pavimento di Poppone.
Le quattro campate dell'aula sud
Il mosaico dell'aula sud è diviso in quattro campate, e chi entra lo percorre come una strada verso l'altare, cioè verso la salvezza. Le immagini non sempre si leggono al primo sguardo, perché gli artigiani presero figure della tradizione pagana e diedero loro un significato nuovo. Ci sono i ritratti dei benefattori, le Stagioni, gli offerenti, la Vittoria alata che diventa il trionfo di Cristo sulla morte, e il Pesce: in greco Ichtys, le cui lettere sono le iniziali di «Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore». Nel terzo riquadro c'è il Buon Pastore, giovane, con l'agnello sulle spalle, fra un cervo e un'antilope.

L'ultima campata, verso est, è tutta per il profeta Giona, e da sola copre quasi un terzo del mosaico. Sul lato nord i marinai lo buttano in mare e un mostro marino lo inghiotte; sul lato sud, oltre il medaglione con la dedica a Teodoro, il mostro lo restituisce dopo tre giorni e lui si riposa all'ombra di una pianta di zucca. I tre giorni nel ventre della bestia sono il segno dei tre giorni di Cristo nel sepolcro e della sua resurrezione. Tutto intorno il mare è pieno di pesci e di barche di pescatori: qui, come ha osservato il Cecchelli, la scena di pesca con gli Eroti, di origine alessandrina, si mescola con la storia del profeta.
Nel medaglione si legge «Theodore Feli[x] adiuvante Deo Omnipotente et poemnio caelitus tibi [tra]ditum omnia [b]eate fecisti et gloriose dedicasti», cioè «Teodoro felice, con l'aiuto di Dio onnipotente e del gregge che il cielo ti ha affidato, hai fatto tutto questo e l'hai consacrato con gloria». La scritta fu messa dopo la morte del vescovo.
La Cripta degli Scavi e il gallo con la tartaruga
La Cripta degli Scavi sta accanto alle fondamenta del campanile di Poppone, che furono appoggiate proprio sui mosaici dell'aula nord, dell'inizio del IV secolo. Sotto terra si leggono quattro edifici costruiti uno sopra l'altro in tre epoche: una ricca casa romana dell'età di Augusto con i suoi pavimenti a mosaico, i magazzini del porto del II e III secolo, e infine l'aula di Teodoro. Anche il mosaico di quest'aula è diviso in quattro campate, separate da cornici.
Qui le figure umane lasciano il posto agli animali: uccelli, l'asino, un cavallo con le ali, pernici, l'ariete, e perfino un'aragosta aggrappata ai rami di un albero. La scena più famosa è la lotta fra il gallo e la tartaruga: il gallo, con le penne ritte, si prepara all'attacco, e la tartaruga si chiude nel guscio. Il gallo, che canta all'alba, è la luce e la fede; la tartaruga, il cui nome si legava al Tartaro, è le tenebre e l'errore. La stessa lotta compare anche in un riquadro dell'aula sud.
Il mosaico del pavone nella Südhalle
Accanto al battistero, l'aula meridionale detta Südhalle è protetta da un edificio museale costruito apposta. Oltre al suo pavimento a mosaico vi si vede quello «del pavone», che un tempo ornava l'abside del nartece, il lungo corridoio fra il battistero e la basilica. Dal 1998 la Basilica e l'area archeologica di Aquileia sono Patrimonio dell'Umanità UNESCO.
Domande frequenti
Quanto è grande il mosaico della Basilica di Aquileia?
Il pavimento dell'aula sud di Teodoro supera i 760 metri quadrati: è il mosaico paleocristiano più grande del mondo occidentale.
Quando furono scoperti i mosaici di Aquileia?
Tornarono alla luce negli anni 1909-12, quando fu tolto il pavimento medievale del patriarca Poppone che li copriva circa un metro più in alto.
Che cosa rappresenta il gallo e la tartaruga di Aquileia?
È la lotta fra il bene e il male: il gallo, che annuncia l'alba, è la luce e la fede; la tartaruga chiusa nel guscio è le tenebre.