Il Monte Santo, in sloveno Sveta Gora, è un rilievo di 682 metri a nord-est di Gorizia, nel comune sloveno di Nova Gorica. Sulla cima sorge la basilica dell'Assunzione, legata all'apparizione mariana del 1539. Durante la Grande Guerra italiani e austro-ungarici se lo contesero con accanimento.
Un monte fra l'Isonzo e la Bainsizza
Si alza a nord-est di Gorizia, dove l'altopiano della Bainsizza scende verso sud. Forma con le vicine vette del Kuk e del Vodice una dorsale che segue il corso dell'Isonzo da sud-est a nord-ovest, e dall'altra sponda del fiume guarda il monte Sabotino. La vetta si trova all'incrocio dei confini amministrativi degli insediamenti di Salcano e Gargaro, nel comune di Nova Gorica, e di quello di Plava, nel comune di Canale d'Isonzo. In sloveno il monte si chiama anche Skalnica o Sveta Gora pri Gorici, in friulano Mont Sante o Monsanta; il nome di Monte Santo gli venne dopo le apparizioni della Madonna.
Dalla pianura dell'Isonzo si scorge il campanile della basilica, che spunta oltre la cima del Sabotino. Dalla cima lo sguardo scende sulla valle dell'Isonzo, fra Gorizia e Nova Gorica, e arriva fino alla piana friulana, al Golfo di Trieste e alla laguna di Grado; a nord si affacciano le Alpi Giulie, e nelle giornate limpide si vedono l'Istria, Venezia e le Dolomiti. Con Castelmonte in Friuli e Maria Zell, il Monte Santo fa parte della via dei Monti Sacri dedicati alla Madonna.
Urška Ferligoj e la chiesa del 1544
Sulla cima c'era una chiesa già nel Medioevo, come ricordano documenti degli anni 1368, 1378, 1382 e 1383; nel 1496 i turchi la distrussero. Nel 1539, secondo la tradizione, lassù apparve Maria alla pastorella Urška Ferligoj di Gargaro, che pascolava il gregge, e le affidò il compito di dire alla gente di costruire una chiesa. Le parole della Madonna sono incise sulla targa posta sul piedistallo della sua statua: “Dì alla gente che mi costruisca una casa qui e chieda misericordia”. All'inizio i devoti si raccoglievano in una piccola cappella di legno.
La tradizione racconta che, quando la pastorella riferì l'accaduto, le autorità dubitarono di lei e credettero che stesse portando avanti un piano di rivolta, e la fecero rinchiudere. Durante le indagini la polizia la trovò in ginocchio in cima al monte, intenta a pregare la Vergine; fu rinchiusa altre due volte, e ogni volta, dice il racconto, la Madonna la liberò. Il racconto aggiunge che furono i pellegrini, sempre più numerosi, a costringere le autorità a permettere la chiesa.
Il permesso di costruire la chiesa arrivò dalle autorità civili nel 1540. Dietro l'altare, durante gli scavi del 1541 per la nuova chiesa, emerse una lastra di pietra con ornamenti e le prime parole del saluto angelico, «Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum»: veniva dalla chiesa trecentesca abbattuta dai turchi. Nel 1544 il patriarca di Aquileia Marino Grimani offrì in dono alla chiesa gotico-rinascimentale appena costruita la pala della Madonna attribuita al pittore veneziano Jacopo Palma il Vecchio. Di quegli anni è anche la statua tardo-gotica della Madonna col Bambino.
Francescani, incoronazione e la chiusura del 1786
I francescani ebbero in cura il santuario una prima volta nel 1565. Nel 1717 l'immagine della Madonna fu la seconda al di fuori dell'Italia a essere incoronata dal Capitolo Vaticano, un onore concesso ai simulacri della Vergine venerati da lungo tempo e noti per le loro intercessioni; per quell'incoronazione i fedeli considerano regina la Madonna del Monte Santo. Un tempo ci si arrivava a piedi, in processione, e gli ultimi metri si percorrevano sulle ginocchia, per sciogliere un voto o fare penitenza.

Nel 1786 l'imperatore Giuseppe II abolì i pellegrinaggi e ordinò la demolizione della chiesa: chiesa e convento furono venduti all'asta, e i francescani si trasferirono a Gorizia. La decisione di riportare l'immagine della Madonna sul monte arrivò nel 1793, e la chiesa fu ricostruita. I francescani vi fecero ritorno solo nel 1901; i pellegrinaggi crebbero, e all'inizio del Novecento papa Pio X concesse alla chiesa il titolo di basilica minore, la più antica dell'attuale Slovenia.
Le battaglie dell'Isonzo sul Monte Santo
Affacciato dall'alto sulla piana di Gorizia, il monte divenne un obiettivo militare dal primo giorno di guerra sull'Isonzo. Nel giugno 1915 i bombardamenti italiani rasero al suolo la chiesa e il convento accanto. Dopo la sesta battaglia dell'Isonzo, quando le truppe italiane conquistarono Gorizia e la roccaforte del Sabotino, il Monte Santo formò con il Vodice, il San Gabriele e il San Daniele la linea settentrionale del campo trincerato di Gorizia, che gli austro-ungarici avevano creato per fermare l'avanzata verso il Carso e Lubiana. Le quattro offensive seguenti fallirono: la cima restò austriaca e le perdite italiane furono pesantissime.
Nella decima battaglia, nel maggio 1917, la 2ª armata del generale Capello prese il Kuk e il Vodice; sul Monte Santo ci fu solo una temporanea conquista ad opera dei fanti della brigata Campobasso, e la vetta fu poi riperduta. Il 22 agosto 1917, nell'undicesima battaglia dell'Isonzo, le truppe italiane riuscirono a conquistare il Monte Santo e la sottostante sella di Dol, mentre il San Gabriele e il San Daniele restavano in mano austro-ungarica. Appena due mesi dopo venne Caporetto, e il Monte Santo ripassò agli austriaci fino alla fine del conflitto.
Sui fianchi della montagna si percorrono i cammini e le caverne di appostamento delle truppe italiane e austro-ungariche, e un breve sentiero porta alla statua di San Francesco, all'uscita di una galleria scavata durante la guerra. Granate e mine della guerra avevano spogliato il monte, e fino all'inizio degli anni ’30 ci crebbe ben poco.
Basilica neobarocca di Silvano Barich e Museo Mariano
Il trattato di Rapallo, nel 1920, assegnò il Monte Santo all'Italia. La chiesa attuale, in stile neobarocco, fu costruita tra il 1924 e il 1928 secondo i piani dell'architetto goriziano Silvano Barich, che aveva già progettato il santuario dell'isola di Barbana; insieme sorse un nuovo convento francescano, e il progetto si ispirò alla Basilica di Aquileia. Dopo la ricostruzione il convento fu ripopolato dai francescani italiani. La facciata è in pietra bianca. L'interno misura 72 metri per 22: tre navate, più una quarta laterale. Nel campanile, alto 50 metri, stanno quattro campane grandi, la maggiore delle quali pesa 4.335 chili, e altre cinque più piccole che battono le ore.
Sopra l'altare sta la pala di Palma il Vecchio; dietro l'altare, eretto nel 1932, sono sepolti due arcivescovi di Gorizia, e le vetrate e l'organo sono del 1939. Nella chiesa si vedono il soffitto intagliato e la via crucis, e la buona acustica favorisce l'organizzazione di concerti di musica antica e contemporanea. Con la firma dei trattati di Parigi del 1947, dopo la seconda guerra mondiale, il monte fu assegnato alla Jugoslavia.
Nel 1989 fu inaugurata la mostra permanente sul fronte dell'Isonzo, dedicata ai civili e ai militari di tutte le nazionalità che vi persero la vita, con oggetti, fotografie e opere d'arte figurativa. Dal 1996 il convento ospita il Museo Mariano, con particolare attenzione alla storia del pellegrinaggio e una stanza dedicata a Urška; la pastorella è sepolta accanto alla chiesa di Gargaro, il suo paese. Il santuario è anche la meta del Cammino Goriziano, un percorso di pace promosso dalla Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia e dall'ordine francescano.
Domande frequenti
Dove si trova il Monte Santo di Gorizia?
Il Monte Santo si trova in Slovenia, a nord-est di Gorizia, alle propaggini meridionali dell'altopiano della Bainsizza, nel comune di Nova Gorica. Il Monte Santo è alto 682 metri e ha di fronte il monte Sabotino.
Chi ha costruito la basilica del Monte Santo?
Sulle rovine della chiesa distrutta nel 1915 sorse, fra il 1924 e il 1928, la basilica neobarocca progettata dal goriziano Silvano Barich.
Che cosa è successo sul Monte Santo nella Grande Guerra?
Il Monte Santo fu conteso fra italiani e austro-ungarici: il santuario fu distrutto nel giugno 1915, e durante l'undicesima battaglia dell'Isonzo le truppe italiane riuscirono a conquistare la vetta, il 22 agosto 1917.