Nell'archivio parrocchiale di Forni di Sotto, in Carnia, resta la quietanza con cui Domenico da Tolmezzo dichiarò saldata, nel marzo del 1488, un'ancona d'altare in legno dorato. L'ancona è sparita. Della pala è tornata alla luce una Madonna con bambino benedicente, riconosciuta da don Francesco Quai in una cappellina.
Una quietanza fra le carte della parrocchia
Fra i documenti dell'archivio parrocchiale di Forni di Sotto, paese dell'alta valle del Tagliamento, si è conservata una dichiarazione di Domenico da Tolmezzo relativa ai danari ricevuti per una sua opera. Il depentor, cioè il pittore, rilascia quietanza degli anticipi e del saldo riscossi tra l'ottobre del 1485 e il marzo del 1488 per un'ancona d'altare in legno dorato, già eseguita e consegnata. Il polittico per la chiesa parrocchiale di Forni di Sotto, con la data 1485, figura fra le opere di Domenico documentate ma perdute.
Sulle dimensioni dell'ancona non si sa nulla. Il prezzo convenuto, settantaquattro ducati, e il confronto con altre opere simili fanno pensare a un polittico su due piani, con cinque statue a figura intera e cinque a mezzo busto: un'ancona simile a quella della pieve di Invillino o a quella di Forni di Sopra. Il polittico di Santa Maria Maddalena a Invillino, databile al 1488 grazie a una serie di pagamenti, ha dieci nicchie, con la santa fra quattro santi nel registro inferiore e la Madonna col Bambino fra quattro sante a mezzo busto in quello superiore.
Molte informazioni sull'ancona sparita sono raccolte in Mi poni achì, una comunità, una chiesa, una storia, il volume del 2003 edito dalla Parrocchia e dal Centro di Cultura Popolare fornese. Lo promosse don Aldo Lenarduzzi per celebrare il cinquantesimo anniversario della ricostruzione della pieve.
Domenico da Tolmezzo, pittore e intagliatore
Domenico Mioni nacque intorno al 1448 a Tolmezzo, figlio del cuoiaio Candiusso. All'inizio del 1462 il padre, trasferitosi a Udine, lo affidò come apprendista per sei anni a Giovanni di Francia, detto Francione, pittore e intagliatore originario di Spilimbergo. Nel 1469 Domenico stipulò i patti nuziali con Romea, dalla quale ebbe sei figli. Della sua vasta produzione resta un’abbondante documentazione di ricevute e intimazioni di pagamenti, ma un numero relativamente ristretto di esemplari; nei documenti è costantemente chiamato depentor, e la sua pittura si fuse pienamente con l'intaglio.
Per la pieve di San Pietro a Zuglio gli fu commissionato nel 1481 un polittico con predella e con due ordini sovrapposti di nicchie, entro le quali sono ospitate statue in legno dipinto e dorato. Nel 1486 firmò e datò la Madonna col Bambino di Dilignidis, frazione di Socchieve, dove alcuni dettagli dei volti sono interamente affidati al pennello. Fra il 1496 e il 1501 fece parte del Consiglio della Comunità di Udine, e morì nel 1507, presumibilmente a Udine. Lo si considera la guida della Scuola di Tolmezzo, cioè degli artisti friulani che lavorarono nel secondo Quattrocento.
Gerolamo Comuzzo e le statue perdute
Dalle carte dell'archivio si ricostruisce anche la sorte dell'ancona: nel diciassettesimo secolo fu sostituita con un'altra, commissionata a Gerolamo Comuzzo da Gemona. L'intagliatore aveva una bottega attiva, simile a quella di Giovanni Antonio Agostini o di Giovanni Sai a Venzone, e ha lasciato un'ottantina di lavori conservati, in particolare negli edifici sacri della Carnia, dell'Alto Friuli e dell'Alto Cadore. A Forni di Sotto un suo altare ligneo dorato, che stava nella chiesa di San Lorenzo, è stato trasportato nella parrocchiale.
A Forni di Sopra l'ancona di Domenico, a dieci scomparti su due piani, sta nel primo altare a sinistra della parrocchiale, del 1646, uno dei tre altari lignei dei Comuzzi. Resta aperta la domanda su dove sia finita la vecchia pala di Domenico da Tolmezzo con le sue statue. Si ipotizza che alcune sculture di santi siano state vendute anche a privati per pagare i debiti della chiesa. Forse il pittore Giovanni Napoleone Pellis, intorno al 1900, comperò in Carnia un San Giovanni Battista e un San Lorenzo molto deteriorati: che fossero due santi dell'ancona di Domenico si può solo presumere.
La Madonna del Pefar e il suo cristin
Una Madonna con bambino, danneggiata in alcuni punti, rimase per oltre due secoli nella sacrestia della pieve di Forni di Sotto, e forse finì in soffitta. La vide così, sola e abbandonata, Abramo Luigi Nassivera, nato nel 1855 e morto nel 1912, detto «Pefar», uomo tuttofare del paese: impiegato comunale, sagrestano e all'occorrenza organista. Il Pefar chiese al parroco, don Romano, di ricevere la Madonna in omaggio per regalarla alla figlia Maria. Don Romano acconsentì, a patto che la Madonna danneggiata fosse esposta in un cristin, una piccola cappella.
Il Pefar accettò e si mise di lena a costruire la cappellina, ultimandola nel 1911. La Madonna fu vestita, anche per nasconderne i danni, e ornata di una corona nuova e di collane; nel suo cristin restò per oltre cinquant'anni. In quel tempo la pieve, edificata tra il 1770 e il 1785 e consacrata nel 1790, fu data alle fiamme il 26 maggio 1944, quando i tedeschi incendiarono gli edifici di Forni per ritorsione contro i partigiani. I lavori della nuova parrocchiale cominciarono nel 1950: la chiesa fu consacrata il 9 agosto 1953 e completata nel 1955.
Il riconoscimento di don Francesco Quai
Dopo la guerra la nipote del Pefar fece eseguire dal pittore Italo Bearzi di Enemonzo alcuni restauri sulla Madonna: Bearzi la rivestì, la ingioiellò e le rifece persino una mano posticcia. Nel 1960 don Francesco Quai fu incaricato di fare l'inventario del patrimonio artistico delle chiese e delle pievi carniche. Un giorno si fermò davanti alla cappellina con la Madonna rivestita e truccata, e da lì venne la scoperta: la statua era di Domenico da Tolmezzo, e faceva parte dell'ancona lignea intagliata e dorata portata a termine nel 1488.
La Madonna con bambino benedicente mostra la tecnica scultorea del depentor tolmezzino: il volto è fisso e grave, con grandi occhi che pare guardino al di là dell'osservatore, e la statua è sostenuta da un equilibrio classico e da una compostezza essenziale. È coeva della Madonna di Dilignidis del 1486. Gli eredi del Pefar l'hanno donata alla pieve di Forni di Sotto, dove è collocata nella nicchia dell'altare laterale a est.
Domande frequenti
Dove si trova la Madonna di Domenico da Tolmezzo a Forni di Sotto?
La Madonna con bambino benedicente di Domenico da Tolmezzo è stata donata dagli eredi del Pefar alla pieve di Forni di Sotto, ed è collocata nella nicchia dell'altare laterale a est.
Chi ha realizzato l'ancona della pieve di Forni di Sotto?
L'ancona in legno dorato della pieve di Forni di Sotto è di Domenico da Tolmezzo, che fu pagato tra l'ottobre del 1485 e il marzo del 1488, per un prezzo di settantaquattro ducati.
Che fine ha fatto l'ancona di Domenico da Tolmezzo?
L'ancona di Domenico da Tolmezzo fu sostituita nel diciassettesimo secolo con una di Gerolamo Comuzzo, e non si sa dove sia finita la vecchia pala con le sue statue. Ne resta la Madonna con bambino benedicente, riconosciuta da don Francesco Quai.