In piazza Libertà la Loggia porta il nome dell'orafo udinese Nicolò Lionello, che la disegnò e la vide finita. È l'antico palazzo comunale di Udine, in stile gotico veneziano, a fasce di pietra bianca e rosa, iniziato nel 1448 e ricostruito dopo l'incendio del 1876.
Un palazzo per la città veneziana
L'annessione di Udine alla Repubblica di Venezia nel 1420 impose una riorganizzazione degli spazi del potere politico e civile. L'antica amministrazione comunale, priva di una sede adeguata, necessitava di un edificio rappresentativo. Il 24 gennaio 1441, «in pleno consilio», il deputato Nicolò Savorgnan formalizzò la proposta di edificare un nuovo palazzo pubblico: le città importanti riunivano il loro Consiglio in sedi splendide, Udine non ne aveva nessuna. Per finanziarne la realizzazione si stabilì di utilizzare tutto l’ammontare proveniente dal dazio sul pane, e per far posto al cantiere si demolirono gli edifici privati che ostruivano l'impianto della piazza.
I lavori iniziarono nel 1448 a partire dall'angolo nord-est. Quell'anno il cantiere ebbe quattro sorveglianti, Nicolò dei Bombeni, Raimondo della Torre, Giovanni Rainoldi e Nicolò Lionello; tra i vari modelli presentati, l'amministrazione selezionò il disegno dell'orafo, che a metà anno portò un progetto nuovo firmato da ventitré consiglieri. Sul cantiere Lionello affiancò da vicino Bartolomeo delle Cisterne, che dirigeva i lavori. Il consiglio cittadino si riunì per la prima volta nel palazzo nel 1455, e quando Lionello morì, nel 1462, la Loggia era finita.
Pietra bianca e rosa, dieci arcate
L'edificio si sviluppa su una base rettangolare di 35,5 metri per 18,5, elevandosi per 15,20 metri. Il rivestimento esterno si basa su un'alternanza cromatica ottenuta sovrapponendo filari di pietra bianca d'Istria a fasce di marmo rosso di Verona. Il loggiato inferiore, progettato per accogliere le assemblee popolari e l'amministrazione della giustizia, è scandito da dieci arcate; sopra si aprono al centro un balcone e ai lati due trifore, con gli stemmi in pietra della città, e verso piazza della Libertà corre in lettere gotiche «UTINUM», il nome latino di Udine.

Agli angoli, il corredo scultoreo include la Madonna con Bambino realizzata dallo scultore Bartolomeo Bon, a destra, e a sinistra l'allegoria della Patria del Friuli firmata da Andrea Flaibani e collocata nel 1877. Sotto la Loggia si incontrano poi i busti del luogotenente Nicolò Mocenigo, di Quintino Sella e dei generali friulani Carlo Caneva e Antonio Baldissera, oltre al termometro a spire bimetalliche di Arturo Malignani e alla custodia in ferro battuto per gli strumenti meteorologici di Alberto Calligaris.
Terremoto, tribunale e teatro
Il 26 marzo 1511 un forte terremoto scosse il Friuli e fra i tanti edifici abbattuti ci fu anche la Loggia. Le riparazioni partirono solo nel 1516, sotto la responsabilità del luogotenente Leonardo Emo. Nel corso del Cinquecento, l'edificio assunse il ruolo formale di sede del Tribunale, e nel 1555 venne promosso il progetto di un nuovo scalone, tradizionalmente detto del Sansovino, ad opera di Giovanni da Udine: per la peste del 1556 lo scalone fu terminato soltanto nel 1559.
Nel 1606 la sala superiore al piano nobile venne concessa al capocomico Federico Ricci, e il teatro entrò nel palazzo; ma dopo ogni stagione teatrale la Sala necessitava di riparazioni, e si decise di vietarne l’uso per le rappresentazioni. Il 22 settembre 1642 le arcate furono affidate per contratto a Pietro Bagatella, tagliapietre veneziano. Nel 1685 i fuochi accesi per festeggiare le vittorie veneziane sui Turchi nel Peloponneso appiccarono un incendio alla Loggia, che perse tutti gli arredi di legno e stoffa.
L'incendio del 1876 e la ricostruzione di Andrea Scala
La mattina del 19 febbraio 1876 un incendio devastò le coperture, il piano nobile e le strutture del tetto, e andò perduta la Madonna con il Bambino dipinta da Giovanni Antonio de' Sacchis, il Pordenone. L'edificio fu restaurato da Andrea Scala, che tenne fede ai disegni originali; il restauro fu definitivamente concluso nel 1878. Il dipinto del Pordenone fu successivamente sostituito da una reinterpretazione ottocentesca di Giuseppe Ghedina, sul fianco che guarda via Mercatovecchio.
All'inizio del Novecento, dove sorgeva l'antica cancelleria, Raimondo D'Aronco costruì il Palazzo degli Uffici Municipali, che con la Loggia forma un solo complesso. Sull'altro lato della piazza, davanti alla Loggia, stanno la Loggia e il Tempietto di San Giovanni, opera del lombardo Bernardino da Morcote.
Domande frequenti
Perché si chiama Loggia del Lionello?
La Loggia del Lionello prende il nome dall'orafo udinese Nicolò Lionello, che nel 1448 propose il progetto dell'edificio e ne fece ultimare la costruzione, con il direttore dei lavori Bartolomeo delle Cisterne.
Quando è stata costruita la Loggia del Lionello?
Nel 1441 il deputato Nicolò Savorgnan formalizzò la proposta di edificare un nuovo palazzo pubblico; i lavori iniziarono nel 1448 a partire dall'angolo nord-est, e il consiglio vi si riunì per la prima volta nel 1455. Dopo l'incendio del 1876 Andrea Scala la ricostruì, ripristinando l'edificio nelle sue fattezze quattrocentesche entro il 1878.
Che cosa si vede sulla facciata della Loggia del Lionello?
Sulla facciata si vedono le dieci arcate, le fasce di pietra bianca e rosa e la scritta “UTINUM”; oltre al celebre balconcino racchiuso tra due trifore, il corredo scultoreo include la Madonna con Bambino di Bartolomeo Bon.