Il Liberty di Trieste è lo stile dei palazzi privati del primo Novecento, fra la Sezessionstil viennese e lo stile floreale: Casa Terni-Smolars e Casa Polacco di Romeo Depaoli, Casa Bartoli di Max Fabiani, Palazzo Viviani Gilberti di Giuseppe Sommaruga e Casa Valdoni, con le statue femminili di Romeo Rathmann.
Uno stile di facciate e di decori
A fine Ottocento e nei primi anni del Novecento, a fianco degli stili storicisti e spesso un po' soffocato da quelli, a Trieste compaiono gli edifici Liberty. Lo stile compare anche sotto i nomi di stile floreale, art nouveau e Secession, e a Trieste si formò fra il rigore della Sezessionstil viennese, legata a Otto Wagner, le geometrie della Jugendstil tedesca e l'eclettismo locale. Il nuovo stile tocca più che altro gli ornamenti: a Trieste le case restano costruite alla maniera classica, ma cambiano le decorazioni, fuori e dentro.
Il Liberty, soprattutto come stile floreale, predilige linee curve e sinuose, e ricorre a materiali facilmente modellabili, in primis stucco e ferro battuto. Piacquero molto, in città, le grandi figure femminili poco vestite, quasi tutte dello scultore Romeo Rathmann; e si vede spesso un cerchio con tre nastri che scendono in verticale, più lungo quello di mezzo. Fra gli architetti di Trieste, al Liberty si dedicarono Giovanni Maria Mosco, Umberto Fonda e più di tutti Max Fabiani.
Romeo Depaoli e Casa Terni-Smolars
Casa Terni-Smolars fu progettata nel 1906 dall'architetto Romeo Depaoli su commissione del cavaliere Augusto Terni, e prese il nome attuale dalla cartoleria Smolars, fondata da Costanza Carniel Smolars, aperta al piano terra. Fra i più noti edifici liberty di Trieste, occupa un lotto libero su tre lati, con una facciata che si muove senza sosta fra parti arretrate e sporgenti, colonnine, terrazzini, lesene e paraste.
Pianterreno e mezzanino, pensati per i negozi, si aprono con ampie vetrate sul modello di quelle disegnate da Max Fabiani. Sopra l'ingresso principale si apre un grande finestrone circolare decorato da due statue di figure femminili, opera di Romeo Rathmann, autore anche dei gruppi scultorei del tetto; al primo piano due balconate angolari, al terzo poggioli con ringhiere in ferro battuto a motivi floreali, e all'ultimo un loggiato pensile perimetrale, sormontato da un cornicione che culmina ai lati in due cupole. Nel 1994-1995 le pietre delle facciate su via San Nicolò e via Dante Alighieri sono state pulite e restaurate sotto la guida di Enrico Colosimo.

La scultura che sale di Casa Polacco
All'incrocio tra corso Italia e via Imbriani, Romeo Depaoli firmò nel 1909 un secondo progetto, per Gisella Polacco. La facciata di Casa Polacco è concepita come una progressione della scultura decorativa: i livelli inferiori, destinati al commercio, mantengono superfici lineari, mentre salendo verso i tre piani superiori, di uso esclusivo della committenza, la pietra si carica di bassorilievi e intarsi. In cima, sul cornicione, spiccano due statue femminili sedute, anch'esse opera di Rathmann.
Max Fabiani e Casa Bartoli
Casa Bartoli, in Piazza della Borsa, realizzata tra il 1905 e il 1906, è la casa più Liberty di Max Fabiani. Nato a San Daniele del Carso nel 1865 e morto a Gorizia nel 1962, Fabiani collaborò presso lo studio di Otto Wagner a Vienna, e a Trieste progettò anche il Narodni dom. Nella casa divise nettamente l'uso commerciale, i due piani inferiori con ampie vetrate continue, dall'uso residenziale dei piani alti, segnati da una griglia di piccoli balconi con ringhiere verdi; la superficie esterna è rivestita da una cascata di foglie che scendono lungo i pilastri.
Palazzo Viviani Gilberti e Casa Valdoni
In viale XX Settembre sta l'unico palazzo Liberty triestino progettato da un architetto del Regno d'Italia, il milanese Giuseppe Sommaruga. Inaugurato nel 1907 su commissione dell'impresa edile «Viviani & Gilberti», l'edificio di sei piani ha pietra scolpita con motivi floreali al pianoterra e lungo le balaustre del terzo livello. Ai piani inferiori fu allestito il Teatro Filodrammatico, con platea e due gallerie, e le quote superiori ospitarono appartamenti; le normative antincendio del 1951 costrinsero la proprietà a snaturare gli interni teatrali per la conversione nel Cinema Ambasciatori.
Casa Valdoni, chiesta dal chirurgo Valdoni all'architetto Giorgio Zaninovich nel 1907, si innalza lungo le pendenze di via Commerciale. Qui l'impronta floreale arretra a favore di linee più rigide e stilizzate, di derivazione mitteleuropea: la facciata si organizza attorno a un balcone centrale con aperture a tutto sesto, su cui vegliano sculture di fanciulle, bambini e una figura faunesca.
Domande frequenti
Quali sono i palazzi Liberty più noti di Trieste?
Fra i palazzi Liberty di Trieste ci sono Casa Terni-Smolars e Casa Polacco di Romeo Depaoli, Casa Bartoli di Max Fabiani in Piazza della Borsa, Palazzo Viviani Gilberti di Giuseppe Sommaruga in viale XX Settembre e Casa Valdoni in via Commerciale.
Chi ha scolpito le statue dei palazzi Liberty di Trieste?
Le grandi statue femminili dei palazzi Liberty di Trieste sono opera principalmente dello scultore Romeo Rathmann, autore delle figure di Casa Terni-Smolars e di Casa Polacco.
Come si riconosce un edificio Liberty a Trieste?
Un edificio Liberty triestino si riconosce dalle decorazioni in stucco e ferro battuto, dalle statue femminili e da un motivo molto comune: un cerchio da cui partono tre nastri verticali, quello centrale più lungo degli altri.