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L'aquila e la cicogna: le leggende di Aquileia, dalla fondazione del 181 a.C. alla caduta sotto Attila, i fantocci sulle mura e il colle di Udine

Le leggende di Aquileia: l'aquila della fondazione del 181 a.C., la cicogna che nel 452 convinse Attila a restare, i fantocci sulle mura e il colle di Udine.

Le leggende di Aquileia si aprono e si chiudono con due uccelli: l'aquila che volò sopra la fondazione della città romana nel 181 a.C. e la cicogna che nel 452 convinse Attila a non togliere l'assedio. Intorno alla caduta nacquero i fantocci, il tesoro e il colle di Udine.

Una città romana di frontiera

La colonia latina di Aquileia nacque nel 181 a.C. vicino al fiume Natissa: la fondarono Lucio Manlio Acidino, Publio Scipione Nasica e Gaio Flaminio, inviati dal Senato per chiudere il passo ai Carni e agli Istri che vivevano nei dintorni. Con Massimiano fu una delle capitali dell'Impero, e quando nel 395 morì Teodosio I era ancora la nona città dell'Impero, quarta in Italia, famosa per le mura e per il porto.

Alarico, con le sue scorrerie del 401 e del 408, la assediò e la prese. Nel 452 fu infine distrutta dagli Unni di Attila, non tornando mai più agli antichi splendori: da quel momento smise di essere la roccaforte a protezione dell'Italia settentrionale, e al suo posto subentrò Verona sull'Adige.

L'aquila della fondazione

Secondo la tradizione popolare, quando i triumviri Lucio Manlio Acidino, Publio Scipione Nasica e Gaio Flaminio tracciavano con l'aratro i solchi che avrebbero delimitato il perimetro della nuova colonia, un'aquila comparve improvvisamente in cielo e iniziò a volare in cerchio sopra lo spazio destinato alla città. Il volo fu interpretato come un auspicio favorevole: nella religione romana l'osservazione del volo degli uccelli, gli auspicia, era una pratica codificata che guidava le decisioni pubbliche più importanti.

La leggenda è probabilmente eziologica, nata a posteriori per spiegare il nome della città: Aquileia da aquila, un'etimologia popolare che la filologia moderna non conferma con certezza.

La cicogna di Attila

Aquileia aveva mura possenti, e al suo interno abbondavano i pozzi d'acqua potabile; lo storico Giordane, vissuto nel VI secolo, riportò che la città oppose resistenza per lungo tempo. L'episodio della cicogna lo tramanda lo storico greco Procopio di Cesarea: Attila stava quasi per ordinare la ritirata, quando vide allontanarsi in volo delle cicogne con i loro piccoli, dal nido che si trovava su una torre delle mura, e interpretò il segno come un presagio favorevole.

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Mantenne l'assedio. «Così dicono che l'esercito dei barbari si dispose di nuovo all'assedio e poco dopo una parte delle mura, proprio quella che reggeva il nido dell'uccello, crollò all'improvviso, senza nessun motivo apparente, e in quel punto fu possibile ai nemici entrare nella città.» Il 18 luglio 452 Aquileia cadde, in seguito all'incidentale crollo di un muro della fortificazione. In un'altra versione la cicogna che abbandonava la città con i suoi piccoli fece capire ad Attila che Aquileia era senza viveri.

I fantocci, il tesoro e la fuga a Grado

La tradizione orale friulana aggiunge una variante: mentre Attila si avvicinava, gli abitanti di Aquileia misero sulle mura, durante la notte, una serie di fantocci vestiti da soldati. Poi si sporcarono la faccia di fuliggine, indossarono abiti scuri e, su imbarcazioni nere, fuggirono silenziosamente dal porto fluviale in direzione dell'isola di Grado. Attila trovò la città vuota e il porto senza un'imbarcazione; cercò di inseguire i fuggiaschi spronando il cavallo verso l'acqua, ma il cavallo si impennò, e il capo degli Unni ordinò ai suoi di distruggere ogni cosa.

Un'altra leggenda riguarda il tesoro di Aquileia, sepolto per evitare che fosse depredato: i romani, vistisi perduti, scavarono il leggendario Puteum aureo, il «pozzo aureo», e vi nascosero tutti i preziosi della città. Il tesoro non è mai stato trovato, e molti l'hanno cercato nei sotterranei del castello di Manzano, che si narra raggiungano Palmanova.

Il colle di Udine e la terra degli elmi

Incendiata la città, Attila avrebbe dato ordine ai guerrieri di portare della terra nei loro elmi e di riversarla in un punto prestabilito, formando una collinetta dalla quale poté osservare i fumi della città incendiata. Si dice che il colle sia quello di Udine, su cui sorge il castello, ma anche altre località della regione rivendicano la stessa origine.

Le indagini archeologiche hanno accertato che il colle del Castello di Udine è una collina totalmente artificiale, realizzata in epoca pre-romana, probabilmente tra 3500 e 3000 anni fa, durante l'età del Bronzo: il più grande tumulo artificiale della protostoria europea, alto già nelle fasi iniziali quasi 30 metri. Per la Soprintendenza e per il Comune, la gente ha conservato il ricordo lontanissimo di una grande opera costruita dall'uomo, che però i secoli hanno deformato.

Domande frequenti

Qual è la leggenda della cicogna di Aquileia?

Secondo Procopio di Cesarea, durante l'assedio del 452 Attila stava per ritirarsi quando vide le cicogne lasciare con i piccoli il nido su una torre delle mura; mantenne l'assedio, e poco dopo proprio quel tratto di mura crollò.

Perché Aquileia si chiama così?

La leggenda racconta che durante la fondazione del 181 a.C. un'aquila volò in cerchio sopra i solchi della nuova colonia; è un'etimologia popolare, Aquileia da aquila, che la filologia moderna non conferma con certezza.

Il colle di Udine l'ha fatto Attila?

Secondo la leggenda il colle fu fatto con la terra portata negli elmi dai soldati di Attila, ma le indagini archeologiche hanno accertato che è un tumulo artificiale dell'età del Bronzo, di 3500-3000 anni fa.