La leggenda della principessa Rosandra spiega l'origine del torrente Rosandra, l'unico corso d'acqua superficiale del Carso triestino, che scava la Val Rosandra presso Trieste, nel comune di San Dorligo della Valle. Rosandra, tramutata in pietra dopo la morte del suo cavaliere, continuò a piangere, e le lacrime diventarono il torrente.
Il torrente in una terra senz'acqua
Il Carso triestino è un altopiano di calcare compatto dove l'acqua scompare sottoterra quasi subito, inghiottita dai fenomeni carsici che hanno scavato grotte e canali nella roccia. Il torrente Rosandra, in sloveno Glinščica, è l'unico corso d'acqua superficiale del Carso triestino: la Val Rosandra, in sloveno Dolina Glinščice, sta tra il comune di San Dorligo della Valle e quello sloveno di Erpelle-Cosina, con rupi, ghiaioni e pareti a strapiombo, la cascata Supet seguita dalle forre e un elevato numero di grotte.
Anche la roccia cambia lungo il torrente: nel tratto alto scorre sul flysch, fra sponde fitte di vegetazione, poi salta giù con la cascata Supet e finisce su un fondo di puro calcare carsico. Sopra la cascata il clima della valle è continentale, sotto diventa mediterraneo.
Rosandra, il mago e il cavaliere
Fra le leggende del Carso, quella della principessa Rosandra è forse la più tipica: appartiene al mondo di maghi, principesse, fate e cavalieri valorosi nato con il feudalesimo carolingio, le storie che ci si raccontava nelle lunghe sere d'inverno del Medioevo. Si racconta che un mago malvagio tenesse chiusa nel suo castello cupo, a picco sulla valle, una principessa bellissima di nome Rosandra. Molti giovani guerrieri avevano tentato di liberarla, ma erano stati uccisi.
Un giorno passò di là un cavaliere giovane e ardito: sentì piangere la ragazza, sfidò il mago e, a dispetto di ogni incantesimo, al termine di una lunga lotta lo abbatté. Il cavaliere però doveva compiere un'impresa in una terra lontana, e lasciò la fanciulla con la promessa di tornare presto da lei. Sulla via del ritorno la nave che lo trasportava fu travolta da una furiosa tempesta e finì in fondo al mare.

Le lacrime nella pietra
Saputo che il suo salvatore era morto, Rosandra cominciò a piangere, e non smise più. Il cavaliere non si poteva riportare in vita; allora una fata buona, per pietà, trasformò la principessa in un grande sasso. Ma anche chiusa nella roccia Rosandra continuò a piangere: le sue lacrime uscirono dalla pietra e diventarono un torrente d'acqua chiara, che scende per la valle con il suo nome.
La valle ha anche un'altra leggenda: la chiesetta di Santa Maria in Siaris, verso la fine della Val Rosandra sotto il Monte Carso, sarebbe stata costruita per desiderio di Carlo Magno, che dopo la sua morte sarebbe stato sepolto in una grotta della valle.
L'acquedotto romano, i mulini e la Via del sale
La sorgente della Rosandra viene chiamata Clìnciza, e il conte Domenico Rossetti la battezzò Fons Oppia, richiamandone l'uso che già i Romani ne fecero costruendo nel primo secolo un acquedotto che giungeva fino al centro di Trieste, con una portata di quasi 6000 metri cubi al giorno. Sulla Rosandra crebbero anche i mulini: un contratto di compravendita del 1276 ne ricorda tre.
Per secoli la Val Rosandra è stata la via per giungere al mare dall'altopiano carsico, e teatro di battaglie tra triestini e muggesani per il controllo del sentiero, noto come «Via del sale». Attraverso questa via passavano i mussolati, le carovane di asini che da Pesek giungevano a Zaule, dove le granaglie e i minerali venivano scambiati con il sale e con il vino. Presso la foce del Rosandra si estendevano grandi saline, e per il controllo di questa arteria fu edificato il castello di Moccò, distrutto nel 1511; nel 1757 i mulini sulla Rosandra erano 16.
Comici e la riserva naturale
Il nome della val Rosandra si diffuse all'inizio del ventesimo secolo, quando la scoprirono gli arrampicatori: dal 1929 vi ha sede una scuola di roccia fondata dal triestino Emilio Comici, primo italiano a salire il sesto grado, che un cippo ricorda nella valle. Nella valle c'è anche il rifugio Premuda del CAI, a soli 82 metri di altitudine.
Il tracciato della vecchia ferrovia Trieste-Erpelle, soppressa nel 1958, è una pista pedonale e ciclabile intitolata a Giordano Cottur. La legge regionale 42 del 30 settembre 1996 istituì la Riserva naturale regionale della val Rosandra, di circa 746 ettari, affidandone la gestione al comune di San Dorligo; la valle è anche Sito d'Interesse Comunitario e Zona di Protezione Speciale, e la sua flora conta 988 piante vascolari.
Domande frequenti
Che cosa racconta la leggenda della principessa Rosandra?
La principessa Rosandra, prigioniera di un mago, fu liberata da un cavaliere che poi morì in mare; una fata la tramutò in pietra, e le sue lacrime formarono il torrente che porta il suo nome.
Dove si trova la Val Rosandra?
La Val Rosandra si trova presso Trieste, tra il comune di San Dorligo della Valle e quello sloveno di Erpelle-Cosina, ed è incisa dal torrente Rosandra, l'unico corso d'acqua superficiale del Carso triestino.
Da quando la Val Rosandra è riserva naturale?
La Val Rosandra è Riserva naturale regionale dal 1996, con circa 746 ettari gestiti dal comune di San Dorligo della Valle; è anche Sito d'Interesse Comunitario e Zona di Protezione Speciale.