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Le 10 pievi della Carnia: da San Pietro di Zuglio, la chiesa madre, a Gorto, Invillino e Castoia, le chiese sui colli che dominavano le valli

Le dieci pievi storiche della Carnia, da San Pietro di Zuglio, la chiesa madre, a Illegio, Invillino, Castoia e Gorto: storia, posizione e opere d'arte.

I documenti ricordano dieci pievi antiche in Carnia: chiese sorte dal V secolo in poi, che dipendevano dal Patriarcato di Aquileia. La più antica è San Pietro a Zuglio, la chiesa madre; le altre stanno a Illegio, Tolmezzo, Cesclans, Verzegnis, Invillino, Enemonzo, Socchieve, Forni di Sotto e Ovaro.

Le pievi, il popolo e il Patriarcato

La pieve, da plebs, popolo, era il centro di un sistema territoriale: a differenza delle cappelle rurali minori, la chiesa pievana aveva il fonte battesimale e il cimitero. Spesso le pievi stanno in alto, lontano dai paesi: da lassù si sorvegliavano le valli e le strade principali, e ogni pieve poteva vedere e farsi vedere dalle altre. Già in età carolingia era stato introdotto il sistema della decima, che vincolava ogni capofamiglia a versare un decimo della propria produzione al pievano.

Il 3 aprile 1077 l'imperatore Enrico IV investì il patriarca Sigeardo dei poteri comitali sul Friuli, e nel nuovo Stato Patriarcale la Carnia mantenne un'autonomia amministrativa e giudiziaria, sopravvissuta anche dopo l'annessione veneziana del 1420. Il primo elenco ufficiale delle pievi carniche fu redatto nel 1247 dal patriarca Bertoldo di Andechs-Merania, per una tassazione straordinaria voluta da papa Innocenzo IV per finanziare le crociate. Il loro primato si indebolì quando la gente aumentò e, dal XIV-XV secolo, nacquero le parrocchie.

San Pietro di Zuglio, la chiesa madre

La pieve di San Pietro è sorta sulla preesistente ed antica cattedrale della diocesi di Zuglio, l'antica Iulium Carnicum, soppressa nel corso dell'VIII secolo. Le devastazioni causate dalle incursioni barbariche spinsero il vescovo Fidenzio ad abbandonare la città per riparare a Cividale nel 705, e attorno al 737 il patriarca Callisto espulse da Cividale il suo successore Amatore. La chiesa madre della Carnia compare nei documenti nell'808, al posto della basilica che gli Avari avevano distrutto, ed è la chiesa più importante della Valle del But.

La costruzione attuale è del 1312 e sorge su insediamenti più antichi. Davanti c'è un atrio con una bifora romanica; i contrafforti che puntellano i fianchi furono aggiunti all'inizio del XVI secolo, quando il tetto a capriate di legno lasciò il posto a volte con nervature. Gli affreschi della sagrestia superiore li dipinse nel 1582 Giulio Urbanis da San Daniele del Friuli; il portone di ferro, del 1449, lo forgiò Nicolò Jancilli di Tolmezzo. Le sculture di Domenico da Tolmezzo furono staccate dall'altare maggiore durante i due furti del 1970 e del 1981; nella pieve ci sono anche l'altare della Madonna del Rosario di Giovanni Antonio Agostini, del 1590, e gli stalli del coro del 1734, opera di Antonio Leschiutta da Zuglio. Il giorno dell'Ascensione, sotto la pieve, si rinnova il «Bacio delle Croci».

Illegio, Oltrebut, Cesclans e Verzegnis

San Floriano, a Illegio, fu costruita nel IX secolo, forse sui ruderi di un precedente edificio sacro, e fu inizialmente dedicata a San Vito: sta su un colle che domina la Valle del But da una parte e dall'altra la conca di Illegio, e la sua giurisdizione si estendeva su Illegio, Imponzo, Salino, Dierico e Paularo. Santa Maria Oltrebut, a Caneva di Tolmezzo, sorse nel VI secolo su un colle sopra il torrente But, a controllo dell'antica strada Julia Augusta verso Iulium Carnicum e il Norico; il suo presbitero gode dei titoli di parroco di Tolmezzo e arcidiacono della Carnia.

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Santo Stefano di Cesclans, frazione di Cavazzo Carnico, è menzionata in documenti del XII secolo, ma la sua fondazione risale almeno all'VIII secolo: posta su un colle che domina il comprensorio del Lago di Cavazzo, nel Medioevo fu affidata all'Abbazia di San Gallo di Moggio, e fu ristrutturata nel 1777. Il terremoto del 1976 ha quasi completamente distrutto l'edificio, lasciando in piedi solo il campanile; la ricostruzione, iniziata nel 1993, ha ripreso le forme precedenti, e la chiesa è stata riaperta al culto nel 2008. San Martino, a Villa di Verzegnis, nacque verso l'VIII secolo; quella che vediamo è la chiesa rifatta nel XVIII secolo da Domenico Schiavi.

Invillino e Castoia, sopra il Tagliamento

Santa Maria Maddalena sta sul Colle Santino, sopra Invillino, nel comune di Villa Santina. Le indagini archeologiche hanno evidenziato quattro edifici precedenti, collegati al castrum prima e al castello poi, e il primo, del VII secolo, sarebbe stato dedicato a San Giovanni Battista. La chiesa a tre navate fu costruita nel Quattrocento dal mastro Stefano del fu Simone di Mena, carpentiere di Venzone, con le pietre del castello di Invillino, fatto smantellare dal patriarca Nicolò di Lussemburgo nel 1352. Il suo altare di destra reca la pala di «San Giovanni Battista ed il Redentore» del 1570 di Giovanni Antonio Agostini, e nel coro sta una copia del polittico ligneo di Domenico da Tolmezzo, il cui originale è conservato nel Museo Diocesano d'Arte Sacra di Udine.

Santa Maria Annunziata, la pieve di Castoia, sta sul colle che sovrasta Socchieve. La prima chiesa del sito risale probabilmente al VI secolo, dedicata a Santo Stefano; un secolo dopo le si affiancò quella di San Michele Arcangelo, e attorno al IX o X secolo la chiesa di Santa Maria dell'Angelo, che ebbe il titolo di pieve. Le tre chiese esistettero fino al terremoto del 28 luglio 1700, dopo il quale fu ricostruita solo Santa Maria; nel 1940, per un voto della popolazione, Giovanni Moro dipinse gli affreschi del soffitto, e per il giubileo del 2000 fu aperto un rosone nell'abside. L'altare maggiore ha la «Madonna degli angeli» di Nicolò Grassi fra due statue marmoree del 1836, e una Madonna lignea del 1912 è opera dello scultore tirolese Ferdinando Demetz. Dove comincia la stradina sta l'edicola della Maina in somp da Cleva, dipinta in ogni sua parte da Gianfrancesco da Tolmezzo.

Enemonzo, Forni di Sotto e Gorto

La pieve dei Santi Ilario e Taziano, a Enemonzo, risale all'XI-XII secolo e fu ristrutturata nel Settecento; dominava i comuni di Enemonzo e di Raveo. Santa Maria del Rosario, a Baselia di Forni di Sotto, in epoca longobarda portava il nome di San Martino e aveva sotto di sé Forni di Sotto e Forni di Sopra; la chiesa attuale è stata rifatta a metà del Novecento.

La pieve di Santa Maria di Gorto, a Ovaro, ebbe un primitivo edificio basilicale del IV-VI secolo, con un battistero, più spostato verso la pianura; la sede fu poi trasferita sul colle, luogo più sicuro. La prima notizia è del 1119, quando fu data all'abbazia di Moggio; per tutto il Medioevo restò la sola parrocchia della valle, con un territorio che comprendeva gli attuali comuni di Ovaro, Comeglians, Prato Carnico, Rigolato, Forni Avoltri, Sappada, Ravascletto e Cercivento. Della chiesa romanica resta il ciclo di affreschi della Parabola delle vergini sagge e stolte; dopo l'incendio del 1431 lavorò qui il maestro Simone di Mena, e dopo il terremoto del 1700 i fratelli Nicolò e Giovanni Battista Zamolo ricostruirono la chiesa a partire dal 1722; i tre altari furono commissionati nel 1757, nel 1762 e nel 1771.

Domande frequenti

Quali sono le 10 pievi della Carnia?

Le dieci pievi storiche della Carnia sono San Pietro a Zuglio, San Floriano a Illegio, Santa Maria Oltrebut a Caneva di Tolmezzo, Santo Stefano a Cesclans, San Martino a Villa di Verzegnis, Santa Maria Maddalena a Invillino, Santi Ilario e Taziano a Enemonzo, Santa Maria Annunziata a Socchieve, Santa Maria del Rosario a Forni di Sotto e Santa Maria di Gorto a Ovaro.

Qual è la pieve più antica della Carnia?

La pieve più antica è San Pietro a Zuglio, considerata la chiesa madre: sorge sull'antica cattedrale della diocesi di Zuglio ed è menzionata per la prima volta nell'808.

Perché le pievi della Carnia stanno sui colli?

Stanno in alto e lontano dai paesi perché da lì si controllavano le valli e le strade, e le pievi potevano comunicare fra loro a vista.