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La Cripta e il Tesoro del Duomo di Cividale: le spoglie di Paolino, la cattedra dei patriarchi e la spada di Marquardo

La cripta del Duomo di Cividale custodisce le spoglie di Paolino; il Tesoro, nel Museo Cristiano, espone la cattedra patriarcale e l'altare di Ratchis.

La cripta del Duomo di Cividale del Friuli si apre sotto il presbiterio e custodisce le spoglie del patriarca Paolino d'Aquileia. Il Tesoro del Duomo è esposto nel Museo Cristiano, adiacente il duomo stesso, e conserva il busto reliquiario di San Donato e la spada da stocco del patriarca Marquardo.

Un presbiterio rialzato sopra la cripta

Il duomo di Santa Maria Assunta fu riedificato dalle fondamenta dopo il terremoto del 1448: nel 1451 l'incarico di costruire il nuovo duomo andò a Erardo da Villaco, e dopo il crollo della navata centrale, nella notte del 29 gennaio 1502, il lavoro passò a Pietro Solari detto Lombardo. Mettere una cripta mezza sotto terra e sopra un presbiterio rialzato era normale nelle basiliche medievali, ma in una chiesa del Rinascimento è una scelta rara. Le spiegazioni possibili sono tre: Cividale ripeteva un uso più antico, oppure guardava ad Aquileia, oppure Pietro Lombardo rifaceva qui lo schema che nel 1489 aveva già usato a Venezia, in Santa Maria dei Miracoli.

Nel 1712 anche la cripta ebbe bisogno di lavori, e costarono parecchio. Quando nel 1717 Francesco Fosconi e suo figlio Giovanni, di Portogruaro, posarono la parte basamentale e la mensa del nuovo altare maggiore in marmo, per l'accresciuto peso si rese necessario rinforzare la volta della sottostante cripta, che minacciava di crollare. L'ampia scalinata del presbiterio fu realizzata nel 1721, e dai suoi due lati si scende nella cripta; l'altare maggiore fu completato nel 1724, e la scalinata fu allargata l'anno 1775, impiegandovi marmi antichi insieme a materiali fatti giungere da Venezia.

Le spoglie di Paolino e le tombe dei musicisti

Nella cripta c'è la cappella della Pietà, con le volte a crociera sorrette da snelle colonne. L'altare maggiore del duomo era dedicato almeno dal XIII secolo a Paolino d'Aquileia, il patriarca teologo alla corte di Carlo Magno, vissuto fra il 730 circa e l'802. Con la definizione del 17 gennaio 1734 il Capitolo decise di levare le sue spoglie dall'altare di San Donato per riporle sotto la mensa del nuovo altare della cripta, risalente al 1733, dove riposano tuttora in un apposito incavo. Nel 1914 al suo posto fu consacrato un altare nuovo, disegnato dal veneziano Max Ongaro.

Nei muri sono fissate due lapidi funebri: quella di Paolino e quella di Orso, che venne dopo di lui. Una scultura seicentesca del Cristo dolente ha preso il posto della Pietà che dava il titolo alla cappella. Dal 1921 vi riposano due musicisti famosi, Giovanni Battista Candotti (1809-1876) e Jacopo Tomadini (1820-1883); c'è poi la pietra tombale dei nobili de Claricini, che avevano il diritto di scegliere il sacerdote della cappella. Tutto intorno corrono le quattordici stazioni di terracotta della Via Crucis che l'udinese Max Piccini (1899-1974) modellò nel 1964.

La Pietà «immagine della sera»

La Pietà che dava il nome alla cappella è un Vesperbild, cioè «immagine della sera», perché davanti a essa si pregava nelle ore del vespero; dalla cripta è stata portata sulla mensa dell'altare della Madonna. La statua, a lungo creduta in arenaria, è in pietra artificiale dipinta: la Madonna seduta sorregge il corpo inanimato del Cristo, che ha le braccia abbandonate lungo i fianchi e volge il viso sofferente verso chi lo guarda.

In Friuli restano otto Vesperbilder di scuola tedesca, e la Pietà di Cividale è uno di questi: risale ai primi dieci anni del Quattrocento. L'iconografia, di origine germanica, era diffusa lungo l'intero arco alpino e pedemontano del Friuli. Gli studiosi hanno accostato questa scultura, e quella della vicina chiesa di San Pietro ai Vôlti, alla Pietà dipinta da Giovanni Bellini alla fine del secolo, conservata alle Gallerie dell'Accademia di Venezia: nel dipinto il paesaggio alle spalle delle figure riproduce l'alveo del fiume Natisone e le alture cividalesi.

Il Museo Cristiano e la cattedra dei patriarchi

Nella navata destra del duomo si apre una grande nicchia, scavata nel 1645 per ospitare il battistero di Callisto; da quando il battistero è stato rimontato nel museo, vi è rimasta solo una vasca battesimale di marmo del Seicento. Già nel 1766 l'architetto Giorgio Massari aveva previsto di sistemare l'altare di Ratchis e il battistero di Callisto in un vasto ambiente a sud del duomo, ma gli spazi furono realizzati solo nel 1932. Il Museo Cristiano, fondato nel 1946 in locali adiacenti al Duomo ricavati tra il cortile e la parete della navata destra, fu profondamente rinnovato nel 2008. Si visita in quattro sale: la prima per i Longobardi, la seconda per gli ori e gli argenti, cioè il tesoro vero e proprio, la terza per i quadri e la quarta per le vesti liturgiche.

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La seconda sala ha al centro la cattedra dei patriarchi, fatta di marmi di età e di origine diverse: fra il 1077 e il 1412 vi si sedettero 26 patriarchi di Aquileia per ricevere, con una cerimonia solenne, il potere temporale. Vicino stanno l'Evangelistario dell'Epifania, con la copertina del XIII secolo e le pagine scritte nel XV, e lo stocco, la spada che il patriarca Marquardo di Randeck impugnò in Duomo nel 1366: un gesto che ogni anno si ripete nella Messa dello Spadone. Spada, elmo e coperta di evangelario tornano in uso nella celebrazione della messa.

Ratchis e Callisto: l'altare e il battistero

La prima sala conserva due monumenti del patrimonio UNESCO dei luoghi del potere longobardo. Il primo è l'altare di Ratchis, tutto in pietra di Aurisina, che il duca Ratchis, più tardi re dei Longobardi d'Italia, fece fare fra il 737 e il 744 in ricordo del padre Pemmone. È il primo altare della storia con impressi rilievi figurati: sulla lastra frontale Cristo in trono, affiancato da due cherubini, sta entro una mandorla sorretta da quattro angeli; sulle lastre laterali sono scolpite la Visitazione, con la Vergine e Santa Elisabetta nell'atto di abbracciarsi, e l'Adorazione dei Magi; nella lastra posteriore, decorata da croci, si apre una finestrella probabilmente destinata a contenere le reliquie. L'opera era arricchita da pietre preziose negli alveoli degli elementi floreali, delle croci e delle ali dei cherubini, e completata da un'accesa policromia, che un allestimento multimediale proietta direttamente sul fronte dell'altare.

Il battistero di Callisto è una vasca battesimale ad immersione, che stava in origine nel battistero dedicato a San Giovanni, davanti alla basilica; il patriarca Callisto la monumentalizzò con il tegurio, un'edicola ottagonale che copriva il fonte. Otto colonne reggono sette archetti originali e uno spurio; i capitelli a foglie d'acanto, assai simili a quelli del Tempietto di Santa Maria in Valle, imitano modelli tardo antichi. Sugli archetti si fronteggiano, a coppie, pavoni, leoni, agnelli, pesci, grifi e cerbiatti. Sul parapetto ottagonale è inserito il pluteo di Sigualdo, dedicato al patriarca Sigualdo, successore di Callisto, con i simboli dei quattro Evangelisti nei tondi angolari.

Oreficerie, paramenti e dipinti del Tesoro

San Donato è patrono di Cividale dal X secolo, quando le sue reliquie furono portate in città dalla Pannonia. Nel 1374 l'orafo cividalese Donadino ricevette 101 once d'argento per fare un busto che custodisse il cranio del santo: decorato di pietre e di smalti colorati, viene ancora mostrato ai fedeli nel giorno della festa del patrono. Con lui ci sono due capselle per reliquie in lamina d'argento sbalzata, fra l'VIII e il X secolo, una pisside in noce di cocco e argento del XIV secolo e un'altra pisside in legno dipinto dello stesso secolo. La Pace «Grimani», in argento e rame dorati, oro e pietre preziose, fu realizzata da maestranze venete nel XVI secolo; un ostensorio trecentesco di committenza veneziana ha la coppa ricavata da un singolo blocco di cristallo di rocca. Il calice ottoniano è in argento dorato, e sull'orlo di una patera in argento della stessa arte corre l'esametro latino «Non sitiens non esuriens sine crimine sumens».

Fra i paramenti sacri ci sono la cinquecentesca pianeta Barbaro, prodotto di tessitura turca già esposto al MoMa di New York, a Londra, Parigi e Venezia, la trecentesca mitria di San Paolino, in seta, oro, lino e pietre preziose, e i seicenteschi paramenti per la Messa dello Spadone; nell'ultima sala sono esposti anche piviali, tunicelle, mitrie, statue devozionali e codici. Fra i quadri c'è il Noli me tangere, con Cristo che appare alla Maddalena: è l'ultimo lavoro di cui si abbia notizia di Giovanni Antonio de' Sacchis, il Pordenone, e il canonico Andrea Damiani lo regalò al Capitolo nel 1539. Con lei ci sono il San Rocco e la Madonna con Bambino di Paolo Cagliari detto il Veronese, entrambe realizzate nel 1584 per la chiesa cividalese di San Giovanni in Xenodochio, la Madonna del latte del XVI secolo, espressione d'arte manierista friulana, e gli affreschi strappati provenienti dal Tempietto longobardo.

Domande frequenti

Dove si trova la cripta del Duomo di Cividale?

La cripta del Duomo di Cividale si trova sotto il presbiterio, e vi si accede da entrambi i lati della scalinata. Ospita la cappella della Pietà, con volte a crociera sorrette da snelle colonne.

Chi è sepolto nella cripta del Duomo di Cividale?

Nella cripta riposa il patriarca Paolino d'Aquileia, le cui spoglie vi furono portate per decisione del Capitolo del 1734; dal 1921 vi sono tumulati anche i musicisti Giovanni Battista Candotti e Jacopo Tomadini.

Che cosa si vede nel Tesoro del Duomo di Cividale?

Il Tesoro del Duomo, nel Museo Cristiano, espone la cattedra patriarcale, la spada da stocco del patriarca Marquardo, il busto reliquiario di San Donato del 1374 e paramenti sacri come la pianeta Barbaro.