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Il teatro romano di Trieste, l'Antiquarium di via Donota e l'Arco di Riccardo: la Tergeste romana ai piedi del colle di San Giusto

La Trieste romana ai piedi di San Giusto: il teatro riemerso nel 1938, l'Antiquarium di via Donota con la domus e il sepolcreto, l'Arco di Riccardo.

La colonia romana di Tergeste nacque verso la metà del I secolo a.C. sul versante del colle di San Giusto rivolto al mare. Nel centro di Trieste ne restano il teatro, l'Antiquarium di via Donota e l'Arco di Riccardo, porta nelle mura di Augusto.

Il teatro sul mare

I Romani costruirono il teatro ai piedi del colle, in riva al mare, che allora arrivava fin lì; le gradinate sfruttano il pendio naturale e potevano accogliere 3.500 spettatori. La prima fase dell'edificio risale alla metà del I secolo d.C. Nei primi anni del II secolo lo fece ristrutturare e abbellire un illustre tergestino, Quinto Petronio Modesto, il cui nome compare in tre iscrizioni dell'età di Traiano.

Restano la parte bassa delle gradinate in mattoni, in parte rifatte, e il grande muro che chiudeva a semicerchio lo spazio del pubblico. Del palcoscenico, coperto in legno, rimane la fossa; la scena era alta due piani, con porte, colonne e statue, e le sculture sono esposte al Lapidario Tergestino, nel Castello di San Giusto.

Sepolto sotto le case e ritrovato nel 1938

Come gli altri monumenti romani, il teatro fu spogliato delle pietre pregiate e diventò la base delle case che gli crebbero sopra. Nel 1814 l'architetto Pietro Nobile lo individuò, guidato dal nome del luogo, «Rena vecia», l'arena vecchia. Ma tornò alla luce solo nel 1938, con le grandi demolizioni di Città Vecchia.

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L'Antiquarium di via Donota

Alle spalle del teatro, gli scavi fatti fra il 1980 e il 1986 durante un grande recupero edilizio hanno riportato alla luce, fuori dalla probabile cinta romana, una casa costruita su più piani lungo il declivio. Era abitata nei primi decenni del I secolo d.C., e l'intonaco affrescato, gli stucchi e la ceramica fine da mensa raccontano un certo agio.

Abbandonata a metà del secolo, la casa finì sepolta. Verso la metà del II secolo sopra le sue strutture fu posto un recinto di lastre di calcare, con ogni probabilità funerario, e dal IV al VI secolo l'area diventò un vero sepolcreto, con tombe a cassa, a fossa e sepolture di bambini in anfore. Fra i reperti c'è anche una specie di sedile in pietra, legato forse all'epulum, il banchetto consumato presso la tomba in onore del defunto. I materiali sono esposti nella torre di Donota, che faceva parte delle mura medievali.

L'Arco di Riccardo

In piazza Barbacan, nel cuore della città romana, sta l'Arco di Riccardo: un passaggio nelle mura fatte costruire da Augusto nel 33-32 a.C., rifatto verso la metà del I secolo d.C., quando le mura non servivano più a difendere. È un arco a un solo fornice, alto poco più di sette metri, ornato da lesene con capitelli corinzi e da un motivo vegetale nel sottarco.

La tradizione lega il nome al leggendario passaggio in città di Carlo Magno o di Riccardo Cuor di Leone. Più probabilmente viene dal cardo, una delle due vie principali della città romana, oppure dal «ricario», una magistratura medievale che aveva sede nella zona.

Domande frequenti

Quanti spettatori conteneva il teatro romano di Trieste?

Circa 3.500, sulle gradinate costruite sfruttando il pendio del colle di San Giusto, allora in riva al mare.

Quando è stato scoperto il teatro romano di Trieste?

Pietro Nobile lo individuò nel 1814, ma fu riportato alla luce solo nel 1938, durante le demolizioni di Città Vecchia.

Perché si chiama Arco di Riccardo?

La leggenda lo collega a Riccardo Cuor di Leone o a Carlo Magno; più probabilmente il nome viene dal cardo romano o dal «ricario», una magistratura medievale.