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Il castello di Sacuidic a Forni di Sopra: la zecca clandestina sul Tagliamento, l'incendio e gli scavi di Ca' Foscari

Il castello di Sacuidic a Forni di Sopra: la piccola rocca sul Tagliamento dove si battevano monete false, l'incendio e gli scavi di Wolf e di Ca' Foscari.

Poco lontano da Andrazza, frazione di Forni di Sopra, fra i faggi e gli abeti sopra il Tagliamento, ci sono i resti di un castello minuscolo. Fu abitato per circa un secolo, e chi ci viveva aveva un segreto: nelle sue stanze si fabbricavano monete false.

Un nome che sa di diavolo

Anche il nome è un piccolo mistero. Per alcuni viene dallo sloveno «Za Hulicu», il luogo del diavolo, che in fornese suona cià dal diaul; per altri dal latino «sacculus vidi», un posto di vedetta, il che sarebbe più adatto a una rocca costruita su uno sperone di roccia sopra il fiume. Nei documenti compare anche come Saquidic o Sacquidic.

I vecchi del paese raccontavano ai bambini di un castello dei Savorgnani che però nessuno aveva mai visto: il bosco lo aveva inghiottito, e sopra la terra non si vedeva quasi niente.

Di guardia al guado

La rocca sorge a sud-ovest di Andrazza, sul colle Sacquidic, una lingua di roccia fra il Tagliamento e il rio Sacquidic che finisce con un salto di quasi 100 metri; accanto scorre il torrente Ruodia. Proprio sotto passava la vecchia strada con il guado sul Tagliamento: per secoli la percorsero soldati, mercanti e pellegrini diretti dall'Adriatico al nord Europa attraverso il passo della Mauria. Un muro correva dal fossato fino al lato opposto dell'altura, e chiudeva così l'accesso al castello e alla valle.

Era una fortificazione piccola, vissuta per poco tempo, fra la fine del XII e la fine del XIII secolo. Dato che buona parte dei muri è rimasta in piedi, gli archeologi hanno potuto seguirne le trasformazioni: prima punto di osservazione, poi castello di guardia, infine casa della famiglia del castellano. Ci stavano forse una ventina di persone: cinque o sei nobili, feudatari o capitani al servizio dei signori di Nonta di Socchieve, e una quindicina fra armigeri e servi. Le fusaiole per filare dicono che fra loro c'erano anche delle donne.

La zecca clandestina

Isolato, ben difeso e lontano da occhi indiscreti, il colle era il posto ideale per un lavoro che doveva restare nascosto. Gli scavi hanno trovato lingotti di rame, barre di lega tagliate con le forbici, pezzi di crogioli di ceramica e tondelli di metallo ancora senza conio: tutto il necessario per coniare monete false.

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Anche le monete parlano. Undici denari veneziani dei dogi Sebastiano Ziani (1172-1178) ed Enrico Dandolo (1192-1205) e quattro veronesi crociati anteriori al 1185 sono risultati falsi. Autentica era solo una moneta d'argento del doge Pietro Ziani (1205-1229).

L'incendio e la fuga

Negli ultimi decenni del XIII secolo un incendio doloso distrusse il castello, e con lui la zecca. Forse lo vollero i Savorgnani, che il 26 ottobre 1326, con Ettore Savorgnano, comprarono i due paesi da Valerio Germani di Nonta di Socchieve per 150 marchi doppi di moneta aquileiese: nacquero così i Forni Savorgnani, rimasti loro fino alla fine della Repubblica di Venezia.

Il fuoco ha lasciato uno spesso strato di carbone che ha chiuso tutto come in una scatola. Sotto c'erano oggetti che nessuno abbandona se ha tempo di scappare con calma: bicchieri di vetro, rarissimi a quell'epoca, punte di freccia da guerra e da caccia, una corazza, una perla nera di vetro con decorazioni verdi e altre cose di valore. Chi viveva lì, a quanto pare, fuggì in fretta.

Da Wolf a Ca' Foscari

Il primo a scavare fu Alexander Wolf (Pforzheim 1826 - Udine 1904), che fra il 1889 e il 1901 mise in luce i ruderi e ne disegnò accuratamente le piante. Poi il sito tornò nel bosco. A riportarlo alla luce è stata l'insistenza dei fornesi: l'associazione For da Difiendi e Alfio Anziutti, detto Timilìn, convinsero il Comune a comprare il terreno, pagato in parte con donazioni. Dal 2004 l'Università Ca' Foscari di Venezia, guidata dall'architetto Fabio Piuzzi, vi ha condotto gli scavi e i restauri, seguendo i disegni lasciati da Wolf.

Il lavoro è stato raccolto nel 2008 nel volume «Sachuidic presso Forni Superiore», curato da Sauro Gelichi, Fabio Piuzzi e Alessandra Cianciosi. Nel sito si entra da un ponticello di legno, messo dove c'era il ponte levatoio; pannelli spiegano le fasi dello scavo e la vita nel castello, e una scala di ferro sale fino in cima. Ogni anno, l'ultimo fine settimana di giugno, la Pro Loco organizza la rievocazione «Il fascino misterioso di... Sacuidic», con la cena medievale, la zecca che torna a battere moneta e la lettura dell'atto con cui Gualtiero di Nonta cede il posto a Ettore Savorgnan.

Domande frequenti

Dove si trova il castello di Sacuidic?

A Forni di Sopra, in Carnia, a sud-ovest della frazione di Andrazza, su uno sperone di roccia fra il Tagliamento e il rio Sacquidic, nel territorio del Parco delle Dolomiti Friulane.

Perché il castello di Sacuidic è famoso?

Perché gli scavi vi hanno trovato una zecca clandestina: lingotti, crogioli, tondelli senza conio e denari veneziani e veronesi falsificati.

Chi distrusse il castello di Sacuidic?

Un incendio doloso lo distrusse negli ultimi decenni del XIII secolo; secondo l'ipotesi più diffusa fu voluto dai Savorgnani, che nel 1326 acquistarono i Forni.