Giuseppe Tominz (1790-1866) è considerato il maggior ritrattista dell'area goriziana e triestina dell'Ottocento. Pittore goriziano formato a Roma, per un ventennio dipinse i volti della ricca borghesia mercantile di Trieste. Molte sue opere sono al Museo Revoltella e ai Musei provinciali di Gorizia.
Da Gorizia a Roma
Nacque a Gorizia il 6 luglio 1790, figlio di un commerciante. Studiò dai piaristi e andò a bottega dal pittore Carlo Kebar; nel 1802 aveva già firmato un ritratto in miniatura di papa Pio VII. Nel 1809 l'arciduchessa Marianna d'Austria, di passaggio a Gorizia, si impegnò a sostenere i suoi studi, e il 5 marzo di quell'anno Tominz partì per Roma.
La principessa morì pochi mesi dopo e il giovane dovette guadagnarsi da vivere con miniature, disegni e incisioni. Si formò nella scuola di Domenico Conti Bazzani, copiando i maestri del Rinascimento, e nel 1814 un suo Studio di Apostolo ebbe il secondo premio al concorso dell'Accademia di San Luca, con una giuria presieduta da Thorvaldsen. A Roma sposò Maria Ricci ed ebbe il primo figlio, Augusto, nel 1818.
Il ritrattista della borghesia triestina
Tornato a Gorizia, scoprì nel ritratto la sua vera strada. Nel 1826 un annuncio sull'Osservatore Triestino lo presentò a Trieste come pittore e «ritrattista a olio»: aprì lo studio in piazza del Ponte Rosso e poi si trasferì nella casa delle Bisse, dietro la chiesa di Sant'Antonio Nuovo. Nel 1830 fece la sua prima mostra triestina con una quarantina di ritratti, che un recensore chiamò «parlanti».

La borghesia mercantile lo amava per la somiglianza, lo stile severo e la cura dei dettagli, e per la velocità: con una camera lucida accorciava le pose. Non andava a casa dei clienti. «Bisogna posare tre ore consecutive», annotò nel suo diario Fanny Toppo Herzog nel 1835.
I capolavori del Revoltella
Fra i ritratti migliori ci sono quello di Giovanni Milost, detto Zuan delle Rose, alla Galleria nazionale d'arte antica di Trieste, e al Museo Revoltella i ritratti degli Holzknecht, della famiglia de Brucker e di Giorgio Strudthoff.
Al Revoltella ci sono anche le due opere più libere. L'Autoritratto è un trompe-l'œil su tavola pensato per la parete di fondo del bagno nella villa di campagna del pittore, nata forse come risposta alle prime critiche del 1838. Il Nano ostricaro, anch'esso su tavola, faceva da fermaporta: una sagoma a grandezza naturale nella tradizione olandese.
Gli ultimi anni a Gradiscutta
Nel quinto decennio del secolo la sua pittura si fece ripetitiva e la fama calò: alla grande mostra del 1850 per la visita di Francesco Giuseppe non c'era nessuna sua opera. Lavorava sempre più insieme al figlio Augusto, che nel 1862 aprì anche uno studio fotografico a Trieste.
Nel 1855 si ritirò a Gradiscutta, nella Valle del Vipacco, dove aveva la villa di campagna chiamata Sansoussi. Morì lì il 22 aprile 1866, colpito da una cecità progressiva, ed è sepolto nel cimitero del paese in una tomba insieme al fratello.
Domande frequenti
Chi era Giuseppe Tominz?
Un pittore nato a Gorizia nel 1790, formato a Roma, considerato il maggior ritrattista dell'area goriziana e triestina dell'Ottocento.
Dove si vedono le opere di Tominz?
Soprattutto al Museo Revoltella di Trieste, ai Musei provinciali di Gorizia, alla Galleria nazionale d'arte antica di Trieste e alla Narodna galerija di Lubiana.
Dove morì Giuseppe Tominz?
A Gradiscutta, nella Valle del Vipacco, dove si era ritirato nella sua villa di campagna: morì il 22 aprile 1866.