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Domus e Palazzo Episcopale di Aquileia: quattro secoli sotto Piazza Capitolo, dalla casa romana al vescovo

Sotto Piazza Capitolo ad Aquileia una casa romana del I-II secolo, un'aula absidata del IV e il palazzo del vescovo del V: storia, mosaici e visita.

Sul lato nord di Piazza Capitolo, vicino alla Basilica, un edificio moderno custodisce quattro secoli di Aquileia uno sopra l'altro. Scendendo fino a quattro metri sotto il terreno si incontrano il palazzo del vescovo del V secolo, una grande aula absidata del IV e una casa romana del I-II secolo.

Da stalla a museo

Tutto comincia quando lo Stato compra un vecchio rustico privato, la cosiddetta stalla Violin. Negli anni Cinquanta la Soprintendenza alle Antichità delle Venezie vi apre i primi scavi, diretti dall'archeologa Luisa Bertacchi, e porta alla luce tre stanze: fanno parte di un complesso più grande, riconosciuto come un pezzo del palazzo episcopale del V secolo, e restano scoperte, ma per molto tempo il pubblico non può entrarci.

La svolta arriva fra il 2009 e il 2010. Le nuove ricerche volute dalla Fondazione Aquileia, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia del Friuli Venezia Giulia, trovano una sala con l'abside e il pavimento a mosaico, dell'inizio del IV secolo. La Fondazione decide allora di coprire e rendere visitabile l'area; quando il cantiere parte, all'inizio del 2016, altri scavi raggiungono i livelli del I-II secolo, e il progetto deve essere cambiato. Il nuovo spazio, disegnato dagli architetti Tortelli Frassoni con il progetto esecutivo di Mads & Associati e costruito anche con i fondi europei del progetto Expoaus, dentro il Programma IPA Transfrontaliero Adriatico 2007-2013, apre l'8 aprile 2017 e chiude a nord il riordino della piazza della Basilica.

Un quartiere cresciuto su se stesso

Il terreno scavato corrisponde a uno degli isolati che Aquileia romana costruì alla fine del I secolo a.C., fuori dalla prima cerchia di mura, alzata quasi duecento anni prima. Nei secoli successivi il quartiere non viene abbandonato: ogni epoca costruisce sopra quella precedente, e la zona diventa centrale per la città. Dopo l'editto di Costantino del 313, il vescovo Teodoro vi innalza il primo complesso basilicale, allargato poi a partire dalla metà del IV secolo; da allora, insieme al foro, è uno dei due poli attorno a cui si raccoglie la città.

La sala del vescovo del V secolo

Il visitatore cammina su una passerella sospesa, e la prima cosa che vede sono i mosaici e i muri del palazzo episcopale. Una lunga sala, forse collegata alla basilica, apparteneva alla residenza ufficiale del vescovo, un personaggio diventato molto più potente nel corso del IV secolo. Oltre il muro ovest c'era un cortile lastricato, scavato nel 2010 e poi ricoperto, che alcune monete permettono di datare fra la fine del IV e l'inizio del V secolo.

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Il pavimento, del V secolo, è diviso in due tappeti di grandezza diversa da una fascia di tessere gialle. Nella parte nord si ripetono piccoli quadrati uno dentro l'altro attorno a un bottone nero, fatti con tessere di cotto; nella parte più grande e allungata c'è invece una rete di losanghe e quadrati, un disegno che si ritrova anche in altri edifici cristiani della città.

La casa affrescata e l'aula absidata

Nel punto più profondo, al centro del percorso, resta un pezzo di una casa del I secolo d.C.: alcuni muri conservano ancora l'intonaco dipinto per più di un metro d'altezza, cosa molto rara ad Aquileia per strati così antichi.

La visita finisce nella sala absidata del IV secolo, trovata negli scavi del 2009-2010. Costruita dentro l'isolato del complesso basilicale di Teodoro e forse parte della casa del vescovo, misurava circa 100 metri quadrati e seguiva i modelli delle residenze più ricche dell'epoca. L'abside, larga più di cinque metri, stava più in alto della sala, e ci si saliva con un gradone: era lo spazio dove si ricevevano gli ospiti. Tralci di vite, foglie, grappoli e uccelli su fondo rosso ne decoravano il catino, mentre il soffitto della sala era semplicemente bianco; per terra, tessere di colori sfumati disegnavano un tendaggio.

Il resto del pavimento è diviso in tre campi da fasce di piante, con al centro un riquadro di cui rimane solo parte della cornice. Sui disegni geometrici di esagoni e cerchi intrecciati compaiono figure colorate: pesci, polipi, conchiglie e uccelli, accanto a grappoli d'uva, rami in fiore, cesti e bacili pieni di frutta, immagini di abbondanza e di benessere. Le stesse botteghe lavorarono alle aule di Teodoro, e i mosaici sono quindi posteriori al 313. In mezzo a uno spazio con abside c'è una mensa che gli studiosi hanno letto come un altare, e che farebbe pensare a una cappella privata; in un altro mosaico di casa privata compare un uccellino chiuso in gabbia.

La visita

L'area fa parte del biglietto del complesso della Basilica, insieme alle cripte, al Battistero con la Südhalle e alla Domus di Tito Macro. Si trova in Piazza Capitolo, a pochi minuti a piedi dalla Basilica, ed è inserita nel circuito della FVGcard. I cani possono entrare al guinzaglio. All'ultimo piano si allestiscono mostre temporanee e c'è una saletta multimediale con un video sui monumenti della zona, e le sale hanno ospitato anche la rassegna di documentari del Festival dei Cammini di Aquileia.

Domande frequenti

Che cosa si vede nella Domus e Palazzo Episcopale di Aquileia?

Tre fasi sovrapposte: i mosaici e i muri del palazzo del vescovo del V secolo, l'aula absidata del IV secolo con il mosaico figurato e una casa romana del I secolo d.C. con i muri affrescati.

Quando è stata scoperta l'aula absidata?

Negli scavi del 2009-2010 promossi dalla Fondazione Aquileia; i primi scavi nell'area, diretti da Luisa Bertacchi, risalgono invece agli anni Cinquanta.

Quando ha aperto al pubblico?

La struttura di copertura della Fondazione Aquileia è stata inaugurata l'8 aprile 2017.

Il biglietto è separato da quello della Basilica?

L'ingresso è compreso nel biglietto del complesso della Basilica, che comprende anche le cripte, il Battistero con la Südhalle e la Domus di Tito Macro.