Sul Canal Grande di Trieste, nel Borgo Teresiano, il Palazzo Gopcevich ospita il Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl. Nato nel 1924 dalla raccolta di un editore musicale, racconta oltre due secoli di vita teatrale e musicale della città, dalle scene del Settecento agli spettacoli del Novecento.
Carlo Schmidl, l'uomo della raccolta
Carlo Schmidl (1859-1943) era figlio di un direttore di banda ungherese che si era trasferito a Trieste. Giovanissimo cominciò a lavorare come copista e commesso al Fondaco Vicentini, uno dei più importanti negozi di strumenti musicali e di spartiti dell'Ottocento triestino, che poi rilevò e trasformò nella sua casa editrice.
Per cinquant'anni raccolse tutto quello che riguardava il teatro e la musica in città: libretti, fotografie, programmi di sala, manifesti, locandine, partiture, strumenti e cimeli. Fu anche l'autore del Dizionario universale dei musicisti.
Dal Teatro Verdi a Palazzo Gopcevich
Nel 1920 un accordo con il Comune portò la raccolta nel Teatro Verdi, e nel 1924 fu inaugurato il museo, di cui Schmidl rimase curatore per tutta la vita. Nel 1991 il museo passò a Palazzo Morpurgo e poi trovò sede definitiva a Palazzo Gopcevich.
Il palazzo, con il suo intonaco bianco e rosso, fu costruito nel 1850 su progetto di Giovanni Andrea Berlam per l'armatore serbo Spiridione Gopcevich, da cui prende il nome; l'ultimo grande restauro è del 1988. Nello stesso edificio c'è anche la Fototeca dei Civici Musei.

Costumi, strumenti e ritratti
Il museo ha due anime: le sale aperte al pubblico e un grande centro di ricerca. Nelle sale ci sono costumi di scena, gioielli, bozzetti di scenografie e medaglie che raccontano la storia del Teatro Verdi e degli altri teatri della città, come il Filodrammatico e la Fenice, e una galleria di ritratti di attori, cantanti e compositori passati da Trieste dal Settecento al Novecento.
La collezione di strumenti musicali comprende pezzi europei e di altri continenti, africani e orientali, e strumenti meccanici come autopiani e carillon; c'è anche la ricostruzione del laboratorio del liutaio triestino Francesco Zappelli. Nel 2014 le sale hanno ospitato la mostra «La scena dipinta», dedicata alle scenografie e ai figurini del museo.
Gli archivi e il fondo Strehler
Il secondo piano è riservato agli studiosi. Oltre al fondo Schmidl, con le lettere e le bozze della casa editrice, ci sono gli archivi del Teatro Verdi, con registri e partiture, edizioni musicali cinquecentesche, libretti d'opera e partiture autografe. Il museo conserva l'archivio personale di Giorgio Strehler, il regista triestino che fondò il Piccolo Teatro di Milano, e una mediateca avviata nel 1985 con registrazioni storiche e il fondo Gmeiner.
Domande frequenti
Chi era Carlo Schmidl?
Un editore musicale triestino (1859-1943), figlio di un direttore di banda ungherese, che per cinquant'anni raccolse documenti e oggetti della vita teatrale e musicale della città.
Dove si trova il museo?
Nel Palazzo Gopcevich, un edificio del 1850 affacciato sul Canal Grande di Trieste, nel Borgo Teresiano.
Che cosa conserva il museo di Giorgio Strehler?
L'archivio personale del regista triestino, fondatore del Piccolo Teatro di Milano.