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Il Civico Museo d'Arte Orientale di Trieste: dal Gabinetto Cinese Wünsch all'Onda di Hokusai

Il Civico Museo d'Arte Orientale di Trieste, nel Palazzetto Leo: le sculture del Gandhara, sete e porcellane cinesi, la Grande Onda di Hokusai e i samurai.

A pochi passi da piazza dell'Unità d'Italia, nel Palazzetto Leo, Trieste custodisce le sue collezioni d'arte dell'Asia. Il Civico Museo d'Arte Orientale, inaugurato nel 2001, racconta su quattro piani la Cina e il Giappone, e insieme la città che per secoli fu la porta mitteleuropea delle merci d'Oriente.

Una collezione nata dai commerci

Le opere non vengono da una sola spedizione di studiosi, ma da tante donazioni di famiglie di mercanti triestini, come i Caccia, i Currò e i Morpurgo. Trieste era il capolinea delle rotte del Lloyd Austriaco verso l'India e la Cina, e i suoi commercianti portavano a casa oggetti asiatici per gusto dell'esotico o per curiosità scientifica.

Accanto a raccolte ordinate con criteri da studioso, come quella di Marchesetti, ci sono le stampe giapponesi riunite da Argio Orell o da Mario Morpurgo de Nilma, che mostrano quanto il «Giapponismo» avesse conquistato anche gli artisti della città. Il museo è stato allestito dai Civici Musei di Storia ed Arte con il sostegno della Fondazione CRTrieste.

Il Palazzetto Leo

La sede è una casa patrizia del Settecento attribuita all'architetto udinese Giovanni Fusconi, una delle poche residenze di quell'epoca sopravvissute alle trasformazioni della città nel secolo successivo. I Leo erano a Trieste dal 1155 e nel ‘600 erano diventati baroni del Sacro Romano Impero.

Nel 1951 la contessa Margherita Nugent Laval donò il palazzo al Comune, a condizione che fosse usato per la cultura. Dopo un lungo restauro, vi furono riuniti i pezzi orientali che fino ad allora stavano nei depositi dei musei civici.

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Il piano terra: Wünsch e il Gandhara

Si entra nel mondo dei rapporti fra Trieste e l'Estremo Oriente. Due sale ricompongono il Gabinetto Cinese Wünsch, un negozio di oggetti orientali aperto in città nel 1840, che i triestini consideravano anche un luogo d'incontro.

Poco più in là ci sono le sculture del Gandhara, di pietra e stucco, fra il I e il IV secolo d.C.: vi si mescolano le forme dell'arte greco-romana e le immagini del buddhismo. Arrivarono a Trieste grazie alla spedizione italiana che nel 1954 salì sul K2.

Cina e Giappone ai piani superiori

Il primo piano è dedicato alla Cina e ai suoi legami con l'Occidente: abiti e tessuti di seta ricamata del tardo periodo Qing, porcellane che vanno dall'epoca Song al XIX secolo, maioliche e porcellane europee di gusto orientale, e oggetti legati a confucianesimo, taoismo e buddhismo.

Il Giappone comincia con le porcellane e ha il suo cuore nel salone delle stampe ukiyo-e, le immagini del «mondo fluttuante», con opere di Hiroshige e di Hokusai, fra cui la celebre Grande Onda di Kanagawa; le stampe su carta vanno a riposo per periodi e poi tornano esposte. Ci sono poi maschere, strumenti e ritratti di attori del teatro kabuki, oggetti dei riti shintoisti e buddhisti e, all'ultimo piano, la raccolta di armi e armature dei samurai dal XV al XIX secolo.

Domande frequenti

Dove si trova il Museo d'Arte Orientale di Trieste?

Nel Palazzetto Leo, una casa patrizia del Settecento a pochi passi da piazza dell'Unità d'Italia.

Al museo si vede la Grande Onda di Hokusai?

Sì, nella sezione delle stampe giapponesi; essendo un'opera su carta, viene esposta a periodi alterni per conservarla.

Che cos'era il Gabinetto Cinese Wünsch?

Un negozio di oggetti orientali aperto a Trieste nel 1840, ricostruito in due sale al piano terra del museo.