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San Giovanni in Xenodochio a Cividale: l'ospizio del duca Rodoaldo, le pale del Veronese e la sacrestia di Deganutti

La chiesa di San Giovanni in Xenodochio a Cividale: l'ospizio longobardo di Rodoaldo, le tele di Palma il Giovane e la sacrestia di Deganutti.

A Cividale del Friuli, a due passi dal municipio, la chiesa di San Giovanni occupa un lato della piazzetta che porta il suo nome. Si chiama «in Xenodochio» perché qui, nel VII secolo, il duca longobardo Rodoaldo fondò un ospizio per pellegrini e forestieri; la chiesa attuale è invece dell'Ottocento.

L'ospizio dei pellegrini

Xenodochio è una parola di origine greca: indicava un luogo che accoglieva chi era in viaggio, i pellegrini e i forestieri. Nell'Italia longobarda queste case di assistenza erano spesso legate a una chiesa o a un monastero. Quello di Cividale lo volle il duca Rodoaldo, verso la fine del VII secolo, dove esisteva una chiesa paleocristiana.

Il luogo era abitato da molto prima: sotto la chiesa si trovavano una basilica paleocristiana e una necropoli con tombe romane e longobarde. Dell'ospizio, dopo il 1350, si persero le tracce, ma la chiesa annessa restò, e per secoli fu la sede della Fraterna di Santo Spirito. Sotto il suo ampio portico si stipulavano contratti e affari.

La ricostruzione neoclassica

La chiesa che si vede fu ricostruita nel 1842-43 in forme neoclassiche, e non si sa chi ne abbia disegnato il progetto. Ha una pianta rettangolare con due cappelle ai lati e il presbiterio rialzato; le pareti sono chiare e sobrie, mentre i soffitti sono dipinti in colori caldi e arricchiti di stucchi.

Sul soffitto della navata ci sono tele di Palma il Giovane con San Giovanni Evangelista e i Dottori della Chiesa, Ambrogio, Agostino, Gregorio e Gerolamo, completate nel 1883 dalle decorazioni del cividalese Luigi Gorgacini. Un restauro poco felice, fatto nel 1854 da Giuseppe Malignani, ha però offuscato i colori di alcune parti.

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Le pale del Veronese

Per gli altari laterali della chiesa, nel marzo del 1584, fu firmato un contratto con Paolo Veronese: ne uscirono un San Rocco e una Madonna con il Bambino. Gli studiosi vi riconoscono la mano del fratello Benedetto Caliari o di altri allievi della bottega, mentre la tradizione vuole che nel volto di San Rocco il pittore abbia ritratto se stesso. Le due tele sono passate al Museo Cristiano e Tesoro del Duomo di Cividale.

La sacrestia di Matteo Deganutti

La sacrestia, costruita nel 1754, è un piccolo mondo a sé. La riempiono gli arredi di legno intagliato di Matteo Deganutti, uno dei grandi ebanisti friulani del Settecento, e soprattutto il grande armadio che copre la parete principale. Sul soffitto, un affresco di Giovan Battista Canal della fine del Settecento mostra San Giovanni Battista in gloria.

Sopra la porta della sacrestia, una lapide dell'Ottocento sostiene che la famiglia di Paolo Diacono, lo storico dei Longobardi, abitasse in questo quartiere: un'affermazione che nessun documento conferma.

Intorno alla chiesa

A destra della chiesa c'è la casa dove nacque Jacopo Tomadini (1820-1883), protagonista della riforma della musica sacra in Italia. A sinistra, una strada diritta aperta al tempo dei francesi porta alla Porta di San Giovanni e passa sopra il Rio Emiliano, un torrente che faceva parte delle difese medievali della città. Vicino al ponte, fra la vegetazione, si vede ancora un leone marciano di pietra, uno dei pochi scampati alla distruzione dopo la fine della Serenissima.

Domande frequenti

Che cosa vuol dire Xenodochio?

È una parola di origine greca che indicava un ospizio per pellegrini e forestieri; a Cividale lo fondò il duca longobardo Rodoaldo nel VII secolo.

Quando fu costruita la chiesa attuale?

Fu ricostruita in stile neoclassico nel 1842-43.

Dove sono le pale del Veronese?

Il San Rocco e la Madonna con il Bambino, dipinti nel 1584 per questa chiesa, sono conservati nel Museo Cristiano e Tesoro del Duomo di Cividale.