Al centro di Tarvisio, in piazza dell'Unità, sorge la chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo: nata nel 1399 e costruita secondo il gusto della Carinzia, è fra le chiese fortificate più conosciute delle Alpi. Mura, fossato e torri servirono a proteggere il paese dagli assalti dei Turchi.
La cappella del 1399 e la chiesa del 1445
Tutto parte da un documento firmato a Villach il 1° luglio 1399: il vescovo di Bamberga, il conte Albert von Wertheim, accolse la richiesta degli abitanti, allora un piccolo villaggio, e concesse loro una cappella intitolata a San Pietro.
Le ragioni erano pratiche. La chiesa madre stava a Camporosso, e con la pioggia e la neve arrivarci per la messa era un'impresa. Ma pesava ancora di più la lingua: a Tarvisio quasi tutti parlavano veneto, friulano o tedesco, mentre a Camporosso messe e prediche si tenevano soltanto in lingua slava, che nessuno capiva.
Sopra quella cappella, nel 1445, venne costruito l'edificio in stile carinziano, come ricorda la scritta sopra la porta principale. La navata di mezzo è gotica, le due laterali barocche.
Una Wehrkirche contro i Turchi
Contro le incursioni ottomane Tarvisio si affidò alla sua Wehrkirche, la chiesa-fortezza: fra il 1469 e il 1478 fu circondata di torri, mura e fossati, perché la gente potesse chiudersi dentro quando arrivavano gli invasori. I Turchi arrivarono tre volte, e la terza, nel 1492, fu quella che il paese non riuscì a respingere.
Delle molte torri che chiudevano la cinta, con il fossato su due lati, ne restano in piedi due. Quella ottagonale, sulla piazza, è comunale dal 1857 e ospita mostre; una terza, esagonale, fu abbattuta verso il 1840. La torre rotonda, sul retro, fu sistemata in due anni di lavori su progetto dell'architetto Giacomo Della Mea e dal 22 settembre 1957 è un piccolo ossario per i soldati italiani morti in zona nella seconda guerra mondiale; dentro c'è una Crocifissione in marmo dello scultore udinese Max Piccini.
Gli affreschi riemersi
Fra il 1959 e il 1962 la chiesa fu allungata verso la piazza. Quando si buttò giù la vecchia facciata, sotto l'intonaco comparvero pitture del Quattro e Cinquecento: Gino e Marisa Marchetot le staccarono, e il grande San Cristoforo, protettore di chi viaggia, fu rimontato sulla facciata nuova.

Poi, preparando le pareti del presbiterio per gli altri pannelli, si scoprì che il coro era dipinto quasi per intero: era il 1967, e la scoperta fece rumore. A sinistra si riconoscono il Giudizio Universale e le scene della vita della Madonna. Non ci sono documenti, ma lo stile porta a Friedrich von Villach, che avrebbe cominciato verso il 1450; a finire il lavoro sarebbero stati i suoi allievi, fra cui il figlio Janez Ljubljanski e Thomas von Villach.
Dalla vecchia facciata, nel 1962, saltarono fuori anche 45 tavolette dipinte a fine Cinquecento: Cristo che benedice, la Madonna, apostoli ed evangelisti, angioletti che suonano. Alcune sono appese nella navata e nel coro.
Carlo V nel presbiterio
Sulla parete destra del presbiterio, il posto più sacro della chiesa, c'è un soggetto tutt'altro che religioso: l'imperatore Carlo V a cavallo. La scritta in tedesco sotto il dipinto spiega che il 29 ottobre 1532 l'imperatore passò da Tarvisio con 80 mila uomini, vi dormì e assistette a una funzione.
Il dipinto fu pagato nel 1562 da Christof Guggenberg, esattore delle gabelle, insieme alla comunità del paese. Gli ottantamila soldati sono quasi certamente un'esagerazione; ma il passaggio dell'imperatore, venuto da Vienna, e il suo ruolo di difensore della Chiesa cattolica meritavano, per i tarvisiani, di restare sul muro.
Altari, statue e vetrate
L'altare maggiore, dedicato ai due santi titolari, è di legno dipinto e dorato e porta la data 1728: un barocco austriaco sobrio, ancora vicino al rigore seicentesco. In un altare contro l'arco trionfale c'è una Incoronazione della Vergine in legno del Cinquecento, con la Madonna fra Dio Padre e Cristo: è la cassa centrale, lo Schrein, di un Flügelaltar, un altare con le ante, uscito forse dalla bottega di Thomas von Villach nei primi anni del secolo.
Lungo la navata centrale stanno sei statue di legno, probabilmente apostoli, regalate da Matheus Kuglmann prima del 1668. Le vetrate sono un dono della famiglia Arco-Zinneberg del 1887: in una compaiono il vescovo Ottone I, che diede un ordine alla Valcanale, e l'imperatore Enrico II, che il 1° novembre 1007 regalò la valle al vescovo di Bamberga.
Attorno alla chiesa: lapidi e cammini
Sul retro, contro le mura del vecchio cimitero, ci sono le lapidi romane di Tarvisio, con accanto la barocca Colonna della Santa Trinità; il lapidario raccoglie pietre che vanno dall'età romana al XVII secolo. Nel cortile, le lapidi dei caduti del paese nella Grande Guerra mescolano cognomi sloveni, tedeschi e italiani.
Da qui parte anche il tratto italiano della Romea Strata, poco più di mille chilometri a piedi fino a San Pietro, a Roma. E l'aula, per la sua bellezza, ospita spesso dei concerti.
Domande frequenti
Quando fu costruita la chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Tarvisio?
La cappella fu concessa dal vescovo di Bamberga il 1° luglio 1399; la chiesa in stile carinziano fu costruita sopra di essa nel 1445, come dice la scritta sulla porta.
Perché è una chiesa fortificata?
Perché fra il 1469 e il 1478, contro le incursioni ottomane, fu chiusa da torri, mura e fossati: dentro la cinta la popolazione trovava l'ultimo riparo.
Perché nella chiesa c'è Carlo V a cavallo?
Il dipinto ricorda la notte del 29 ottobre 1532, quando l'imperatore dormì a Tarvisio con il suo esercito; fu commissionato nel 1562.
Che cos'è la torre rotonda?
È una delle torri superstiti della fortificazione: dal 1957 custodisce i resti dei soldati italiani morti nel Tarvisiano durante la seconda guerra mondiale.