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La chiesa dei Santi Silvestro e Valentino a Cividale: bruciata nel 1272, rifatta sulle mura, con il crocifisso di Orazio Liberale

La chiesa dei Santi Silvestro e Valentino a Cividale: le tombe longobarde, l'incendio del 1272, il crocifisso di Orazio Liberale e gli affreschi di Quaglio.

In via Carlo Alberto, nel centro di Cividale del Friuli, la chiesa dei Santi Silvestro e Valentino si appoggia sulle antiche mura della città. Una chiesa esisteva qui già nel VII secolo; da allora è stata distrutta, ricostruita e rimaneggiata più volte, fino alla facciata che si vede adesso.

Dalle tombe longobarde all'incendio del 1272

La presenza di un edificio sacro è documentata dal VII secolo, e gli scavi dei primi anni del Novecento hanno trovato qui alcune tombe dell'epoca dei Longobardi. Nel 1272, durante le lotte armate fra le famiglie rivali dei Portis e dei Villalta, la chiesa di San Silvestro fu incendiata e distrutta; la ricostruzione durò dieci anni, e dell'edificio più antico rimasero solo i muri perimetrali.

La parrocchia aveva un territorio ampio fuori città: da lei dipendevano la chiesa di San Marco a Rubignacco e quella, scomparsa, di San Mauro sul colle di Zuccola.

San Valentino e la chiesa sulle mura

Il nome di San Valentino arrivò nel 1547, quando fu concesso di erigere un altare al santo per la confraternita che aveva scelto la chiesa come sede. Nel Cinquecento l'edificio fu rifatto lungo le mura della città; un grande muro di cinta, secondo le descrizioni antiche, partiva proprio da qui e circondava Cividale a occidente fino alle rupi del Natisone.

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Nel Settecento la chiesa fu quasi tutta ricostruita, e altri lavori seguirono nell'Ottocento e all'inizio del Novecento. La facciata intonacata è divisa in tre da robuste lesene con capitelli corinzi, sotto un cornicione; la parte centrale sporge ed è chiusa da un piccolo timpano dentellato. Lo zoccolo e il portale sono di pietra piasentina; all'inizio del Novecento furono murate le due grandi finestre della facciata, e l'interno divenne più scuro.

Gli affreschi di Quaglio e Barazzutti

Dentro c'è una sola navata, con il soffitto piano interamente dipinto nel 1918 dal gemonese Francesco Barazzutti, a ornati e figure. Nel presbiterio c'è un'Annunciazione affrescata, attribuita come le pitture del soffitto della sacrestia a Giulio Quaglio. L'altare di San Valentino, seicentesco, domina la navata.

Il crocifisso e le altre opere

Il pezzo più importante è il grande crocifisso di legno scolpito nel 1566 da Orazio Liberale di Udine, alto tre metri: in origine era nella chiesa del convento di San Domenico, e fu donato a San Silvestro da un priore di quel convento, Francesco Guidoni da Treviso. Il Cristo ha la corona di spine, il capo piegato sulla spalla destra e un perizoma dorato; la croce è nera, con fregi dorati.

Ci sono poi una statua di marmo attribuita a Giuseppe Torretti e gli arredi del Settecento, due confessionali e i mobili della sacrestia, dell'ebanista cividalese Matteo Deganutti. All'altare della Madonna si vedono una Madonna che allatta di scuola veneto-friulana e una Sacra Famiglia di Giambattista Pittoni, che veniva dalla cappella del palazzo della famiglia de Portis.

Domande frequenti

Perché la chiesa è dedicata anche a San Valentino?

Perché nel 1547 vi fu eretto un altare a San Valentino per la confraternita che aveva sede nella chiesa di San Silvestro.

Chi ha scolpito il crocifisso?

Orazio Liberale di Udine, nel 1566; proveniva dalla chiesa del convento di San Domenico.

Quando è stata distrutta la chiesa?

Nel 1272, durante gli scontri fra i Portis e i Villalta; fu ricostruita dieci anni dopo.