Il castello di Villalta sorge a circa 15 chilometri a ovest di Udine, sul colle di Villalta, nel comune di Fagagna. Citato per la prima volta nel 1158, non ha perso l'originaria configurazione di opera fortificata: l'alta torre, le cinte con la merlatura ghibellina, il ponte levatoio.
Una collina morenica, un castelliere e un fortino romano
Il castello occupa una collina morenica che fu sede di strutture fortificate romane e, con molta probabilità, di un castelliere preistorico: la sua storia si perde nella notte dei tempi, come attestano le fondamenta romane. Le colline fra Fagagna, Colloredo e Cassacco sono rilievi lasciati dal ritiro di un antico ghiacciaio, disposti in forma di anfiteatro.
Fu costruito almeno fra il X e il XII secolo dai Signori di Villalta, ramo della più antica stirpe dei Signori di Caporiacco, una delle famiglie ghibelline friulane. La parte più vecchia è la torre quadrata più alta, forse del XII-XIII secolo.
Dal 1158 agli assedi del Trecento
Il documento più antico che riguarda il castello risale al 1158; nel 1169 i nobili Villalta compaiono nelle testimonianze scritte. Nel 1216 Enrico il Vecchio di Villalta riuscì prima a resistere all'assedio e poi a respingere le truppe trevigiane di Ezzelino III da Romano. Nel 1221 i Villalta giurarono obbedienza al patriarca.
Il castello fu assediato, distrutto e riedificato varie volte fra il XIII e il XV secolo:
- nel 1310 fu preso e distrutto dalle milizie del conte di Gorizia;
- nel 1315 i di Villalta entrarono nella lega contro Enrico di Gorizia, e Villalta, assediata, riuscì a resistere;
- nel 1353 fu quasi raso al suolo dal patriarca Nicolò di Lussemburgo, che accusava i Villalta di avere congiurato e ucciso il suo predecessore, il patriarca Bertrando;
- nel 1385 fu preso d'assalto dai veneziani e bombardato, nella guerra per la nomina a patriarca di Filippo d'Alençon.
Dalla famiglia vennero il famoso condottiero Artico di Villalta, il vescovo Adalgerio e il poeta Federico, che amò senza speranza la bella Lucrezia Mantica.
I della Torre e l'ala rinascimentale
Per via di matrimonio il castello divenne feudo della famiglia della Torre Valsassina, di origine lombarda, che diede ben tre patriarchi ad Aquileia. Il 31 marzo 1433 una parte del castello passò dai Villalta a Carlo della Torre, ma tutto intero i della Torre lo ebbero solo nella prima metà del Cinquecento. Nel 1500 lo ampliarono notevolmente, soprattutto con l'imponente ala rinascimentale a ridosso dell'antico mastio.
Nel 1511 il castello subì le vicende della rivolta contadina del «Crudele giovedì grasso»: il 28 febbraio fu saccheggiato e incendiato, e il 26 marzo dello stesso anno un terremoto lo distrusse quasi totalmente. Del castello è noto un disegno del 1480, molto utile per rilevare la struttura della rocca prima di quegli eventi; in un disegno del Settecento appare invece come l'attuale.
Fra i della Torre il più famigerato fu il conte Lucio Antonio della Torre di Valsassina, signore del castello, a capo di una feroce banda di bravi nei territori della Serenissima. Fu condannato a morte per l'assassinio della moglie, Eleonora di Madrisio, e giustiziato a Gradisca d'Isonzo il 3 luglio 1723, a 28 anni.

Dall'abbandono ai restauri
Quando i della Torre vennero banditi da Udine, il castello rimase abbandonato fino al 1797: la famiglia ne rientrò in possesso soltanto dopo la caduta della Serenissima. Nel 1905 i della Torre lo cedettero a GioBatta Storti di Cessalto, da cui nel 1907 lo acquistò Domenico Pecile; nel 1938 passò a Enrico Preindl, che realizzò un restauro parziale, e nel 1970 lo acquistò don Carlos Tasso de Saxe Coburgo e Braganca.
Gli ultimi restauri sono del 1940 e degli anni Ottanta, per rimediare ai danni del terremoto del 1976. Dal 2000 i conti Marina e Sergio Gelmi di Caporiacco hanno condotto un importante e meticoloso restauro: il castello è una residenza privata della famiglia di Caporiacco.
Com'è fatto: cinte, cortili, sale e la cucina di Nievo
Nel borgo si entra attraverso la torre d'ingresso con il ponte levatoio: la torre porta conserva le lunghe feritoie per le catene. Il primo cortile è chiuso ai lati da due edifici di due piani; davanti se ne apre un secondo, e più in là ci sono le case dei signori. La più notevole è il palazzo di tre piani, con una loggia all'entrata, affiancato da una torre rotonda che in alto ospita una cappellina, quella di San Michele, del Cinquecento. Nel cortile posteriore si erge un'alta torre, addossata al muro e unita agli altri edifici.
La doppia cinta muraria, i camminamenti di ronda, le torri di difesa e i cortili interni sono testimoni dell'importanza strategica del castello. I merli sono a coda di rondine, cioè ghibellini, e le torri d'angolo sono tonde.
Sul fronte posteriore del palazzo una scala conduce al piano nobile, dove si sviluppano due sale: una molto ampia, detta la Galleria degli antenati perché un tempo tutte le pareti erano decorate con i ritratti degli antenati dei della Torre, e un'altra più piccola, ricavata innalzando un muro obliquo. Il piano nobile comprende anche il salone dei Patriarchi, con affreschi del Seicento, e le sale Imperiali; affreschi del Cinquecento sono visibili sotto le finestre.
Al piano terra c'è la cucina, rimasta immutata, con il fogolar. È la cucina alla quale si ispirò Ippolito Nievo nel descrivere quella del castello di Fratta nelle Confessioni d'un italiano.
La leggenda di Ginevra di Strassoldo
Il castello nasconde un dramma d'amore. Secondo la leggenda, Ginevra di Strassoldo, giovanissima, era stata promessa sposa a Federico di Cucagna; quando giunse il tempo delle nozze, dichiarò il suo amore per il conte Odorico di Villalta, e nel 1344 i due si sposarono. Arrivata al castello di Villalta, Ginevra fu presa e chiusa dentro da Federico, che si sentiva tradito, aveva assediato la rocca e ne aveva scacciato Odorico; e la ragazza diventò una statua di marmo. Odorico riconquistò il castello e uccise il rivale; in una stanza della torre vide una statua con il viso di Ginevra, la strinse piangendo, e la statua tornò donna.
Si racconta che nelle notti di luna piena le sale del castello riecheggino dei lamenti della ragazza, e che il suo fantasma percorra ancora gli spalti.
Domande frequenti
Quando è citato per la prima volta il castello di Villalta?
Lo si trova nominato per la prima volta nel 1158, e nel 1216 Enrico il Vecchio di Villalta vi fermò i soldati di Ezzelino III da Romano.
Chi ha costruito il castello di Villalta?
I Signori di Villalta, ramo dei Signori di Caporiacco; dal Quattrocento passò ai della Torre, che nel 1500 costruirono l'ala rinascimentale.
Che cosa lega il castello a Ippolito Nievo?
La cucina col fogolar, rimasta immutata: Nievo vi si ispirò per la cucina del castello di Fratta nelle Confessioni d'un italiano.
Si può visitare il castello di Villalta?
È privato, e si può entrare soltanto durante Castelli Aperti.