Il castello di Fagagna si trova su una spianata a 233 metri, in posizione dominante sulla pianura friulana. Un diploma di Ottone II lo nomina già l'11 giugno 983. Sul colle ne restano le rovine, la torre campanaria e la chiesa di San Michele.
Il diploma del 983 e i patriarchi di Aquileia
Con il diploma emanato a Verona l'11 giugno 983, l'imperatore Ottone II di Sassonia concesse alla Chiesa di Aquileia, e attraverso essa al patriarca Rodoaldo, cinque castelli: fra questi c'era quello di Fagagna. Il castello era dunque già esistente nel X secolo, e il borgo fu presumibilmente dotato di un castello già durante la dominazione longobarda.
Con ogni probabilità nacque come uno dei punti di una catena di difese sulle colline affacciate sulla pianura, costruita quando nel X secolo gli Ungari facevano razzie e mettevano a ferro e fuoco le campagne. I patriarchi di Aquileia diedero il castello in mano a un gruppo di famiglie nobili, fra le quali quelle di Siurido di Manzano e di Asquino di Varmo, e misero un gastaldo a fare giustizia nella gastaldìa: Fagagna e altri diciassette villaggi.
I feudi d'Abitanza e il borgo murato
Sotto la sommità del colle i patriarchi fecero costruire parecchie abitazioni affidate a piccoli feudatari, i nobili cui avevano affidato la custodia del castello. Erano chiamati feudi d'Abitanza, e tutti insieme formavano un consorzio d'Abitanza. Fra il Duecento e il Trecento queste case sorsero su un largo terrazzamento sotto il castello e formarono un borgo con una seconda cinta di mura, unita a quella del castello e aperta da tre porte: resta soltanto la porta «di Sinagoga».
Il fortilizio ebbe un ruolo importante al tempo del dominio patriarcale, in particolare fra il XIII e il XIV secolo. Nel 1250 se ne impadronì Ezzelino da Romano, signore di Treviso; poi, per gran parte del Trecento, i nobili che vivevano nel castello dovettero difendersi dagli assedi dei Conti di Gorizia, che più volte lo occuparono. Verso la fine del Trecento il castello e i cinque borghetti che lo circondavano formarono la Comunità di Fagagna, governata da un Consiglio di Dodici: quattro nobili del castello e otto popolani.

Dagli Ungheresi di Sigismondo alla Serenissima
Nel 1394 il patriarca Giovanni di Moravia venne assassinato a Udine, in un agguato ordito dai sostenitori della famiglia Savorgnan, alleata di Venezia. Fra il 1411 e il 1419 Fagagna subì le devastazioni delle truppe ungheresi di re Sigismondo. Nel 1420 Fagagna diventò veneziana senza sparare un colpo: a guidare il paese era ormai il Consiglio dei Dodici, e fu un suo rappresentante ad andare di sua volontà dal comandante veneto.
Con Venezia il castello perse importanza. Nel corso del Quattrocento iniziò il suo lento abbandono, e il 1511 ne determinò la progressiva rovina: a fine febbraio, nella sollevazione contadina del «Crudele Giovedì Grasso», le milizie rurali sobillate da Antonio Savorgnan assaltarono e incendiarono il castello, e il 26 marzo il terremoto colpì le torri già lesionate dalle fiamme. Poco dopo la metà del XVI secolo Girolamo di Porcia lo descriveva già in rovina, e nel XVII secolo arrivò l'abbandono definitivo da parte degli ultimi abitanti.
Palazzo della Comunità, costruito con le pietre del castello
Con molte pietre del maniero ormai in rovina, fra il 1490 e il 1505 fu costruito nel borgo il Palazzo della Comunità, ultimato nei primi anni del Cinquecento. Al pianterreno c'è una loggia aperta per le funzioni pubbliche; al primo piano il salone del Consiglio con quattro monofore e una trifora sovrastata dal leone di San Marco, emblema della Serenissima. Il palazzo fu sede della Comunità fino alla caduta della Serenissima, nel 1797.
Che cosa resta sul colle
La prima cinta di mura chiudeva la cima del colle; dentro stavano la torre e il palazzo del patriarca, di cui non è rimasto nulla. La parte più antica dei ruderi visibili risale almeno al XII secolo.
Del complesso restano:
- la torre maestra, trasformata nell'alto campanile;
- la chiesa di San Michele, documentata nel 1251, che in passato fungeva da oratorio castellano e la cui dedica fa sospettare una fondazione longobarda;
- le rovine di un torrione e i resti del poderoso bastione semicircolare con tre feritoie;
- alcuni tratti delle mura;
- un fabbricato con parti medievali e settecentesche, trasformato in ristorante.
Dal colle, che domina il paese da secoli, si gode un panorama sulla pianura friulana che va dalle montagne al mare.
Gli organi storici delle chiese di Fagagna
Ai piedi del colle, le chiese del comune conservano una serie di organi storici:
- nella pieve di Santa Maria Assunta, un organo costruito nel 1788 da Francesco Comelli, restaurato nel 1991;
- nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Villalta, uno strumento del 1791 dell'organaro veneziano Gaetano Callido;
- nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Ciconicco, un organo del 1827 di Valentin Zanin;
- nella chiesa di Sant'Andrea Apostolo, il più antico, del 1753, opera di Francesco Dacci;
- nella chiesa di San Giacomo, un organo del 1903 di Beniamino Zanin.
Domande frequenti
Quando viene citato per la prima volta il castello di Fagagna?
Nel diploma dell'11 giugno 983, con cui l'imperatore Ottone II concesse alla Chiesa di Aquileia cinque castelli, fra i quali quello di Fagagna.
Chi governava Fagagna nel Medioevo?
I patriarchi di Aquileia, attraverso un gastaldo e un consorzio di famiglie nobili; verso la fine del XIV secolo nacque la Comunità di Fagagna, retta da un Consiglio di Dodici.
Quando fu abbandonato il castello?
Il lento abbandono cominciò nel Quattrocento, la rivolta del 1511 ne determinò la rovina e gli ultimi abitanti lo lasciarono nel XVII secolo.
Che cosa resta del castello?
La torre maestra trasformata in campanile, la chiesa di San Michele, un torrione, il bastione semicircolare con tre feritoie, tratti di mura e, nel borgo, la porta detta di Sinagoga.