Il castello di Cordovado è nato sulle vestigia di un castrum romano, a guardia di un guado della via Iulia Augusta su un ramo ora prosciugato del Tagliamento. È un borgo fortificato, cinto da mura e fossato, fra i Borghi più belli d'Italia dal 2004.
La corte del guado e i vescovi di Concordia
Il toponimo Cordovado deriva dai termini latini curtis, suddivisione amministrativa con poderi e case, e vadum, guado: in friulano Cordovât, la corte del guado. La via Iulia Augusta portava dalla romana Concordia Sagittaria al Norico, e il castrum ne difendeva il guado. La prima nomina ufficiale di Cordovado avviene in un documento del 1186, con cui papa Urbano III assegnava al vescovo di Concordia le corti, le ville e i castelli sotto la sua giurisdizione; la prima citazione esplicita del castello è del 1276.
I vescovi di Concordia fortificarono il complesso tra l'XI e il XII secolo e ne fecero la sede del proprio potere, tanto da usarlo come residenza estiva e sede sussidiaria. Lo governarono tramite un gastaldo, carica attribuita alla famiglia dei Ridolfi, che aveva il compito di risiedervi stabilmente, di custodirlo, di difenderlo e di amministrarvi la giustizia. La comunità ebbe molta libertà di governarsi, compreso il diritto di giudicare i reati, e nel 1337 ricevette il suo Statuto.
Gli assedi del Trecento e il marchesato
Nel 1387 l'intera fortezza fu stretta d'assedio dai soldati dei Carraresi. Il capitano Andrea Trotto, al servizio dei Da Carrara di Padova, investì il castello con cinque violenti assalti, anche con le bombarde, ma fu respinto dal difensore Ridolfo da Cordovado e costretto alla resa: è l'episodio che il paese rievoca ogni anno con il Palio dei Rioni. Nel 1412 il castello subì l'assedio delle truppe veneziane contro gli ungheresi che vi si erano asserragliati.
Nel 1420 Cordovado passò alla Repubblica di Venezia, che confermò al vescovo il diritto di possesso e la giurisdizione; fu elevato a rango di marchesato, e i vescovi concordiesi assunsero il titolo di marchesi di Cordovado. Con Venezia il castello perse la sua funzione difensiva.
Le mura, il fossato e le due torri portaie
Quello che resta del recinto fortificato è il frutto di secoli di cambiamenti, sovrapposti uno all'altro; i più importanti avvennero fra Seicento e Ottocento. Verso la fine del Medioevo un primo giro di mura, con terrapieno, fossato e due torri d'ingresso, chiudeva al suo interno il castello del vescovo, protetto a sua volta da mura, fossato, ponte levatoio e mastio; il borgo stava lì accanto. Il castello vescovile fu descritto per l'ultima volta nel 1856, poco prima che venisse demolito del tutto.

Delle due torri portaie, la meridionale conserva la postierla, stretto accesso ai camminamenti per le guardie di ronda; la settentrionale, detta dell'Orologio, conserva le scale e i camminamenti in legno. Alla torre nord è addossata la chiesetta di San Girolamo in Castello, del XIV secolo. Sul lato sud delle mura si riconoscono il bastione di sud-ovest, ciò che rimane del fossato e le case sorte dentro il recinto nell'Ottocento.
I palazzi del borgo: dal Capitano ai Freschi Piccolomini
Di fronte al castello un nucleo di edifici ospitava il personale amministrativo. Due di questi divennero abitazioni signorili: il Palazzo del Capitano, detto Bozza-Marrubini, vicino alla torre dell'Orologio, e il Palazzo Agricola, più a sud, entrambi di aspetto rinascimentale, con ampie arcate al piano terra e trifore. Il Palazzo Bozza-Marrubini conserva cicli di affreschi settecenteschi di Giovanni Francesco Zamolo, che riproducono scorci del paese dell'epoca, col castello e i palazzi.
Palazzo Freschi Piccolomini sorse a fianco dell'antico castello, utilizzandone alcuni edifici di pertinenza, tra il 1669 e il 1704, e fu eretto dai nobili Attimis. È a tre piani, con un ampio portone d'ingresso sovrastato da una trifora che illumina il salone principale, secondo lo schema veneziano con salone passante; la scalinata che porta al portone corrisponde a un ponte levatoio dello scomparso fossato. Per matrimonio la proprietà passò poi alla famiglia dei conti Freschi di Cucanea. All'interno si visitano la biblioteca e la sala della musica, il cui pavimento, fatto con il legno destinato ai violini, funziona da cassa di risonanza: Antonio Freschi, musicista e compositore, vi tenne un salotto musicale frequentato da Antonio Bazzini.
Il parco dell'Ottocento e il labirinto di rose
Il parco che circonda il palazzo fu creato dal conte Sigismondo Freschi agli inizi dell'Ottocento, recuperando le rimanenze medievali in chiave paesaggistica, e conserva ancora piante originali dell'epoca. Il giardino era originariamente composto di dodici stanze separate da antichi sentieri bordati di bosso; percorrendo i suoi sentieri il visitatore si trova sempre davanti a nuove prospettive, e il parco sembra più vasto di quello che è.
A Carlotta, moglie di Antonio Freschi e valente pianista, si deve la piantumazione delle prime rose che ancora fanno bella mostra di sé all'interno del parco. Nel parco è stato creato di recente un labirinto di rose damascene, protagonista della Festa delle Rose che si tiene a maggio. Dei Freschi va ricordato anche Gherardo, uomo di cultura e agronomo di fama, che spinse l'allevamento del baco da seta perché lo vedeva come un modo per dare un reddito proprio alle donne sole o in difficoltà. L'ultima erede, Nicoletta, moglie del conte Lorenzo Piccolomini, lasciò ad ognuno dei suoi dieci figli una casa all'interno del castello: per questo il borgo è ancora abitato.
Domande frequenti
Chi costruì il castello di Cordovado?
I vescovi di Concordia, che lo fortificarono tra l'XI e il XII secolo su un guado del Tagliamento, dove prima sorgeva un castrum romano; lo governarono tramite un gastaldo della famiglia Ridolfi.
Che cosa resta del castello?
Le mura con il terrapieno e il fossato, il bastione sud-ovest e le due torri portaie: la meridionale con la postierla, la settentrionale detta dell'Orologio. Il castello vescovile fu abbattuto poco dopo il 1856.
Quando fu costruito Palazzo Freschi Piccolomini?
Tra il 1669 e il 1704, a fianco dell'antico castello, per volere dei nobili Attimis; per matrimonio passò poi ai conti Freschi.
Che cos'è il labirinto di rose di Cordovado?
Un labirinto di rose damascene creato di recente nel parco ottocentesco di Palazzo Freschi Piccolomini, al centro della Festa delle Rose di maggio.