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Il castello di Colloredo di Monte Albano e il terremoto del 1976: cinquant'anni di ricostruzione, dal mastio all'Ala Nievo

Il castello di Colloredo di Monte Albano, distrutto dal terremoto del 1976 e ricostruito in cinquant'anni: il mastio rifatto e l'Ala Nievo riaperta nel 2026.

Per Colloredo di Monte Albano il terremoto del 6 maggio 1976 è uno spartiacque: da una parte il paese e il castello di prima, dall'altra quelli di dopo. Il castello racconta insieme la rovina portata dal sisma e il lungo lavoro per rimetterlo in piedi, compiuto cinquant'anni dopo.

Com'era il castello prima del terremoto

Il complesso si reggeva su un nucleo centrale, tre torri e due ali, chiusi da tre giri di mura disposti a ellisse, di cui si legge ancora il tracciato. Col passare dei secoli la fortezza si era trasformata in una residenza rinascimentale: vi si entrava dalla Torre dell'Orologio, un tempo servita da un ponte levatoio, e dietro si aprivano un corpo di guardia e due ali lunghe, ciascuna vegliata da una torre. Nel Seicento il corpo di guardia fu ingrandito con uno scalone e con una cappella intitolata a San Carlo Borromeo.

Nell'ala occidentale, verso la metà del Cinquecento, Giovanni da Udine (1487-1564), allievo di Raffaello, decorò uno studiolo con stucchi e pitture. Per più di tre secoli, fino al termine della Grande Guerra, il castello rimase la casa dei Colloredo; fra le sue mura lavorarono due scrittori, Ermes di Colloredo e Ippolito Nievo.

La notte del 6 maggio 1976 e le scosse di settembre

Stanislao Nievo, che al castello abitò e scrisse, definì quel sisma «il padrone della notte». Arrivò verso le nove di sera e fece crollare buona parte dell'edificio: cedettero le tre cinte murarie, le tre torri e le due ali. Quel poco che era rimasto in piedi fu abbattuto dalle nuove scosse dell'11 e del 15 settembre.

Del paese e del castello restò ben poco. Il mastio, il nucleo più antico in cima al colle, fu lesionato in modo gravissimo, e le decorazioni dello studiolo di Giovanni da Udine andarono quasi tutte in polvere: i pochi frammenti salvati sono tornati al loro posto.

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La Regione al posto dello Stato

Dal 1976 il castello appartiene alla Regione. Come a Venzone e a Gemona, una legge ha tolto la ricostruzione allo Stato per affidarla alla Regione. Il borgo e la chiesa furono rimessi a posto nei primi anni dopo il sisma; entro la fine degli anni Ottanta toccò a una parte del castello e alla Torre Porta dell'Orologio, che è rimasta dei Colloredo.

Poi, per anni, dentro il recinto furono recuperati soltanto due edifici. Per il resto si è scelto di riportare il castello a com'era prima del terremoto: salvare quello che era sopravvissuto e rifare quello che era crollato, guidati dai rilievi e dalle fotografie scattate prima del 1976. L'ala ovest, già restaurata, ospita la Comunità Collinare del Friuli, che ha rimesso in ordine anche il giardino all'italiana; lì si vedono i resti degli affreschi di Giovanni da Udine, con gli stucchi e le figure metà umane e metà animali.

Il mastio ricostruito e l'Ala Nievo

L'ultimo cantiere ha richiesto quattordici anni e ha interessato più di ottomila metri quadrati, seguendo le indicazioni della Soprintendenza e le norme contro i terremoti. Il lavoro più impegnativo è stato rifare da capo il mastio, l'enorme edificio perduto nel 1976, che ha di nuovo muri e tetto. Tutto ciò che si è potuto salvare, dalle travi alle pitture agli arredi, è stato rimesso in opera con accorgimenti antisismici.

Il 19 settembre 2026, a cinquant'anni dal terremoto, il castello è stato riconsegnato con una cerimonia, e il giorno seguente l'Ala Nievo, a sinistra della Torre Porta, ha riaperto al pubblico. Solo per questa parte si sono spesi 26 milioni di euro; per l'intero castello la cifra ha passato i 47 milioni. Nel corso dei lavori sono tornati a vivere alcuni affreschi e la cappella di San Carlo Borromeo, e le sale accolgono ora le opere salvate dopo il sisma, ceramiche e oggetti riportati alla luce dagli scavi.

Domande frequenti

Che cosa fece il terremoto del 1976 al castello di Colloredo?

La sera del 6 maggio 1976, verso le nove, ne fece crollare gran parte: le tre cinte di mura, le tre torri e le due ali. Le scosse dell'11 e del 15 settembre abbatterono quel che restava.

Come è stato ricostruito?

La Regione, proprietaria dal 1976, ha scelto di riportarlo all'aspetto di prima del sisma, lavorando su rilievi e fotografie: sono tornati l'ala ovest, la Torre Porta dell'Orologio, il mastio e l'Ala Nievo.

Quando è stata riaperta l'Ala Nievo?

Nel settembre 2026, cinquant'anni dopo il terremoto, alla fine di un cantiere di quattordici anni su più di ottomila metri quadrati.

Si vedono ancora gli affreschi di Giovanni da Udine?

Sì: nell'ala ovest, sede della Comunità Collinare del Friuli, restano frammenti dello studiolo, con stucchi e figure metà umane e metà animali.