Nel centro storico di Udine, fra via Cavour e via Savorgnana e davanti al Municipio, Casa Cavazzini ospita il Museo d'Arte Moderna e Contemporanea. Il complesso, del Cinquecento, è stato restaurato a lungo su un progetto iniziale di Gae Aulenti, e il museo vi ha aperto il 6 ottobre 2012. Casa Cavazzini è una delle sedi dei Civici Musei di Udine, nati nel 1866: in Castello c'è la Galleria d'Arte Antica, a Palazzo Giacomelli il Museo Etnografico del Friuli.
Dai conti Colombatti al negozio «Al Ribasso»
L'edificio è nato unendo più proprietà affacciate su via Savorgnana e via Cavour. Verso il 1540 lo acquistarono i Colombatti, una famiglia di Faedis. All'inizio del Novecento l'ultimo di loro, il conte Gustavo Colombatti, affittò il piano terra a Dante Cavazzini (1890-1987), commerciante nato a Gualtieri, che vi aprì un negozio di stoffe per l'arredamento: «Al Ribasso», inaugurato il 4 maggio 1922.
Quando Gustavo Colombatti morì, nel 1937, Cavazzini comprò tutto il palazzo e ci andò ad abitare. Affidò il primo piano all'architetto Ermes Midena (1895-1972), che lo rinnovò secondo il razionalismo moderno, progettando anche i mobili. Il negozio rimase al piano terra fino al 1990, e fino ad allora il commerciante visse ai piani di sopra. Dante Cavazzini e la moglie Aminta Flebus decisero che la casa dovesse servire a tutti: secondo il testamento di lui, la vedova la cedette al Comune di Udine perché diventasse un museo.
Le tempere di Afro nell'appartamento del 1938
Nel 1938, su suggerimento di Midena, Cavazzini chiamò i giovani Afro e Mirko Basaldella e Corrado Cagli a dipingere le pareti con un grande ciclo a tempera. Afro Basaldella, ventiseienne e ancora poco noto, decorò muri e soffitti di alcune stanze: la sala da pranzo è coperta di scene di vita di campagna e di città, fra lavoro, riposo e svago. In Italia non esiste un'altra sua opera su superfici così grandi. Mirko lavorò a sbalzo le decorazioni dei mobili, e Cagli, arrivato in Friuli nel 1937 per trovare l'amico Afro, lo ritrasse nel riquadro di una porta mentre tiene una cartolina indirizzata a Cavazzini.
Nel bagno pendono dal soffitto degli anelli da ginnastica, un dettaglio curioso. I restauri, terminati nel 2011, hanno riportato le pitture di Afro, Mirko e Cagli al loro aspetto del 1938.
Dall'età del ferro al Trecento: che cosa è emerso nei restauri
Il museo riunisce tre edifici disposti attorno a tre cortili: il palazzo Savorgnan della Bandiera, del Cinquecento, la casa Colombatti-Cavazzini accanto, su tre piani, e il «Lascito Ferrucci», che fa parte della fila di case su via Cavour. In tutto sono 3.500 metri quadrati su tre piani, serviti da due ascensori.
Durante i lavori sono venuti fuori reperti archeologici che si vedono al piano terra attraverso il pavimento di vetro: una cisterna «alla veneziana» del XVI secolo e un deposito di vasi della prima età del ferro, della seconda metà dell'VIII secolo a.C., la testimonianza più antica trovata nel sito. Al primo piano del palazzo Savorgnan della Bandiera sono riapparsi affreschi profani della seconda metà del XIV secolo: in una sala restano tracce di un finto tendaggio sostenuto da ragazze e ragazzi a mezzo busto; in quella accanto, riquadri che imitano il marmo ospitano mostri e creature fantastiche presi dai bestiari medievali. Sono tornati alla luce anche soffitti di legno dipinti, con metope e correntini.

Il lascito Marangoni e i fratelli Basaldella
Le prime opere si devono a un altro commerciante di Udine, Antonio Marangoni (1806-1885), che lasciò i suoi beni al Comune con l'obbligo di comprare ogni anno opere di giovani artisti di valore; se ne occupò la Fondazione Artistica Marangoni, attiva dal 1895. Proprio con una borsa di studio della Fondazione Afro Basaldella poté andare per la prima volta a Roma, nel 1929. Dal 1983 le raccolte del Comune stavano nella Galleria d'arte moderna del Palamostre, prima di passare a Casa Cavazzini.
Le opere sono circa quattromila, fra dipinti, sculture, grafica e disegni di architettura. Al primo piano le sale della collezione Marangoni mostrano la pittura di fine Ottocento e primo Novecento: Giuseppe ed Emma Ciardi, Plinio Nomellini e Felice Carena accanto a Joaquín Sorolla y Bastida e Frans Holder. Due sale sono per i fratelli udinesi Dino, Mirko e Afro Basaldella: le sculture di Mirko degli anni Cinquanta e Sessanta, come la Chimera urlante del 1956 e Il rostro del 1964, i ferri di Dino degli anni Sessanta e la pittura di Afro, dalla tela Si fondano le città del 1939 fino all'informale di Angelica, del 1964. Nell'atrio c'è il modello in gesso della cancellata che Mirko realizzò fra il 1948 e il 1951 per il Mausoleo delle Fosse Ardeatine a Roma. Una sala porta il nome del friulano Giuseppe Zigaina, con l'Assemblea dei braccianti sul Cormor, esposta nel 1952 alla XXVI Biennale di Venezia.
La collezione Astaldi e i maestri americani del FRIAM
Il secondo piano ruota attorno a due collezioni. La collezione Astaldi arrivò al Comune nel 1983 per il testamento di Sante Astaldi (1895-1982) e di sua moglie Maria Luisa Costantini (1899-1982), nata a Tricesimo: 193 opere che raccontano l'arte italiana dagli anni Venti agli anni Sessanta. Ci sono Giorgio De Chirico con i Gladiatori (1931 circa) e i Cavalli con rudere (1930), Mario Sironi con il Nudo femminile del 1928, comprato alla Galleria del Milione di Milano, Gino Severini con la Natura morta con chitarra del 1919, e poi Massimo Campigli, Alberto Savinio, Filippo de Pisis, Giorgio Morandi, Carlo Carrà, Renato Guttuso e Ben Nicholson con Painting, del 1940.
La collezione FRIAM nacque dopo il terremoto del 1976 grazie al comitato italo-americano Friul Arts and Monuments, come gesto di aiuto al Friuli distrutto: circa cento artisti americani regalarono un'opera per una mostra, con l'idea di usare il ricavato per i restauri. Il sindaco di Udine di allora, Angelo Candolini, non volle che le opere fossero vendute e tenne insieme la raccolta: 113 lavori di 110 artisti americani, pittura e scultura dalla fine degli anni Trenta agli anni Settanta, fra cui Willem de Kooning, Roy Lichtenstein, Sol LeWitt, Donald Judd, Frank Stella, Carl Andre e Robert Mangold. Il piano terra è riservato alle mostre temporanee e agli eventi.
Domande frequenti
Da quando Casa Cavazzini è un museo?
Il museo ha aperto il 6 ottobre 2012, al termine dei lavori partiti dal progetto di Gae Aulenti.
Chi era Dante Cavazzini?
Un commerciante di stoffe nato a Gualtieri nel 1890 e morto nel 1987: nel 1937 comprò il palazzo, vi fece dipingere l'appartamento da Afro Basaldella e, con la moglie Aminta Flebus, lo destinò al Comune.
Che cosa si vede di Afro Basaldella?
Le tempere del 1938 nella sala da pranzo dell'appartamento Cavazzini e, nelle sale dei fratelli Basaldella, le sue tele, da Si fondano le città del 1939 ad Angelica del 1964.
Che cos'è la collezione FRIAM?
Una raccolta di 113 opere di 110 artisti americani, donate dopo il terremoto del Friuli del 1976 e rimaste unite per volontà del sindaco Angelo Candolini.