Santa Maria Assunta, la basilica dei patriarchi, è la chiesa più importante di Aquileia: fu la cattedrale del patriarcato, ora soppresso. I resti più antichi risalgono al IV secolo; l'attuale basilica venne edificata nell'XI secolo e sorge a lato della via Sacra, assieme al battistero e al campanile.
Le aule di Teodoro e le basiliche del IV secolo
A costruirla fu il vescovo Teodoro, a cominciare dal 313, l'anno dell'editto di Costantino, o poco più tardi. Le due aule parallele erano entrambe di circa 37 per 20 metri e prive di abside. Le univa un atrio, cioè una sala messa di traverso, di 29 metri per 13. Sei colonne sostenevano un soffitto a cassettoni riccamente decorato, sopra la pavimentazione a mosaico. Non mancava una stanza in cui i catecumeni si toglievano i vestiti prima di entrare nel battistero lì accanto per essere battezzati.
La successiva fase costruttiva risale alla metà del IV secolo, al tempo del vescovo Fortunaziano, con l'ampliamento dell'aula nord a 73 per 31 metri e un quadriportico davanti alla facciata. Al vescovo Cromazio si deve l'ampliamento dell'aula sud sino a 65 per 29 metri e la costruzione dell'attuale battistero. Nel 452 gli Unni, guidati da Attila, devastarono la città: la basilica nord, bruciata durante i saccheggi, non venne più ricostruita.
Massenzio, Poppone e il soffitto a carena
Dall'811 il patriarca Massenzio, sostenuto da Carlo Magno, mise mano ai vecchi edifici. Si tenne l'aula sud e le si aggiunsero un transetto corto, un'abside centrale a semicerchio, due absidi più piccole ai lati e, fra la basilica e il battistero, la cosiddetta chiesa dei Pagani. Venne anche costruita la cripta.
Nel 988 un terremoto causò ingenti danni, che portarono il patriarca Poppone ad attuare un radicale restauro del complesso in forme romaniche, fino alla consacrazione del 1031. Fu rifatta la facciata, si alzarono i muri dei fianchi, si mise un tetto a capriate di legno, si costruì un altare nuovo e si dipinse l'abside. Un nuovo terremoto, nel 1348, spinse il patriarca Marquardo di Randeck a sostituire gli archi a tutto sesto della navata centrale con archi a sesto acuto. L'ultimo grande intervento fu quello di artigiani e carpentieri veneziani, chiamati a realizzare il soffitto ligneo a carena di nave che tuttora si può osservare.

Il pavimento riscoperto nel 1909
Rimasto occultato per secoli sotto una colata di cocciopesto stesa in epoca popponiana, il pavimento teodoriano fu riportato alla luce solo tra il 1909 e il 1912. Per proteggerlo, la visita si svolge su passerelle in vetro. Copre oltre 760 metri quadrati: in Occidente nessun mosaico cristiano è più antico, e soprattutto nessuno è più grande.
L'ultima campata, la quarta, è un solo grande mosaico: un mare pieno di pesci in cui si svolge la storia di Giona. Il mare è popolato da polpi, calamari, torpedini e delfini. I primi cristiani raffiguravano spesso Giona, perché la sua storia parlava della risurrezione dei morti; più o meno al centro del mare si legge la scritta dedicata al vescovo Teodoro. Il gallo, che canta all'alba, è ritenuto simbolo della luce di Cristo, e la tartaruga simbolo del male, a causa dell'etimologia del termine, dal greco tartarukos, «abitante del Tartaro». Nella seconda campata ci sono i ritratti dei donatori e Gesù come Buon Pastore.
Le due cripte
La Cripta degli Affreschi, sotto il presbiterio, fu costruita con la ristrutturazione voluta dal patriarca Massenzio all'inizio del IX secolo per custodire le reliquie dei santi locali, e assunse la forma attuale in epoca popponiana, con l'aggiunta dell'abside. L'intera cripta, colonne comprese, è affrescata con storie della vita di Gesù e di Maria, figure di santi e la vita di san Marco e di sant'Ermacora. Sono dipinti in stile ancora bizantino, nella seconda metà del XII secolo, all'epoca dei lavori voluti da Ulrico di Treven.
La Cripta degli Scavi, posta a sinistra dell'ingresso alla basilica, si estende fino al campanile. Qui gli scavi hanno trovato tre epoche una sopra l'altra, dall'inizio dell'impero alla fine del IV secolo: i mosaici della prima basilica cristiana e, sotto, quelli di case romane più antiche.
Il campanile e la scelta del Milite Ignoto
Il campanile, alto 73 metri, fu costruito da Poppone in opera quadrata, con i massicci blocchi marmorei dell'antico anfiteatro. Alle spalle delle absidi, circondato da un filare di cipressi, si estende il cimitero che accoglie le salme dei soldati caduti durante la Prima guerra mondiale.
Le undici bare di soldati senza nome, identiche per forma e per dimensioni, dovevano essere riunite nella basilica di Aquileia prima del 28 ottobre 1921. Quel giorno, alle ore 11, Maria Bergamas, nata a Gradisca d'Isonzo e madre di un soldato disperso, fu condotta di fronte alle undici bare allineate, che passò in rassegna fino alla decima, sulla quale si accasciò urlando il nome di suo figlio: quella salma fu sepolta all'Altare della Patria. Gli altri dieci caduti restarono ad Aquileia e il 4 novembre furono sepolti nel cimitero della basilica, nella «Tomba dei dieci militi ignoti».
Domande frequenti
Quando fu costruita la basilica di Aquileia?
Fu edificata dal vescovo Teodoro a partire dal 313, o comunque pochi anni dopo; il patriarca Poppone la restaurò in forme romaniche fino alla consacrazione del 1031.
Quanto è grande il mosaico della basilica di Aquileia?
Il mosaico si estende per più di 760 metri quadrati ed è il più antico mosaico cristiano e il più grande in Occidente.
Che cosa c'entra la basilica di Aquileia con il Milite Ignoto?
Il 28 ottobre 1921 Maria Bergamas scelse nella basilica di Aquileia, fra undici bare, la salma sepolta all'Altare della Patria; le altre dieci furono sepolte nel cimitero della basilica.