Colonia romana fondata nel 181 a.C., Aquileia fu capitale della X regione augustea e, alla morte dell'imperatore Teodosio I nel 395, la quarta città d'Italia. Durante l'antichità classica aveva una popolazione stimata vicina ai 100.000 abitanti, e le sue tracce monumentali affiorano nel tessuto agricolo della Bassa Friulana.
Il Foro all'incrocio fra cardo e decumano
L'odierna via Giulia Augusta ricalca il cardo della città romana. Dove incrociava il decumano c'era il Foro, che si vede sulla destra della via come fu ricostruito nel 1936, cioè come doveva essere nella tarda antichità. Sono visibili alcune colonne e parte del lastricato in pietra carsica della piazza, che misurava 115 metri di lunghezza per 57 di larghezza ed era perimetrata sui lati lunghi da un doppio portico colonnato.
Sul perimetro del Foro si allineavano le tabernae e, a sud, la grande basilica civile, sede dell'attività giudiziaria, i cui resti si individuano dal lato opposto della strada. Nel lato nord si concentravano la curia, il comitium e il macellum, il mercato. Fra i resti ci sono massicci plinti scolpiti con i volti di Giove Ammone e di Medusa. Il tratto di decumano che collegava il Foro al porto fluviale è ancora in parte visibile: era intitolato alla matrona aquileiese Aratria Galla, come testimoniano iscrizioni commemorative conservate nel Museo Archeologico.
Le banchine del porto sul Natissa
Lungo la sponda del fiume Natissa si estende una banchina d'attracco lunga oltre trecento metri, frutto di un rifacimento eseguito all'inizio del I secolo d.C., al tempo dell'imperatore Claudio. Il sito si esplora percorrendo la Via Sacra, un viale alberato tracciato nel 1934 a ridosso dell'area di scavo: si distinguono gli anelli di ormeggio infissi nei blocchi di pietra, le scalinate per il carico e lo scarico, le fondamenta dei magazzini e le basi della cinta muraria eretta in età tardoantica. Rifatto all'inizio del I secolo d.C. su un fiume largo quasi cinquanta metri, il porto fluviale romano di Aquileia conserva ancora i blocchi per l'ormeggio e le rampe che salivano verso la città.
Il sepolcreto di via XXIV Maggio
Lungo via XXIV Maggio si può visitare l'unico sepolcreto aquileiese ritrovato. Stava oltre le mura, perché per legge i Romani non potevano seppellire i morti dentro la città. Gli scavi hanno portato alla luce cinque recinti sepolcrali di famiglie diverse, in uso dal I al IV secolo, delimitati da muretti in laterizio sormontati da una copertura semicilindrica; la necropoli mostra le due forme di sepoltura in uso, l'incinerazione e l'inumazione, più tarda, in uso dal II secolo d.C.
Il primo recinto era degli Stazi, una famiglia di commercianti: sulle due are ai lati sono scolpiti un cantaro e una brocca, i recipienti dei banchetti in memoria dei morti, e l'ara più piccola è della sedicenne Fabrizia Severina. Il secondo, il più modesto, è privo di iscrizioni. Il terzo era della famiglia dei Giuli: la cimasa riporta l'iscrizione con le dimensioni del recinto, 23 piedi per 30. Sull'ara più grande, che termina con una piramide dai lati curvi, delfini si avvolgono attorno al tridente di Nettuno. Segue il più tardo recinto dei Trebi, con i sarcofagi chiusi con saldatura a piombo e il gruppo scultoreo di una donna e una bimbetta alata, trasfigurata in Psiche. Ultimo è il recinto dei Cesti o degli Emili: Lucio Cestio Pottito vi pose l'iscrizione dedicatoria a Emilia Primitiva.

Il Grande Mausoleo
Dove via Giulia Augusta incontra via XXIV Maggio si alza, per 17 metri, il Grande Mausoleo. Fu rimontato nel 1956 da G. Brusin e V. Degrassi con pezzi scoperti nel 1891 a Roncolon di Fiumicello, lungo l'antica via Gemina, e quella ricostruzione fa ancora discutere. Il dado con la cella funeraria, posto su gradini, è sormontato da un'edicola con cuspide decorata a squame e da una pigna, simbolo funerario dei culti misterici di Dioniso e Cibele.
Dentro l'edicola sta, senza testa, la statua di chi si fece costruire la tomba. La toga, lo scrinium per i documenti, il fascio littorio e il seggio dicono che era un magistrato di alto rango. Il dado è decorato con festoni vegetali da cui pendono piccole maschere, un tritone e una testa taurina, e sui plinti agli angoli del recinto ci sono due leoni di gusto ellenistico.
Le case dei Fondi Cossar e i mercati del Fondo Pasqualis
L'impianto residenziale della città antica è documentato nei Fondi Cossar e Cal, dove le indagini, ancora in corso con l'Università di Padova, mostrano più domus modificate e ampliate fino al V secolo d.C. Le loro pavimentazioni musive vanno dai mosaici geometrici a tessere bianche e nere di età giulio-claudia ai tappeti figurati della tarda antichità, con una scena di pesca con putti sulle barche.
All'estremità sud-occidentale della città antica, gli scavi del 1953-54 condotti da Giovanni Brusin nel Fondo ex Pasqualis hanno scoperto due tratti delle mura tardoantiche e, alle loro spalle, aree scoperte destinate nel IV e V secolo alla vendita di merci. Le aperture nelle mura mostrano il legame con il vicino corso del fiume, dove esistevano approdi per rifornire i banchi; in una delle botteghe furono trovate interrate una trentina di anfore che contenevano ancora chicchi di grano semicombusti. La doppia linea di mura appartiene a una fase avanzata dell'età imperiale: la più interna, spessa tre metri, è costruita con abbondante materiale di riutilizzo, mentre la più esterna fu aggiunta verosimilmente in pieno V secolo. Gli scavi dell'Università di Verona hanno trovato una terza piazza, con un portico a due navate per botteghe e bancarelle: nel V secolo questo quartiere era diventato il nuovo cuore della vita economica della città.
Domande frequenti
Che cosa si vede nell'area archeologica di Aquileia?
Il Foro con le colonne rialzate nel 1936, le banchine del porto fluviale lungo la Via Sacra, il sepolcreto di via XXIV Maggio con cinque recinti di famiglia, il Grande Mausoleo e, nel Fondo ex Pasqualis, le mura e i mercati tardoantichi.
Chi è sepolto nel sepolcreto di Aquileia?
I cinque recinti appartenevano a famiglie diverse: gli Stazi, commercianti, una famiglia di cui non restano iscrizioni, i Giuli, i Trebi e i Cesti o Emili; le tombe vanno dal I al IV secolo.
Che cos'è il Grande Mausoleo di Aquileia?
Una tomba monumentale alta 17 metri, ricomposta nel 1956 con frammenti trovati nel 1891 a Roncolon di Fiumicello: nell'edicola c'è la statua acefala di un alto magistrato, e due leoni di gusto ellenistico stanno sui plinti del recinto.