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San Daniele del Friuli, l'arte fra Quattro e Cinquecento: le facciate in pietra d'Istria, gli scultori lombardi e la «Sistina del Friuli» di Pellegrino

A San Daniele del Friuli le chiese del gotico minore friulano, i portali degli scultori lombardi e gli affreschi di Pellegrino in Sant'Antonio Abate.

San Daniele del Friuli conserva vari esempi di architettura tardo-gotica della seconda metà del Quattrocento, in cui elementi gotici convivono con elementi rinascimentali. Le chiese di Sant'Antonio Abate, Santa Maria della Fratta, Sant'Andrea e San Luca sono considerate esempi di architettura gotica minore friulana.

Il gotico minore sulle aule francescane

In Friuli gli elementi gotici furono inseriti su strutture già esistenti e molto semplici: edifici di stampo francescano, ispirati alla povertà di San Francesco d'Assisi, quindi essenziali. Le primitive aule di culto furono ampliate con l'innesto del tardo-gotico e delle prime forme del Rinascimento: le facciate a capanna restano lineari, mentre archi a sesto acuto, volte costolonate e slanci verticali si appoggiano a piante di matrice mendicante, e i portali cominciano a ospitare apparati scultorei elaborati.

Non tutte sono nate nel Quattrocento: la chiesa di Sant'Andrea, in località Picaron, risale all'XI secolo, e quella di Santa Maria della Fratta al XIV.

Sant'Antonio Abate e la facciata del 1470

Le prime notizie sulla chiesa di Sant'Antonio Abate risalgono al 1308, anno in cui venne nuovamente consacrata. Danneggiata dal terremoto del 1348, fu ristrutturata e ampliata con l'abside e la sacrestia. La facciata di pietra d'Istria è del 1470, quando il rettore era Emiliano Cimbriaco: tardo-gotica alla veneziana, ha un rosone traforato con una Maternità scolpita e vetrate a mosaico, fra le prime del Friuli. Nella lunetta sopra il portale ci sono Sant'Antonio abate tra San Giovanni Battista e Sant'Antonio da Padova.

Le sculture delle facciate di Sant'Antonio Abate e di Santa Maria della Fratta uniscono elementi gotici e novità rinascimentali: i loro scultori ebbero un passato a Venezia e nel Veneto, dove impararono il nuovo linguaggio, e nei portali abbandonarono la bidimensionalità medievale per un rilievo più plastico.

Santa Maria della Fratta e i maestri lombardi

Decisivo fu l'arrivo dei maestri lombardi, le cui botteghe preferivano la scultura in pietra all'intaglio ligneo. La facciata in pietra di Santa Maria della Fratta risale alla seconda metà del Quattrocento: il portale, riccamente decorato, ha un bassorilievo con Maria e il Bambino in trono adorati da due angeli, opera di Giorgio da Carona, lo scultore che aveva lavorato nel vicino duomo. Sulla sommità della facciata sta una bifora campanaria del 1501, lavoro di Donato da Lugano.

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Nelle «Madonne in trono» scolpite in zona la rigida astrazione gotica cede il passo a una fisicità di stampo nord-italiano. All'interno di Santa Maria della Fratta ci sono un altare del XVII secolo e un affresco del XV secolo con una scena di caccia con il falcone.

Pellegrino da San Daniele, la «Sistina del Friuli»

La pittura del Cinquecento a San Daniele non forma una vera e propria scuola: alcuni artisti itineranti portarono qui il patrimonio figurativo lagunare, ferrarese e padovano. Il più legato al paese è Pellegrino da San Daniele, soprannome di Martino da Udine, nato a San Daniele nel 1467 e morto a Udine il 17 dicembre 1547, ricordato anche dal Vasari nelle Vite. A Udine frequentò la scuola di Antonio da Firenze e poi la bottega di Domenico da Tolmezzo; fu più volte a Ferrara, alla corte estense, tra il 1500 e il 1513, al servizio di Ercole I d'Este, e nel 1508 preparò le scenografie per la Cassaria dell'Ariosto.

La sua fama è legata soprattutto al ciclo di affreschi della chiesa di Sant'Antonio Abate, a cui lavorò in diverse fasi dal 1497 al 1522: per questi affreschi la chiesa è nota come «la Sistina del Friuli». La chiesa è a un'unica navata, e il coro e l'arco trionfale sono coperti da tre cicli di affreschi, i primi due di Vitale da Bologna, della fine del Trecento, il terzo di Pellegrino: nella volta del coro Profeti ed Evangelisti, nella parete di fondo una Crocifissione, lungo le pareti le Storie di Sant'Antonio abate e di Cristo.

Il Pordenone e il duomo di San Michele

Tra gli allievi di Pellegrino ci fu Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone, la personalità friulana più nota del Cinquecento. Nel duomo di San Daniele, dedicato a San Michele Arcangelo, si trova la sua Trinità, dipinta nel 1534: il Pordenone vi introduce un dinamismo anatomico e una tensione di derivazione michelangiolesca.

Il duomo fu ricostruito, a più mani, nel corso del Settecento: nel 1703 l'architetto veneziano Domenico Rossi rifece la facciata, nel 1721 Luca Andrioli ricostruì presbiterio, transetto, sacrestia e cappelle, e nel 1769 fu accolto il progetto di Carlo Corbellini per la parte centrale; la chiesa fu consacrata il 4 dicembre 1806. Accanto c'è il campanile cinquecentesco, iniziato nel 1531 su disegno di Giovanni da Udine e rimasto incompiuto, e alla sua destra l'antico palazzo del Comune, sede della Biblioteca Guarneriana, fondata nel 1466 da Guarnerio d'Artegna.

Domande frequenti

Perché Sant'Antonio Abate è chiamata la Sistina del Friuli?

Per gli affreschi che Pellegrino da San Daniele vi dipinse in diverse fasi tra il 1497 e il 1522: Profeti ed Evangelisti nella volta del coro, una Crocifissione sulla parete di fondo e le Storie di Sant'Antonio abate e di Cristo lungo le pareti.

Chi era Pellegrino da San Daniele?

Martino da Udine, detto Pellegrino da San Daniele, pittore nato a San Daniele nel 1467 e morto a Udine nel 1547: lavorò anche alla corte estense di Ferrara, e tra i suoi allievi ci fu il Pordenone.

Quali sono le chiese gotiche di San Daniele del Friuli?

Sant'Antonio Abate, Santa Maria della Fratta, Sant'Andrea e San Luca, considerate esempi di architettura gotica minore friulana; la facciata di Sant'Antonio Abate, in pietra d'Istria, è del 1470.