L'Ara Pacis Mundi di Medea è un monumento dedicato ai morti di ogni guerra. Sorge sul colle di Medea, a metà strada tra Gorizia e Palmanova, e fu inaugurato il 6 maggio 1951. Non ci sono resti umani: dentro c'è la terra presa da più di 800 cimiteri.
Il colle dell'osservatorio del re
Durante la Grande Guerra il colle di Medea, alto circa 140 metri sul mare, fu punto di osservazione del re Vittorio Emanuele III: il sentiero Clap, o dell'osservatorio del Re, porta al punto da cui seguiva l'andamento delle battaglie sull'Isonzo. Per la sua posizione fu anche punto di osservazione del Duca d'Aosta Emanuele Filiberto. Medea, piccolo paese della pianura friulana, nel 1928 divenne frazione di Cormons e tornò comune indipendente nel 1955: quando si costruì l'Ara, quindi, era ancora una frazione.
All'inizio lo si voleva sul colle di Sant'Elia, davanti al sacrario di Redipuglia. Dopo le proteste di alcune associazioni di ex combattenti giuliani, preoccupate che si deturpasse la grande costruzione confinante, nel settembre del 1950 si decise di spostarlo sul vicino colle di Medea e di rinviare le celebrazioni al maggio seguente.
Chi volle l'Ara, e perché
L'iniziativa venne presa dopo gli orrori della Seconda guerra mondiale da un comitato formato dalle principali associazioni di ex combattenti e dalla Pontificia Commissione di Assistenza, presieduta da mons. Ferdinando Baldelli. Dal marzo del 1950, nel quadro del Giubileo dedicato alla riconciliazione, il comitato lavorava alla raccolta delle zolle di terra dai cimiteri militari italiani e stranieri; alla sua testa c'era l'Unione nazionale Ufficiali in congedo, diretta da Tito Zaniboni, politico di area socialista riformista, noto per il fallito attentato a Mussolini nel 1925.
L'idea di un'Ara pacis, «simbolo della fraternità umana», venne fuori un po' alla volta. Il vescovo di Gorizia, mons. Margotti, fu ostile all'iniziativa, convinto che il progetto risultasse di fatto «pagano»; i promotori, invece, volevano rifondare il discorso patriottico su principi solidaristici, universali e di ispirazione cristiana, nel ricordo di tutti i caduti, di qualsiasi orientamento ideale, politico o religioso.
Travertino e porfido: l'opera di Bacciocchi
I lavori iniziarono a fine dicembre del 1950, sul progetto dell'architetto Mario Bacciocchi (1902-1974), diretti dagli ingegneri Sirtori e Mocellini, e il monumento fu pronto per l'inaugurazione di maggio. La costruzione occupa un'area di 1500 metri quadrati. Una scalinata sale dal parcheggio verso un grande recinto in marmo travertino: i lati rivolti a nord e a sud sono aperti al centro, mentre quello a est è formato da 14 pilastri ravvicinati alti 13 metri.
In mezzo c'è l'altare, in porfido della Val Camonica, su una base quadrata di 3 metri per lato. Sotto ha la forma di una piramide tronca, sopra una cimasa sempre di porfido, e in tutto è alta 5 metri. Il progetto riprendeva la linea estetica monumentale dell'E42.
L'urna e le terre dei cimiteri
Per prima cosa si raccolse la terra di più di 800 cimiteri, italiani e stranieri, che si trovano in Italia. Il 3 maggio 1951, all'Altare della Patria e alla presenza del presidente Einaudi, madri e vedove dei caduti di ogni nazione versarono le urne in una sola urna più grande, in legno e bronzo, con la scritta Odium parit mortem, vitam progignit amor: l'odio genera morte, l'amore genera vita. Da Roma l'urna partì per Medea, facendo al contrario la strada del Milite Ignoto.
Il 6 maggio fu il giorno dell'inaugurazione, davanti a migliaia di persone, con il discorso di Zaniboni e la lettura dagli altoparlanti del messaggio di benedizione di Pio XII. L'urna fu deposta nella camera ipogea sotto il monumento; con le zolle ci sono anche ampolle d'acqua marina prelevate nei luoghi in cui affondarono navi di diverse nazionalità.
Più tardi si sono aggiunte le terre delle foibe carsiche e quelle di Herat, in Afghanistan, e di Nassiriya, in Iraq, dove operarono soldati italiani in missione di pace, e quelle del Libano. Per il 17 maggio 2014 era stata fissata la cerimonia per portare le zolle di 35 cimiteri del fronte austro-russo, soprattutto della Galizia, dove sono sepolti italiani morti con la divisa austro-ungarica nella Prima guerra mondiale.
Dopo il 1951: l'abbandono e la ripresa
Subito dopo l'inaugurazione l'Ara pacis venne abbandonata: non era stata ancora realizzata la strada per raggiungere il monumento. Bisognò arrivare alla fine degli anni Sessanta perché il monumento venisse sistemato e le cerimonie ricominciassero. Accanto al monumento, alcuni pannelli ricordano i premi Nobel per la pace dal 1901, e l'Ara ha ospitato concerti per la pace, anche all'alba. Nel 2014 il monumento, di proprietà del ministero della Difesa, era gestito dal Comune di Medea.
Oltre alla strada, al colle sale una scalinata che parte dal centro del paese e passa per la chiesa di Sant'Antonio, di origine settecentesca. Il colle è sulla seconda tappa del Cammino Celeste, circa 17 chilometri da Aiello del Friuli a Cormons, sul percorso che dal mare di Grado arriva al monte Lussari. L'Ara è stata segnalata più volte nelle campagne dei Luoghi del Cuore del FAI, dal 2010 al 2022.
Domande frequenti
Che cos'è l'Ara Pacis Mundi di Medea?
Un complesso monumentale dedicato ai caduti di tutte le guerre, progettato dall'architetto Mario Bacciocchi e inaugurato il 6 maggio 1951 sul colle di Medea: un recinto in travertino con al centro un'ara in porfido della Val Camonica.
Che cosa contiene l'urna dell'Ara Pacis Mundi?
La terra di oltre 800 cimiteri di guerra italiani e stranieri in Italia, versata il 3 maggio 1951 all'Altare della Patria dalle madri e dalle spose dei caduti, e ampolle d'acqua marina dei luoghi in cui affondarono navi; più tardi vi si sono aggiunte terre di altri conflitti.
Perché l'Ara Pacis è stata costruita a Medea?
In un primo momento doveva sorgere sul colle di Sant'Elia, di fronte a Redipuglia, ma dopo le proteste di alcune associazioni di ex combattenti fu spostata sul colle di Medea, già osservatorio di Vittorio Emanuele III durante la Grande Guerra.