Colonia romana fondata nel 181 a.C., Aquileia fu capitale della X regione augustea. Durante l'antichità classica fu una grande città, con una popolazione stimata vicina ai 100.000 abitanti nel II secolo d.C., e alla morte dell'imperatore Teodosio I, nel 395, era la quarta città d'Italia, dopo Roma, Milano e Capua.
Una capitale fra Cesare, Massimino e Attila
A fondare Aquileia furono tre triumviri, Lucio Manlio Acidino, Publio Scipione Nasica e Gaio Flaminio, che il Senato mandò a chiudere la strada ai barbari alle porte orientali d'Italia. Il De bello Gallico racconta che Giulio Cesare svernò con le sue truppe intorno ad Aquileia fra il 59 e il 58 a.C., e che da qui chiamò due legioni contro gli Elvezi. Nel 238 Massimino il Trace, sceso dalla Pannonia con l'esercito, contava di rifornirsi in città e trovò invece le porte chiuse: dovette assediarla, mentre il Senato affidava la difesa a Rutilio Crispino e Tullio Menofilo.
Nel 300 l'imperatore Massimiano si stabilì nei palazzi imperiali di Milano e di Aquileia, e qui fece erigere costruzioni di enormi proporzioni, fra cui il circo, tanto da farle apparire come una sorta di «seconda capitale». Aquileia resistette alle incursioni di Alarico, nel 401 e nel 408, ma non ad Attila, che il 18 luglio del 452, in seguito al crollo di un muro della fortificazione, riuscì a penetrare nella città e la devastò.
Il porto fluviale sul Natissa
Dietro l'abside si apre un viale ombreggiato di cipressi chiamato Via Sacra, realizzata nel 1934 utilizzando la terra di risulta degli scavi archeologici. A fiancheggiarla si allungano le banchine in pietra calcarea e pietra d'Istria, per oltre 300 metri lungo quella che era la sponda destra del fiume Natissa: in età imperiale era navigabile per 10 chilometri fino allo sbocco nell'Adriatico.
L'area portuale fu ristrutturata all'inizio del I secolo d.C., sotto l'imperatore Claudio, con due piani di banchina: un livello superiore per le imbarcazioni di grande stazza, uno inferiore per il naviglio minore. Rampe e piani inclinati scendevano fino ai magazzini retrostanti, un blocco continuo di 300 metri di lunghezza per 13 di profondità. Gli anelli di ormeggio, ricavati in blocchi parallelepipedi, sono visibili a distanze regolari lungo il lastricato, e sui marciapiedi ci sono le tabulae lusoriae, incisioni raffiguranti scacchieri rudimentali, utilizzati dai portuali durante le attese. Nel IV secolo l'imperatore Giuliano deviò il corso del Natisone, segnando l'inizio del declino portuale; sopra le banchine furono erette in fretta le mura tardoantiche, inserendo nella malta trabeazioni, iscrizioni votive e frammenti statuari.
Il mosaico del vescovo Teodoro
La basilica la cominciò il vescovo Teodoro nel 313, anno dell'editto di Costantino, o poco dopo. Le aule teodoriane, che si visitano ancora nella navata della chiesa attuale e sotto le fondamenta del campanile, furono costruite sopra edifici romani, forse grandi granai: erano due aule parallele di circa 37 per 20 metri, unite da un'aula trasversale. Il loro pavimento tornò alla luce sotto quello medievale con gli scavi del 1909-1912: oltre 760 metri quadrati di mosaico, il più antico mosaico cristiano d'Occidente e anche il più grande.
Nella prima campata compaiono ritratti di donatori, i nodi detti di Salomone e il pannello con la lotta tra il gallo e la tartaruga, contesa simbolica tra il bene e il male. La seconda campata mette al centro il Buon Pastore con la pecora sulle spalle, e tutto intorno, dentro riquadri ottagonali, pesci, un cervo, una gazzella, uccelli sui rami e cicogne. La quarta campata è un solo grande mosaico di mare pieno di pesci, dove si racconta la storia di Giona: Giona tra le fauci del mostro marino, qui raffigurato come pistrice, Giona sputato dal mostro e Giona che si riposa sotto un pergolato di viticci di zucca. Più o meno in mezzo al mare di tessere c'è l'iscrizione che ricorda il vescovo Teodoro.
La basilica di Poppone e le due cripte
L'attuale basilica venne edificata nell'XI secolo: dopo il terremoto del 988 il patriarca Poppone ne fece un radicale restauro in forme romaniche, fino alla consacrazione del 1031, e costruì un campanile di 73 metri, realizzato in opera quadrata con i massicci blocchi marmorei dell'antico anfiteatro. Dopo il terremoto del 1348 il patriarca Marquardo di Randeck sostituì gli archi a tutto sesto della navata centrale con archi a sesto acuto.
Sotto il presbiterio la Cripta degli Affreschi nacque con i lavori del patriarca Massenzio, all'inizio del IX secolo, per conservare le reliquie dei santi del luogo. Gli affreschi coprono tutto, colonne comprese: le storie di Gesù e di Maria sulle pareti, figure di santi, e sulle volte la vita di san Marco e di sant'Ermacora; gli affreschi si fanno risalire alla seconda metà del XII secolo, con gli interventi di Ulrico di Treven. La Cripta degli Scavi, posta a sinistra dell'ingresso alla basilica, si estende fino al campanile: vi sono stati trovati resti di tre epoche distinte, fra loro sovrapposte, dal principio dell'impero fino alla fine del IV secolo.
Il Foro, il decumano di Aratria Galla e la Via Annia
Risalendo la via Giulia Augusta, che ricalca l'antico cardo massimo, compare sulla destra il colonnato del Foro. Quelle colonne del portico orientale sono state rimesse in piedi nel 1936, sulle basi che gli scavi di Giovanni Brusin, cominciati nel 1934, avevano ritrovato. Il Foro copriva un'area di circa 115 per 57 metri ed era delimitato a sud dalla basilica civile, sede del tribunale. A sud della basilica civile corre il decumano di Aratria Galla, un segmento di circa 100 metri riportato alla luce negli anni Settanta: porta il nome di una matrona aquileiese che ne finanziò i lavori. Due iscrizioni gemelle, esposte al Museo Archeologico Nazionale, ne documentano l'atto di munificenza.
Aquileia era l'ultima tappa della Via Annia, che collegava Adria a Padova, Altino, Concordia e infine ad Aquileia. La strada venne costruita nel 131 a.C. dal pretore Tito Annio Rufo. Plinio il Vecchio ricorda il Pucinum, celebrato dalle fonti come il vino prediletto da Livia, moglie di Augusto. Nel 1975 è stata istituita la denominazione di origine controllata Friuli Aquileia, che coinvolge sedici comuni in una fascia che va da Aquileia a Trivignano Udinese passando per Cervignano del Friuli e Palmanova, e comprende anche il Refosco dal peduncolo rosso.
Domande frequenti
Perché Aquileia era così importante in età romana?
Colonia romana fondata nel 181 a.C., fu capitale della X regione augustea e aveva un porto sul Natissa, navigabile fino all'Adriatico; nel II secolo contava una popolazione vicina ai 100.000 abitanti, e nel 395 era la quarta città d'Italia.
Quanto è grande il mosaico della basilica di Aquileia?
Il mosaico delle aule teodoriane si estende per più di 760 metri quadrati ed è il più antico mosaico cristiano e il più grande in Occidente.
Che cosa resta del porto romano di Aquileia?
Lungo la Via Sacra si allungano per oltre 300 metri le banchine in pietra calcarea e pietra d'Istria, con i due piani di banchina, le rampe verso i magazzini, gli anelli di ormeggio e le tabulae lusoriae incise sui marciapiedi.