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Francesco Chiarottini, il pittore di Cividale che dipingeva scene: da Venezia al salone di Palazzo Pontotti, fino al teatro Argentina di Roma

Francesco Chiarottini, pittore e scenografo nato a Cividale nel 1748: gli studi a Venezia, gli affreschi di Palazzo Pontotti e le scene del teatro Argentina.

Francesco Chiarottini nacque a Cividale del Friuli il 29 gennaio 1748 da Giobatta e Domenica Dini, possidenti decaduti, e lì morì nel 1796. Pittore, architetto e incisore, allievo di Francesco Fontebasso, fu un maestro della prospettiva attivo in Friuli, a Venezia, a Bologna e a Roma.

Da Cividale a Venezia, con l'aiuto dei Pontotti

Finite le scuole elementari in città, nel 1760 partì per Venezia grazie al sostegno del conte G. Pontotti, per coltivare il suo talento: fu prima allievo del Pozzo, poi del Fontebasso e del Mengozzi Colonna. Entrò all'Accademia e la frequentò fino al 1773, seguito di volta in volta dal Guarana, dal Maggiotto, dal Fossati e da Giandomenico Tiepolo.

Quando il ragazzo, dodicenne, arrivò a Venezia, Giambattista Tiepolo era nel momento di massima fama. Chiarottini attinse spesso alle incisioni del maestro e dei figli Giandomenico e Lorenzo, per le idee delle scene e per organizzare lo spazio del dipinto, e studiò le architetture dipinte da Pietro Gaspari, Antonio Visentini e Francesco Battaglioli. Il suo primo lavoro sicuro è una Madonna col Bambino del Museo civico di Udine, che sul retro porta la firma e la data: «Franciscus Chiarutini F./Aetatis an XVI/1764».

Le pale d'altare e la scelta dell'affresco

Le pale d'altare degli anni seguenti riprendono temi e forme di Tiepolo nella versione più semplice del Fontebasso. Del 1767 è la tela del santuario di Castelmonte con i santi Antonio e Vito, il cui bozzetto sta ai Civici Musei di Udine; la Deposizione dalla Croce della parrocchiale di Gagliano, vicino a Cividale, deriva da un modello di Luca Giordano. Nel 1774 dipinse per la parrocchiale di Remanzacco due pale: la Madonna col Bambino e i santi Silvestro e Floriano, e S. Elena che ritrova la Croce.

Fuori da queste non si conoscono altre sue tele: imparata la tecnica dell'affresco dall'udinese G. Morelli, Chiarottini si dedicò solo a quella. Verso il 1773 dipinse il Giudizio di Paride nel palazzo Maniago di Udine; seguirono il soffitto di palazzo Steffaneo a Crauglio e la villa Bartolini di Buttrio, dove nel salone mise la Fortezza e la Sapienza sul soffitto e quattro scene di storia romana alle pareti, due delle quali furono coperte di calce dalle truppe alleate nel 1946.

Bologna, Firenze e Roma

Dopo una breve sosta a Udine si spostò a Bologna, dove conobbe il modo teatrale dei Bibbiena, e poi fra il 1780 e il 1782 a Firenze, Napoli e Roma. A Roma frequentò i protagonisti del neoclassicismo, fra cui Antonio Canova, e fece suo il gusto per le rovine e per le architetture di fantasia, guardando da vicino le opere di Giovanni Paolo Pannini, Giambattista Piranesi e del francese Hubert Robert.

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Lo scalone e il salone di Palazzo Pontotti

Tornato a casa, lavorò a Gorizia, a Trieste e a Cividale. Qui il palazzo dei conti Pontotti, costruito intorno alla metà del Settecento, occupa tutto il lato ovest di piazza San Francesco: nel 1752 e nel 1760 i conti avevano comprato dai nobili del Torre alcune case della contrada e le avevano demolite per fare posto alla loro residenza, che è ancora della famiglia Brosadola-Pontotti. I Pontotti furono i protettori di Chiarottini, che visse nel palazzo per anni; verso il 1785 gli chiesero di affrescare lo scalone e il grande salone da ballo.

Sulle pareti dello scalone ci sono tre riquadri con prospettive, che risentono del suo lavoro di scenografo; sul soffitto una Gloria seduta fra le nuvole rappresenta la Nobiltà. Nel soffitto del salone dipinse il trionfo della Fortezza, ripetendo lo stesso soggetto che Giambattista Tiepolo aveva ideato per Caterina di Russia: quattro donne incarnano le virtù della famiglia, cioè la Fortezza appoggiata a un obelisco, il Razionalismo illuministico, la fedeltà a Venezia con l'anello e il cane, e la Fama che suona la tromba.

Alle pareti del salone quattro grandi scene mostrano architetture in rovina e paesaggi, separate da vasi di fiori e putti; fra le rovine si leggono perfino iscrizioni in «lineare A». Tra i riquadri, ai lati di due vasi azzurri, compaiono i temi cari alla famiglia: la legge, la pittura, la musica e il potere feudale. I dettagli sono curatissimi, come si nota nel gruppo di armi e strumenti musicali dipinto sul pianerottolo davanti al salone.

Il teatro Argentina e gli ultimi anni

Nel 1786 l'Accademia di Belle Arti di Firenze lo fece professore onorario, e il 25 marzo 1787 entrò nell'Accademia Clementina di Bologna. Si dedicò poi alle scene teatrali, a Bologna e quindi a Roma, al teatro Argentina, nel 1787-88: il Maniago le chiamò «capi d'opera», e Canova disse che erano «cose da porle nelle gallerie in luogo di lasciarle nel teatro».

A Cividale dipinse anche dentro Palazzo de Puppi e Palazzo de Portis, e nel casino dei nobili, che ospita il municipio, affrescò paesaggi con dettagli presi dal vero. A Udine, nel 1788-90, decorò una stanza di palazzo Trittonio Beretta con otto riquadri di vasi, prospettive e fontane con getti d'acqua; dopo il successo romano lavorò anche ad Asolo, a Conegliano e a Castelfranco Veneto. Le architetture dipinte in una sala della villa Foramitti-Moro, a Cividale, secondo il Della Torre erano «l'opera di più perfetta ottica del Chiarottini».

Verso il 1791 comparvero i primi segni di follia, e il pittore si ritirò a Cividale; lì, nel 1795, gli arrivò un invito di Caterina di Russia, a cui non diede seguito. Continuò comunque a lavorare fino alla morte, il 14 aprile 1796. Di lui restano disegni e qualche incisione, per lo più al Museo civico di Udine: fra questi i 38 disegni a seppia che stavano nel Palazzo de Puppi di Cividale e che sono passati al Gabinetto Disegni e Stampe dei Civici Musei del Castello di Udine.

Domande frequenti

Chi era Francesco Chiarottini?

Un pittore, architetto e incisore nato a Cividale del Friuli nel 1748 e morto lì nel 1796: allievo di Francesco Fontebasso, maestro della prospettiva, lavorò in Friuli, a Venezia, a Bologna e a Roma, dove dipinse le scene del teatro Argentina.

Dove si vedono gli affreschi di Chiarottini a Cividale?

Il ciclo più famoso è a Palazzo Pontotti-Brosadola, in piazza San Francesco: verso il 1785 il pittore affrescò lo scalone e il grande salone da ballo.

Che cosa rappresentano gli affreschi di Palazzo Pontotti?

Nello scalone una Gloria sul soffitto e tre riquadri con prospettive alle pareti; nel salone il trionfo della Fortezza sul soffitto e quattro grandi scene di architetture in rovina e paesaggi.